L'ANALISI
16 Marzo 2026 - 05:15
SORESINA – La croce è uscita dalle sale di via Gramsci ed è finita in strada, davanti a tutti. Ma prima di diventare il simbolo della Via Crucis itinerante promossa da San Siro, è stata soprattutto un lavoro fatto dentro la Zucchi Falcina, con calma, pezzo dopo pezzo, dagli ospiti della struttura. Ed è qui che sta la notizia vera: non un semplice laboratorio creativo, ma un progetto costruito insieme tra casa dei nonni e parrocchia, con un risultato finale che ha portato gli anziani fuori dall’angolo e al centro di un momento pubblico della città.
Non sarà sfuggito praticamente a nessuno. C’era una croce nuova, bellissima e colorata ad aprire il percorso spirituale. E gli autori sono proprio i giovani di una volta.
Le foto raccontano bene il percorso. C’è chi sistema i tasselli colorati, chi li allinea, chi controlla, chi aiuta con le mani appoggiate sopra quelle degli altri. Alla fine esce una grande croce-mosaico, forte visivamente e soprattutto piena di senso. Perché dietro non c’è il classico ‘lavoretto’, ma un’attività pensata per tenere allenati ragionamento, memoria, coordinazione e partecipazione.
Gli educatori la spiegano così: «Un lavoro collettivo e fatto bene. La valenza educativa del ‘fare per’. Un’attività utile a stimolare il ragionamento ed a tenere vivi i ricordi. Tutti, ma proprio tutti hanno voluto collaborare per realizzare la Croce portata come simbolo alla Via Crucis itinerante per le vie della città e che è partita proprio da qui».
Tradotto: non solo manualità, ma coinvolgimento vero. E infatti il passaggio più interessante non è nemmeno l’oggetto in sé, ma il fatto che quella croce sia diventata la vera protagonista della Via Crucis cittadina. Un modo molto concreto per legare la vita interna della Rsa a quella della comunità esterna, senza paternalismi e senza scene costruite.
In fondo è proprio questo che funziona nell’iniziativa. Gli anziani non sono stati spettatori né destinatari passivi di qualcosa organizzato da altri. Hanno fatto, deciso, partecipato. E il loro lavoro è uscito dai corridoi della struttura per trovare spazio in un rito collettivo.
Per una volta, insomma, la casa di riposo non è rimasta sullo sfondo. È diventata una tappa vera della città. E la croce costruita dai nonni della Zucchi Falcina ha detto con una certa chiarezza che anche lì dentro non si custodiscono solo fragilità, ma ancora energie, attenzione e voglia di esserci.
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