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Chef morì per rapina, 21 anni dopo c'è un colpevole

In Appello a Torino 14 anni a Nuara, assolto in primo grado

La Provincia Redazione

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09 Maggio 2021 - 10:33

Chef morì per rapina, 21 anni dopo c'è un colpevole

ASTI, 06 MAG - Ventun anni dopo, c'è un colpevole per la morte di Piero Beggi, il noto chef del celebre Ciabot del Grignolin di Calliano (Asti), trovato in fin di vita nel ristorante con la testa fracassata e morto poche ore dopo nonostante la corsa in ospedale. La Corte d’Assise d’Appello di Torino ha riformato il proscioglimento di Giampaolo Nuara, deciso in primo grado con rito abbreviato, condannando l'imputato a 14 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. «Finalmente la sua famiglia ha avuto giustizia», è il commento del sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Torino, Paolo Fiore, ma la difesa del condannato non ci sta e, in attesa delle motivazioni della sentenza, annuncia che farà ricorso in Cassazione.

Era la notte tra il 2 e il 3 gennaio del 2000, la gente aveva appena festeggiato il nuovo millennio ma il cuoco venne ucciso per il più antico dei motivi, una rapina finita male, i malviventi che lo massacrarono di botte perché cercavano l'incasso della serata, circa trenta milioni di vecchie lire. Tre i banditi, sembra, che fecero irruzione nel locale e lo trascinarono in cantina, dove pare che la vittima nascondesse i soldi prima di versarli in banca. A trovarlo rantolante in una pozza di sangue fu la sua brigata. La corsa al Cto di Torino non gli salvò la vita. Le indagini dei carabinieri con il supporto della Scientifica della polizia seguirono diverse piste investigative, compresa quella delle tre calze di nylon trovate con tre guanti spaiati vicino al ristorante. Ci sono voluti però sedici anni per risalire a Nuara.

I Ris di Parma stabilirono che la traccia di saliva trovata sulla calza appartenenza a lui dopo che aveva compiuto alcuni furti nel Lodigiano. Accusato di far parte della banda che, quando aveva poco più di vent'anni, massacrò lo chef per rubargli l’incasso, nel 2019 venne assolto dal gip del tribunale di Vercelli al termine di un processo svoltosi col rito abbreviato. Ora invece la Corte d’Assise d’Appello di Torino ha riformato il proscioglimento e ha condannato Nuara a 14 anni per omicidio preterintenzionale. I banditi non volevano uccidere lo chef ma le botte per farsi dire dov'erano i soldi furono tali da procurare il decesso. «Un mistero in realtà ancora irrisolto - sostiene il difensore di Nuara, avvocato Maurizio La Matina - attendiamo le motivazioni della sentenza e ricorreremo in Cassazione». 

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