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CREMA: IL BUS DIROTTATO

«Il sequestro fu terrorismo. La prova è nel video di Sy»

La motivazione della Corte d’appello che ha ridotto da 24 a 19 anni di carcere la condanna all’ex autista

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

05 Maggio 2021 - 07:36

«Il sequestro fu terrorismo. La prova  è nel video di Sy»

Ousseynou Sy e il pullman a fuoco a San Donato

CREMA - Quando il 20 marzo di due anni fa, sequestrò 50 bambini, due professori e la bidella della scuola media Vailati, li legò con fascette da elettricista e armato di pistola, coltello, accendigas, dirottò il bus imbevuto di benzina verso Linate, Ousseynou Sy mise in atto un sequestro e un attentato a scopo di terrorismo. Ma la finalità di terrorismo va cercata nel suo terrificante video girato giorni prima: «Meritate il dolore più grande». Lo afferma la Corte d’Assise d’Appello nelle 120 pagine di motivazione della sentenza di condanna a 19 anni di carcere per l’ex autista di Autoguidovie.

Osserva la Corte: «Non si può e non si vuole dubitare dell’autentico turbamento, della grande emotività, dell’intima sofferenza patita, e via via accumulata, da Sy Ousseynou di fronte al ripetersi di tragedie umanitarie sofferte dai migranti, anche bambini, ma proprio per questo», la finalità terroristica va cercata «non tanto in quello che ha dichiarato a sua difesa», da imputato, «ma in quello che ha dichiarato nel video registrato in occasione dell’ennesima ecatombe nel Mar Mediterraneo di un paio di settimane precedenti al suo programmato gesto illecito, che è un vero e proprio proclama contro coloro ch’egli reputa i responsabili di detta ennesima tragedia: il Governo italiano e, in special modo, colui che pro tempore rivestiva la carica di ministro dell’Interno (Matteo Salvini, Ndr) per le sue continue dichiarazioni alla stampa sulla bontà e doverosità dei respingimenti, nonché tutti gli italiani tacciati d’essere disumani, indifferenti ed avidi».

Nel video egli tace per qualche minuto per dare spazio alla musica di sottofondo. Inizia poi ad esporre il suo pensiero in un lungo discorso della durata di circa venti minuti sulla drammatica condizione vissuta dal popolo africano, sfruttato e colonizzato (dai ‘Bianchi’) in Africa, ghettizzato altrove e sottoposto a trattamento crudele allorché, con la migrazione, tenta di sottrarsi alla povertà e ricerca migliori condizioni di vita


La Corte scrive: «Nel video egli tace per qualche minuto per dare spazio alla musica di sottofondo. Inizia poi ad esporre il suo pensiero in un lungo discorso della durata di circa venti minuti sulla drammatica condizione vissuta dal popolo africano, sfruttato e colonizzato (dai ‘Bianchi’) in Africa, ghettizzato altrove e sottoposto a trattamento crudele allorché, con la migrazione, tenta di sottrarsi alla povertà e ricerca migliori condizioni di vita». Ousseynou Sy conclude inneggiando: viva l’Africa ed il Panafricanismo! «Non sono solo». Che poi Sy abbia agito da solo «non ne elide l’efficacia intimidatoria, giacché è nell’esperienza comune, tanto da essere mera constatazione, che gran parte degli attentati terroristici è espressione di fanatica distorsione e aberrante interpretazione di ideologie politiche, di dottrine teologiche e di istanze sociali promosse da movimenti culturali, ai quali l’agente ha aderito o afferma di aver aderito». E, poi, il mezzo usato: un bus imbevuto di benzina. «Ancora una volta, per mera constatazione dell’esperienza, il mezzo prescelto dall’imputato è notoriamente uno degli strumenti eletti (assieme alla fanatica disponibilità di sacrificare la propria vita pur di sopprimere quella degli altri ‘casualmente individuati’) dalle associazioni terroristiche per affermare il proprio programma delittuoso».
«Come escludere — prosegue la Corte — che la condotta realizzata dall’imputato fosse suscettibile di arrecare un grave danno al Paese se solo, per variabili indipendenti, anche dalla sua volontà, fossero rimasti uccisi 50 ragazzini, tre adulti e lo stesso Sy. Il danno si sarebbe esteso alle Istituzioni, rivelatesi incapaci di garantire la sicurezza ai suoi cittadini, tra i più vulnerabili, quando alla vigilanza delle Istituzioni essi si affidano». E «come escludere che lo scopo fosse quello di minacciosa intimidazione di una popolazione, quella italiana, che lo stesso Sy reputa disumana, indifferente ed avida». E «come escludere» dalla condotta di Sy «una intrinseca potenzialità ricattatoria ancorché l’intento perseguito fosse teso, intimamente, ad idealità umanitarie benché fosse del tutto velleitaria la pretesa di veder mutare la politica italiana in tema di immigrazione o di immediata abrogazione dei recenti Decreti sicurezza verso i quali Ousseynou Sy andava lanciando i suoi espliciti strali».

Al processo Sy ha detto di non essere un terrorista. «Non volevo far del male, ma salvare la vita a bambini, donne e uomini africani». La Corte «non dubita della sua sincerità, ma il non sentirsi un terrorista equivale ad inconsapevolezza del disvalore sociale». È, Ousseynou Sy, socialmente pericoloso. Si spiegano così i 3 anni di libertà vigilata.

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Commenti all'articolo

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    05 Maggio 2021 - 17:36

    Che strano...nessun commento sulla riduzione della pena ?

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