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IL VENERDI' SANTO

La preghiera è per la pace: «Dio non ci ha lasciati soli»

Folla alla processione con la Sacra Spina nel centro di Cremona: il rito non si svolgeva dal 2019. Il vescovo Napolioni: «L’uomo è in continuo esodo, non uscite armati ma per tendere la mano»

Gianpiero Goffi

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redazione@laprovinciacr.it

16 Aprile 2022 - 08:54

CREMONA - È stata molto partecipata, ieri sera, la grande processione del Venerdì Santo con la Sacra Spina, donata nel 1591 da Gregorio XIV (l’unico Papa cremonese) alla sua Chiesa diocesana e custodita, nel transetto della Cattedrale, nella Cappella delle reliquie. Il rito non si svolgeva dal 2019, a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia, ed è stato presieduto dal vescovo Antonio Napolioni; in paramenti rossi, reggeva il reliquiario sotto il baldacchino, accompagnato dall’emerito Dante Lafranconi, dal Capitolo della Cattedrale e dai parroci della città. Davanti, numerosi fedeli, con il sindaco Gianluca Galimberti e gli assessori Luca Burgazzi e Barbara Manfredini fra le autorità civili e con il Gonfalone del Comune portato solennemente dagli agenti della Polizia Locale.

La processione si è snodata tra preghiere, letture e canti in centro storico, secondo il percorso fissato dalla tradizione: prima piazza del Comune con le fiaccole del municipio insolitamente spente, poi via Mercatello, corso Mazzini, piazza Roma; quindi da corso Cavour a via Verdi, a piazza Stradivari fino a via Baldesio. Al ritorno in Cattedrale, dove sono state raccolte come ogni anno in questa giornata le offerte per la Chiesa della Terra Santa, monsignor Napolioni, prima di impartire la benedizione con la Sacra Spina, ha svolto la sua riflessione, collegando l’evento salvifico della Passione di Gesù con i drammi del nostro tempo.


«Quello dell’uomo è un continuo esodo per affrontare il cammino della vita. Dio non ci ha lasciati soli — ha assicurato Napolioni

Dio non ci ha lasciati soli ma non si è ancora fatto sufficientemente capire

— ma non si è ancora fatto sufficientemente capire. C’è durezza di cuore. Occorreva che suo figlio si gettasse nella mischia del peccato del mondo perché avvenisse la Pasqua definitiva. Dopo due anni in cui siamo stati costretti a non uscire, ora siamo ancora più timorosi e tristi. Ma siamo usciti. E spero non sia un uscire armati nei pensieri ma per andare incontro, per tendere la mano e seminare pace. Ogni giorno ciascuno di noi veda una spina in chi ha bisogno e lo aiuti a toglierla».
Poi, dopo i canti del coro della Cattedrale diretto da don Graziano Ghisolfi , la preghiera finale per la pace, la giustizia e il rispetto della vita. Stamattina, Sabato Santo, in Duomo alle 8,45 la recita della Liturgia delle ore. La celebrazione più importante dell’anno liturgico, la Veglia pasquale, avrà inizio alle 21.30 nel cortile dell’episcopio con la benedizione del fuoco da parte del vescovo e l'accensione del cero pasquale, proseguendo poi con la messa in Cattedrale durante la quale saranno amministrati ad alcuni adulti i sacramenti dell'iniziazione cristiana.

FOTO: FOTOLIVE/PAOLO CISI

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