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UN GIOIELLO CHE ATTRAVERSA LE GENERAZIONI

Annicco, dagli Stati Uniti a Villa Basiola sulle tracce del nonno

Meraviglia negli occhi di Alberto Aresi e il figlio Guido, che vengono dall'America per visitare la copia del Metropolitan di New York costruita dall'avo per il baritono annicchese Mario Basiola un secolo fa

Andrea Arco

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andreaarco23@gmail.com

18 Maggio 2022 - 15:45

ANNICCO - «Wow!». Con questa espressione universale che lega gli States all’Italia, questa mattina Alberto Aresi, accompagnato dal figlio Guido, ha commentato a caldo Villa Basiola, la copia del Metropolitan di New York, che suo nonno costruì per il leggendario baritono annicchese Mario Basiola quasi un secolo fa. Alberto l’ha vista per la prima volta perché, benché nato come suo figlio a Milano, è cresciuto a Milano e vive in America. Per riscoprire la storia e le leggendarie creazioni del suo avo, saputo dell’esistenza della Villa, ha preso subito un aereo che l’ha portato dalla terra a stelle e strisce sin nelle campagne cremonesi. «E ne è valsa la pena».

Dall’America sulle tracce del nonno. Stamattina Alberto e Guido, nipote e bisnipote dell’architetto di fama internazionale Abramo Egidio Aresi hanno raggiunto Annicco dagli Stati Uniti per visitare la spettacolare villa progettata dal nonno per il cantante lirico Basiola. L’artista cremonese aveva chiesto all’architetto di realizzare un’impresa impossibile: portare il Metropolitan Museum of Arts a casa sua, ad Annicco. Ci riuscì, ricostruendolo fedelmente nell’aspetto e nella raffinatezza dello stile neoromanico. Dalla morte nel ‘65 di Basiola, che ha passato qui tutta la vita dopo il ritorno in Italia negli anni ‘30, il gioiello è di proprietà della famiglia Vaccari, oggi guidata da Fiorenza, che lo custodisce con ogni cura. Ed è stata proprio la padrona di casa, su iniziativa e insieme al presidente del Centro Studi Mario Basiola Attilio Cipelletti, a rivestire il ruolo di Cicerone.

Fiorenza Vaccari, Guido con Alberto Aresi e Attilio Cipelletti nel giardino

Negli occhi degli italo-americani, all’aprirsi del portone, stupore, meraviglia, commozione: «Mio padre – racconta Alberto in un italiano perfetto, tradito solo dalla cadenza d’oltreoceano – non mi ha mai detto molto del nonno e del suo lavoro. Scoprii i suoi progetti quasi per caso, durante un trasloco da Milano a Parigi. Li conservai e li portai con me in America, per studiarli e per tramandarli a Guido. Anche perché – dice voltandosi verso il 23enne e ridendo di gusto –, è il tuo unico parente che ha fatto qualcosa di grande, tienitelo stretto e segui le sue orme!». Ma buon sangue, in realtà, non mente. Anche Guido sta scalando la vetta, ma nel campo del business e della finanza. «Dopo la laurea ha subito trovato un posto di lavoro a Washington. C’eravamo appena trasferiti a Green Bay per seguirlo. Mi sa che io e la mamma ci fermeremo qui, per ora», ironizza il padre orgoglioso. La casa è nel Distretto della Columbia, il cuore in Italia, il talento senza confini: «Dopo aver visto i progetti del mio bisnonno – rivela Giulio – ho incrociato i dati delle immagini con Google e tramite Maps abbiamo subito trovato la Villa di Annicco. Questo viaggio è stato emozionante».

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