L'ANALISI
16 Marzo 2026 - 05:25
CINGIA DE' BOTTI - Un grande amore, una vita condivisa, un legame indissolubile. Da sempre e per sempre; anche quando, per cause di forza maggiore, non si può più abitare sotto lo stesso tetto. La storia di Angela e Silvano, lei residente presso il Nucleo Carelli della Rsa di Fondazione Germani, è una di quelle storie semplici e profonde che nascono quasi per caso e poi durano tutta la vita. Un amore che ha attraversato gli anni, il lavoro, le difficoltà e i tanti cambiamenti che la vita spesso impone. Senza mai arretrare, rimanendo ben radicato.
Angela incontra Silvano a Busto Arsizio nei primi anni '50. Lui ha 22 anni e sta svolgendo il servizio militare; lei ne ha 20. È un incontro che sembra scritto nel destino. I loro primi appuntamenti avvengono nel fine settimana, al cinema del paese. In quelle sale un po' buie, tra una pellicola e l'altra, nasce qualcosa di speciale: un vero amore a prima vista, che però non si esaurisce nell'entusiasmo iniziale, ma cresce giorno dopo giorno.
Quando il servizio militare termina, Silvano torna nella sua città natale, Parma, mentre Angela rimane a Busto Arsizio. La distanza non spegne il sentimento, anzi, lo rafforza. I due continuano a coltivare il loro legame attraverso le lettere, con parole piene di affetto e di speranza. In una di queste lettere, Angela invia a Silvano una poesia molto bella di Pablo Neruda, un gesto delicato che racconta tutta la profondità del suo sentimento.
Dopo tre anni di fidanzamento e di attese, finalmente arriva il grande giorno: il 31 agosto 1964 Angela e Silvano si sposano. Inizia così la loro vita insieme a Parma, una vita fatta di impegno, responsabilità e sogni condivisi. Gli anni successivi non sono semplici. I suoceri si ammalano e la gestione del negozio di frutta e verdura di famiglia diventa sempre più difficile. Alla fine la decisione è inevitabile: il negozio viene venduto. Potrebbe sembrare una sconfitta, ma per Angela e Silvano diventa invece l'inizio di una nuova avventura. Con coraggio e voglia di rimettersi in gioco, decidono di cambiare strada e iniziano a lavorare come venditori ambulanti. All'inizio vendono biancheria poi passano ai vestiti di qualità. Girano il territorio parmense con determinazione e tanta fatica, ma anche con grande entusiasmo.
Con il tempo il loro impegno viene premiato. L'attività cresce fino ad arrivare all'apertura di un grande negozio, in provincia di Parma, molto conosciuto e fiorente fino agli anni Novanta. Poi, come spesso accade nella vita, arrivano nuovi cambiamenti. La morte dei suoceri, l'arrivo del mercato cinese e la stanchezza accumulata negli anni portano Angela e Silvano alla decisione di chiudere l'attività. In tutto questo percorso, però, non sono mai stati soli. La loro è sempre stata una famiglia unita, sostenuta anche da una fede profonda che li ha accompagnati nei momenti difficili e li ha aiutati a guardare avanti con fiducia.
Oggi Angela, avendo bisogno di cure sanitarie ed assistenziali, vive presso il Nucleo Carelli della Rsa della Fondazione Germani, mentre Silvano continua ad abitare nella loro casa, ma il legame tra loro non è mai cambiato. Angela lo ricorda sempre come il suo punto di riferimento e l'unica persona con cui avrebbe potuto condividere tutta la vita. E quando si incontrano, in Rsa, si rivolgono sguardi pieni di affetto e complicità. E quasi sorridendo Angela dice a Silvano che se un giorno ne avrà bisogno, lì accanto a lei, ci sarà sempre posto anche per lui. Come sempre. Per sempre.
«CONTINUITÀ AFFETTIVA GARANTITA DETERMINANTE PER LA CURA»


«La storia di Silvano e Angela - racconta la dottoressa Isabella Salimbeni (nella foto a lato), direttore sanitario della Fondazione Germani - dimostra quanto garantire la continuità affettiva, dopo l'ingresso in Rsa, sia una componente essenziale del percorso di cura: il contatto familiare agisce come una potente terapia non farmacologica, riducendo lo stress e ancorando l'anziano alla propria identità. Passare dal concetto di ‘curare’ a quello di ‘prendersi cura’ significa accogliere la coppia come un'unità inscindibile, trasformando la struttura da luogo di degenza in un autentico luogo di vita. La nostra sfida quotidiana è offrire flessibilità e spazi intimi affinché la ‘casa interiore’ dei residenti continui a splendere, permettendo alla vita e agli affetti di scorrere senza barriere». Una sfida che si rinnova ogni giorno e che abbraccia frontiere sempre nuove, al servizio dei pazienti e del loro benessere.
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