Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

9 aprile

Lettere al Direttore (1)

Email:

emanzini@laprovinciacr.it

11 Aprile 2017 - 04:05

IL CASO

Viabilità rivista in zona Po, in via Toti ci sono più cartelli stradali che piante

Gentile direttore,
vorrei fare due considerazioni e chiedere numi all’amministrazione comunale sulla attuale situazione di via Toti.
Dopo il riordino recente della viabilità nel quartiere Po, in via Toti sono presenti più cartelli stradali che piante, vi invito a contarli. Un tempo la via in questa stagione era una delle più belle del quartiere con tutte le piante fiorite, ora purtroppo parecchie piante sono morte e non sono mai state sostituite, restano solo i fusti tagliati. Vorrei sapere come mai via Toti non è stata compresa tra quelle oggetto della recente ripiantumazione di vie del circondario (via Serio, viale Po), siamo forse cittadini di serie B e se c’è in programma una sostituzione delle piante morte da parte dell’amministrazione comunale prossimamente.
Angelo Ronca
(Cremona)

La sua denuncia merita attenzione. In zona Po sono in atto molti interventi e l’amministrazione potrebbe anche valutare la sua segnalazione.

LA POLEMICA

Fuori tempo massimo. L’autostrada Cremona-Mantova è una ‘causa persa
Gentile direttore,
a seguito della lettera firmata dall’Assessore all’area vasta Andrea Virgilio, del giorno 7 aprile, nella quale si osserva che la Cremona-Mantova è un’autostrada regionale dipendente nella sua realizzazione dalle decisioni della Regione Lombardia, invitando pertanto il centrodestra a prendere una decisione a favore o meno dell’opera, vorrei ripetere alcune osservazioni fatte già a suo tempo dal sottoscritto.
Innanzitutto mi sembra semplicemente scandaloso che sia stata istituita una società (la Stradivaria) con tanto di Presidente in carica e relativo consiglio di amministrazione, presumibilmente ben retribuiti, a fronte di un’infrastruttura per la quale non è stata posata nemmeno una pietra. Esiste sì un progetto dal costo lievitato nel corso degli anni sino ad arrivare ad un importo attorno al miliardo di euro, opera per la quale la Regione Lombardia ha dato la sua disponibilità economica sui cento e più milioni di euro. Il resto non è chiaro chi lo pagherà ed è, come al solito, un palleggiarsi di compiti degli uni e degli altri sino allo sfinimento, tipico del costume italiano in fattispecie di questo genere. Inoltre i volumi di traffico della Cremona-Mantova sono datati a circa venti anni fa, quindi il tutto è ormai fuori tempo e anacronistico.
La società Tirreno Brennero che doveva essere protagonista della costruzione del tratto intermedio della Cremona-Mantova, allo stato degli atti ha dato forfait, pertanto il quadro si dipinge a tinte ancor più fosche con notevoli incognite. Le previsioni se il tutto dovesse andare a buon fine è che detta autostrada sarà ultimata per il 2030 più o meno, col rischio che la percorrenza dei veicoli sia pari ad opere tipo la Brebemi sulla quale nei giorni festivi si possono organizzare tornei di calcetto visto il traffico quasi nullo.
In sintesi se dovessi chiedere l’opinione riguardo all’autostrada in questione a mia moglie di origine brasiliana, mi risponderebbe dicendomi che è ‘um caso perdido’ ossia una causa persa.
Giorgio Demicheli
(Cremona)

L'INTERVENTO

Tocca a noi insegnare un lessico nuovo ai "leoni da tastiera"

Linguisti e antropologi della comunicazione da diversi anni riflettono su una caratteristica del linguaggio: la performatività. In modo semplice, il fatto che le nostre parole hanno delle conseguenze sulla realtà, esattamente come le nostre azioni. Parlare è una forma particolare di azione sociale. Ora, nella comunicazione faccia-faccia, le conseguenze delle parole, sono spesso evidenti. Se offendo qualcuno, lo vedrò arrabbiarsi o addolorarsi. Se faccio un complimento, lo vedrò arrossire, schernirsi o gongolarsi. La comunicazione diretta mi espone all’altro, alle sue emozioni, permettendomi di sviluppare una facoltà importante per la crescita umana della persona, l’empatia, cioè la capacità di riconoscere che l’altro ha emozioni e sentimenti che sono proprio simili ai miei. E che quindi le mie parole possono essere usate per costruire relazioni o per distruggere. La socializzazione delle nuove generazioni attraverso la mediazione continua di uno strumento (come lo smartphone, il pc, il tablet) comporta una serie di modifiche strutturali nella costruzione delle relazioni e quindi dell’identità personale: non vedo l’altro, non ricevo feed-back e, al tempo stesso, non sono visibile all’altro, posso sottrarmi agli effetti delle mie parole che esistono in uno spazio e in un tempo che sfugge al mio sguardo, come se non mi riguardassero. Credo che questa sia una delle ragioni che concorrono all’esponenziale aumento dell’aggressività verbale, dell’offesa, della deresponsabilizzazione nella scelta delle parole nei gruppi Whatsapp di adolescenti che crescono relazionandosi nello spazio virtuale dei social network, dei videogiochi, dei reality televisivi, più che in quello delle esperienze dirette, faccia-faccia. Alimentati dalla cultura della performance ed esibizione del sé (per cui occorre sempre dimostrare di essere meglio e più popolari degli altri), cullati nell’ovatta di un presente che deve essere a tutti i costi ‘divertente’ e nella cattiva pedagogia del lassez-faire (‘adulti, non intervenite, tanto tutto si aggiusterà sa sé’), ragazzi e ragazze esprimono il nulla in cui sono cresciuti (nessun impegno, nessun progetto, nessuna profondità) attraverso l’offesa, la derisione dell’altro, la maldicenza, la volgarità, la provocazione. Che fare? Il compito degli adulti è trovare strategie per la costruzione di un nuovo lessico per le ‘generazioni social’. Un lessico del pudore: esistono aspetti di noi ed esperienze che non sono necessariamente da condividere. Spieghiamoglielo. Un lessico del limite: arriva un momento in cui mi accorgo che, nel mondo, non sono l’essere unico e perfetto che sono, in casa, per mamma e papà. Accompagniamoli in questo passaggio. Un lessico del non prevedibile: ci sono situazioni in cui mi rendo conto che la vita non è controllabile come un selfie e che il mio volere non è misura del mondo. Un lessico della libertà. Non la libertà di comprare e consumare tutto ciò che si desidera, non quella di dire tutto ciò che passa per la testa, ma quella di scegliere che persona essere e che futuro costruire.
Angela Biscaldi
(Dipartimento delle Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Milano)

