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IL VECCHIO WEST A CREMONAFIERE

Cavalli, che passione! E il Salone strega tutti

Padiglioni strapieni di visitatori: competizioni, danze, suggestioni e buoni affari

Giacomo Guglielmone

Email:

gguglielmone@laprovinciacr.it

22 Maggio 2022 - 05:15

CREMONA - Annunciato dal moltiplicarsi di veicoli inconsueti lungo l’A21 — horse van di ogni tipo con il cartello ‘trasporto animali’ —, il Salone del Cavallo Americano è arrivato a CremonaFiere come un amico fidato che viene da lontano e torna a far visita in una di quelle serate che trasformano l’ospite in protagonista. Un protagonista intriso di tradizione ma allo stesso tempo un innovatore generoso, in grado di sorprendere. Con i padiglioni della fiera che si dimostrano una location così rodata da diventare artefici di una mutazione: in alcuni scorci sembra di essere su un set di «Yellowstone», la serie televisiva statunitense western ambientata nel Montana, con protagonista Kevin Costner; in altri di rivivere alcune sequenze di «Nashville».

Gli stand

La cosa che colpisce di più, però, è toccare con mano la passione e la simbiosi tra uomo e cavallo, la scintilla che è scattata il giorno che entrambi hanno capito le immense potenzialità del loro essere reciproci. È lì che si comprende perché la terra, la grande produzione intensiva, le energie che le ruotano attorno, incluse quelle degli animali, uniscono le persone al di là dei continenti e degli oceani. Come di fronte al mare, anche davanti a un’immensa, ubertosa, razionale distesa che produce, la felicità è un’idea semplice.


La prima cosa che colpisce, dopo l’ingresso, è la grande pedana di legno dove a tratti ballano oltre cento persone, dai bambini agli anziani, tutti travolti dal ritmo. Tanti jeans attillati, cappelli da cowboy, stivali i cui tacchi ritmano imperiosi il tempo delle ballate. Si divertono tutti. E si vede. Sotto la grande scritta , «Country Line Done Coliseum» si succedono dj che, tra gli applausi che sanciscono l’inizio di ogni brano, sparano pezzi uno dietro l’altro. Tutto intorno c’è l’intera filiera del cavallo e quel che ruota intorno alla cultura nordamericana. Sui banchi sono allineati stivali di ogni colore e foggia, soprammobili fatti con i ferri di cavallo, distese di jeans, dai modelli basic a quelli più decorati, centinaia di selle e sottoselle, cappelli di ogni tipo, inclusi quelli fatti al momento, su misura.

Le gare

Se si allarga lo sguardo si passa all’hardware: pick up enormi e neri, cancelli da rodeo, dotazioni per le stalle e horse van fiammanti di alta gamma. C’è anche uno spazio «indiano», con tende e manichini che raffigurano alcune tribù, e subito dietro la grande porzione dove si muovono e si ammirano i cavalli. Lo spazio permette a tutti i visitatori di godersi un spettacolo unico, anche prima e dopo le performance. I bambini sono stregati da questa vicinanza con un animale che alcuni di loro non hanno mai visto dal vivo. Marco Vignali, di Pistoia, horseman e horsemanship, è presente al Salone del Cavallo Americano dalla prima edizione, che risale ad oltre dieci anni fa. I bambini e ragazzini sono protagonisti nel suo stand e della sua attività, dove il baby horseman, crescere insieme al cavallo imparando il suo linguaggio, è centrale.


«Siamo ripartiti alla grande. Tanto pubblico, tante persone interessate, tanti giovani, finalmente tira un’aria buona. Noi con i cavalli insegniamo ai ragazzi comunicazione, capire e conoscere, dalle elementari all’università, diciamo dai tre anni in poi. Dal 2007 a oggi, ogni anno, abbiamo avuto 700 studenti all’anno, in tutto 14 mila allievi. Nessuno di loro è stato vittima di una caduta. La prima cosa che facciamo acquisire è la sicurezza». L’International Houseman Academy di Vignali è un modello italiano che si è fatto strada anche oltre i confini nazionali.

I balli


«Abbiamo nostri istruttori in Messico, negli Stati Uniti, tre in Germania, uno in Svizzera e uno in Austria. Siamo stati l’unica realtà italiana invitata alla kermesse di Baltimora». A due passi, un paio di bambine stanno immobili davanti a un cavallo. Lo toccano piano, osservano le sue reazioni. Una istruttrice spiega loro ogni cosa. Con calma. Tutto in armonia. Il rispetto per il cavallo, la conoscenza della sua natura e delle sue esigenze è la chiave di volta per un rapporto con l’animale che va oltre gli aspetti agonistici ma porta a risultati importanti: autostima, equilibrio, motricità, relazioni sociali. Un mondo che si svela.

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