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IL GIALLO DI VERGONZANA

Pugno oppure caduta? L'enigma di Sabrina affidato ai Ris

Omicidio Beccalli: le fratture al viso e la droga nei tessuti lasciano aperte le versioni di accusa e difesa

Cristiano Mariani

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cmariani@laprovinciacr.it

08 Maggio 2021 - 06:24

Pugno oppure caduta? L'enigma affidato ai Ris

Sabrina Beccalli è stata uccisa lo scorso Ferragosto da Alessandro Pasini

CREMA - Nessun altro trauma recente, se non due microfratture: una alla mandibola e l’altra alla mascella. Ed entrambe, considerate le emorragie riscontrate nel tessuto cerebrale, risalirebbero a prima della morte. Che tradotto dal linguaggio degli anatomopatologi, nello specifico la milanese Cristina Cattaneo, significa che più in là la medicina legale non può andare. E quindi, solo la superperizia dei Ris, attesa a giorni negli uffici della Procura di Cremona, potrà sciogliere i dubbi sulla fine di Sabrina Beccalli. Perché l’amico in carcere dal 18 agosto con l’accusa d’aver assassinato l’operaia di 39 anni, Alessandro Pasini, sostiene che ad ucciderla sia stata un’overdose di cocaina. Ed effettivamente, nel resti della cremasca sono state riscontrate tracce di un consumo recente della sostanza. E sempre il 45enne, vicino di casa della donna in via Enrico Martini, assicura d’averne trovato il corpo riverso nel bagno dell’appartamento, in cui avevano trascorso assieme l’ultima parte della notte della vigilia di Ferragosto. Mentre i magistrati battono tutt’altra pista: ossia l’omicidio innescato da una avance sessuale respinta.


Ma la natura delle lesioni accertate, su quanto restituito dal rogo della Panda dell’operaia che ha divorato buona parte del corpo, sarebbe compatibile con entrambe le ricostruzioni: la caduta di fronte alla doccia dovuta al malore, vale a dire la versione di Pasini. Come del resto il pugno fatale, sferrato sul pianerottolo dell’abitazione, dove sono stati scoperti schizzi di sangue accuratamente lavati, ma non tanto da sfuggire al luminol dei carabinieri del Ris. L’impiegato finito in manette, la fedina macchiata da vecchi precedenti per rapina e droga e difeso dall’avvocato Paolo Sperolini, sostiene si tratti dei segni del trascinamento del cadavere. Spiegando d’essere stato «preso dal panico», dopo essersi trovato di fronte il corpo con il viso insanguinato per aver «sbattuto a terra». E ha pure ammesso d’averlo avvolto in una coperta, salvo poi infilarlo nel bagagliaio della Fiat dell’amica. La vettura, cosparsa di gasolio, verrà data alle fiamme in un viottolo della frazione di Vergonzana in serata. E sarebbero da ricondurre proprio alla combustione le particelle di piombo e antimonio isolate sui resti di Sabrina e che potrebbero far pensare a un colpo di pistola. Sebbene l’ipotesi sia stata accolta freddamente dagli stessi investigatori, non essendovi evidenze di armi da fuoco nelle disponibilità di Pasini. Resta quindi solo la lettura delle tracce di sangue, affidata a quei Ris capaci di ricostruire la scena di un crimine da elementi minimali, a poter rappresentare la discriminante tra il racconto dell’unico indagato e l’ipotesi investigativa.


A condurre i carabinieri di Cremona sino all’impiegato erano state le immagini di una telecamera di sorveglianza, che lo aveva ripreso al volante della Panda della 39enne il pomeriggio di Ferragosto, in via Albergoni (a Vergonzana). Con Sabrina, Pasini era entrato nella casa dell’ex fidanzata, in via Porto Franco, poco prima dell’alba di quel sabato. E l’aveva fatto usando una copia delle chiavi, all’insaputa della compagna, in vacanza in Sicilia e con la quale aveva rotto. Una volta lì, stando alla sua versione, lui e l’amica avrebbero consumato stupefacenti e Alessandro si sarebbe poi addormentato. La famiglia dell’operaia si è affidata all’avvocato Antonio Andronico per seguire gli sviluppi dell’indagine. E giusto ieri, il legale ha ritirato la copia della perizia medico-legale.

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