Una gara a chi lo fa meglio
Oggi in Parlamento chi ‘parla mente’
Signor direttore,
fino a tanto tempo fa, supponevo che la parola Parlamento indicasse il luogo dove degni rappresentanti di un popolo discutevano democraticamente del come parare le lamentele del popolo stesso. Oggi, purtroppo, devo ritenere che la parola Parlamento stia ad indicare il luogo dove chi ‘parla mente’ e la ragione viene data a chi lo sa fare meglio. (...)
Pietro Ferrari
(Cremona)

Passaggio livello danneggiato
Un atto gravissimo che deve essere punito
Egregio direttore,
danneggiare un passaggio a livello è un tentativo di strage. I responsabili sono potenziali assassini che andrebbero trattati come tali, sia che si tratti di minorenni o maggiorenni o di stranieri o italiani. Ma quando le forze dell’ordine li arresterà (perché li arresterà) ci penserà la magistratura a trovare soluzioni in leggerezza.
anellitoto@alice.it

La scienza è divisa
Sui vaccini voglio solo sapere la verità
Caro direttore,
pur con tutta la simpatia che nutro per lei e il suo giornale, non posso esimermi dal rispondere alle sue affermazioni espresse l’8 aprile, in risposta alle mie osservazioni sui vaccini.
Quando lei dice: ‘la scienza non è un’opinione’, dice una cosa sacrosanta, Però mi lasci dire che la sanità, e sovente la medicina, non sono esclusivamente scienza, bensì interessi economici, industriali, profitto, appalti e... discriminazione. E c’è una categoria di operatori che non è sempre indifferente a tutto ciò.
Cosa centrano i vaccini con questo? Avevo già premesso di essere favorevole, in linea di principio ai vaccini, se però vi sono obiezioni da parte di medici e ricercatori che riguardano soprattutto gli effetti collaterali, le controindicazioni e in alcuni casi la qualità delle sostanze, non vedo cosa ci sia di intelligente, da parte nostra come cittadini e pazienti, nel chiudere gli occhi e far finta di niente, così come fanno molti accademici.
Voglio solo sapere la verità. Voglio capire se sono degli esaltati, oppure persone che con profondo senso deontologico, si adoperano per un uso corretto dei farmaci. Già farmaci. I vaccini sono farmaci e non possono avere effetti collaterali, o controindicazioni come tutti gli altri farmaci?
E se ciò fosse vero, la somministrazione non dovrebbe essere più attenta e circoscritta, caso per caso? Possibile che questo non entri nelle teste? Non dovrebbe esserci un minimo di preoccupazione, di prevenzione sanitaria, rispetto ad altre malattie che potrebbero derivare?
La scienza non è un’opinione, già ma da quando in qua si ritiene che sia scientifico ignorare la ricerca perché scomoda agli interessi di qualcuno.
Lei sa che ci sono scienziati, che non hanno diritto di parola, se non su facebook, oppure all’estero? Lei ha citato il libro di Burrioni, ‘Il vaccino non è un’opinione’, potrei citare scienziati i quali hanno scoperto che alcuni vaccini contengono sostanze dannose alla salute.
Personalmente e l’ho scritto più volte, sono favorevole alle vaccinazioni, ma confesso di non avere le idee chiare, in ogni caso proprio per questo ritengo ci debba essere il diritto-dovere di ascoltare l’opinione di ricercatori che si basa sulla ricerca in laboratorio, su dati certi ossia sui risultati reali delle analisi effettuate. Se un ricercatore sostiene di avere scoperto che i farmaci contengono sostanze improprie, dannose alla salute, il buon senso mi dice che è meglio fare chiarezza e nel caso abbia ragione, porre i necessari rimedi...
No dico, ma fare il punto scientifico, non significa considerare tutti i dati? In fondo ciò che si vuole sono vaccinazioni fatte con maggiore attenzione e circospezione, nell’interesse di tutti. E se ci si dà una mossa in questo senso, cesserà la disaffezione e l’opposizione verso i vaccini.
Claudio Maffei
(Desenzano del Garda)

Lei lo dice e io lo confermo: non ha le idee chiare. Se le chiarisca leggendo il libro ‘Il vaccino non è un’opinione’ scritto da Roberto Burioni, medico e docente universitario.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Prossimi Eventi

Mediagallery

Prossimi EventiScopri tutti gli eventi