L'ANALISI
18 Gennaio 2026 - 11:11
OSTIANO - Una tradizione che continua a vivere e che, anno dopo anno, unisce memoria, cultura e identità del territorio. Un evento carico di significato, tra rinnovamento e speranza, che affonda le radici in antiche usanze e che da tredici anni richiama gli ostianesi e non solo. Anche quello di quest’anno è stato un falò di Sant'Antonio molto partecipato; organizzato dalla Pro loco di Ostiano in collaborazione con il gruppo trattoristi «Chei dè nà oltà» ha visto un folto pubblico riunirsi attorno alla catasta di legno preparata in località Cipollaie.
Attorno alle 20.30 le ramaglie sono state accese sotto gli occhi curiosi e stupiti di grandi e piccoli che hanno sfidato il freddo ed il tempo incerto per assistere al suggestivo spettacolo e condividere momenti di calore umano e suggestione, onorando la memoria liturgica di Sant'Antonio. Una figura legata da secoli al mondo contadino, agli animali domestici e al fuoco. Una ricorrenza antica, che affonda le sue radici nella tradizione popolare e nel ritmo delle stagioni. Secondo la tradizione, infatti, Sant'Antonio fu il primo a portare il fuoco agli uomini strappandolo con astuzia al diavolo per riscaldare e illuminare le loro vite.
Un dono perpetuo all’umanità dal quale nasce il legame profondo tra il santo e il fuoco, simbolo di calore, protezione e vita. Nel cuore dell'inverno, proprio come fece il santo con il suo bastone e il fedele maialino, ritrovarsi attorno ai falò per rievocare questa antica leggenda diventa simbolo di rinascita e desiderio di lasciarsi alle spalle le vecchie abitudini per rinnovarsi.
Il modo in cui la catasta brucia poi indica se l’anno sarà propizio, abbondante e fortunato o meno: il 2026 è partito sotto buoni auspici. Molto soddisfatto il gruppo dei trattoristi che ha visto premiate le fatiche dei giorni precedenti: la ricerca della pianta per farne le fascine con i rami, lo scavo della buca e l’accatastamento delle ramaglie in cima alle quali si posiziona la vecchia.
«Teniamo molto alle nostre tradizioni ed in particolare a questa – spiegano gli organizzatori – perché è bello e significativo portare avanti la nostra memoria e le nostre radici, soprattutto nei piccoli centri come il nostro. C’è stato un afflusso di gente notevole, come sempre in questa occasione, ma dobbiamo dire che quest’anno in tanti sono arrivati anche molto prima rispetto all’orario di inizio del falò. E noi eravamo pronti ad accoglierli». Con vin brule', tè caldo, bombardino, ceci, pane e salamina e tante leccornie locali che hanno allietato l’evento e scaldato la serata.
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