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CREMONA. LA STORIA

Fragili e detenuti: l'esperienza di «Dolce e salato»

Don Roberto Musa, cappellano del carcere di Cà del Ferro: «Qui nessuno viene lasciato indietro»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

31 Dicembre 2021 - 05:20

CREMONA - Farina, lievito, zucchero, sale, margarina. Soprattutto, passione, amore, entusiasmo. È da questo straordinario impasto che nascono i prodotti sfornati da ‘Dolce e salato’, pasticceria - panetteria della cooperativa ‘Fratelli Tutti’, inaugurata in via Buoso da Dovara il 13 novembre scorso, Sant’Omobono. Un negozio laboratorio inedito, perché qui imparano il mestiere i ragazzi disabili e i detenuti che hanno imboccato un percorso di giustizia ripartiva.

LA COOPERATIVA SOCIALE «FRATELLI TUTTI».

Don Roberto Musa, cappellano del carcere di Cà del Ferro, è presidente di ‘Fratelli Tutti’; vice è Maria Pia Rosani, lei presidente della onlus Futura.

Il bancone pieno di bontà, alla parete la frase di San Francesco d’Assisi: «Chi lavora con le mani, è un operaio. Chi lavora con le mani e la testa, è un artigiano. Chi lavora con le mani, la testa e il cuore, è un artista».

«Fratelli Tutti — spiega don Roberto — è stata fondata all’inizio dell’anno, ispirandoci un po’ alle parole di Papa Francesco nell’Enciclica dove in diversi punti parla di una realtà sia economica che sociale che sia inclusiva. Il Papa raccomanda che nessuno venga lasciato indietro, che nessuno venga dimenticato. E, allora, abbiamo pensato a due realtà che, purtroppo, spesso risultano un po’ ai margini della nostra società: persone che stanno facendo o hanno appena terminato un’esperienza di detenzione e persone con disabilità. Abbiamo pensato che le persone che stanno vivendo un’esperienza di detenzione, potessero essere una risorsa utile a sostegno delle altre realtà che potessero includere persone con disabilità. Da qui l’idea di partire con la panetteria-pasticceria».

DETENUTI IN  AFFIDAMENTO.

A ‘Dolce e Salato’ lavora un detenuto in affidamento, la settimana prossima ne arriveranno altri due. «C’è una grande collaborazione con la dottoressa Padula, direttrice del carcere, e gli educatori». Una decina, invece, sono i ragazzi con fragilità, età media trent’anni. Alcuni stanno facendo un percorso di tirocinio, altri sono già assunti. Nel laboratorio, ad insegnare ai ragazzi ci sono Giancarlo, maestro pasticcere assunto, Cesare, Angelo e Costantino, «tre bravissimi pasticceri in pensione che si sono rimessi in gioco. Tutta la biscotteria la fanno i ragazzi sotto la loro guida», prosegue il don.

Un mese intenso, dicembre. «C’è stata una buona risposta da parte di tante persone — spiega don Roberto —. Quello che a noi serve, adesso, è potenziare ancora di più la possibilità di collaborazione con altre realtà, producendo tanti biscotti, il pane, i pasticcini magari per bar, mense. Il nostro interesse non è produrre utile, però più lavoriamo, più possiamo dare. Alcuni stanno facendo un percorso di tirocinio, altri sono già assunti. I numeri non sono grandissimi, ma cerchiamo di coinvolgere il più possibile in questo progetto. Con Futura c’è una bella e attivissima collaborazione, uno scambio di volontari, perché nei giorni frenetici del Natale abbiamo avuto bisogno di volontari».

Due le commesse assunte: Monnalisa e Noemi. «A chi viene qui, chiediamo sensibilità e consapevolezza di lavorare con persone piene di entusiasmo, con voglia di fare».

Come Simone, 32 anni che in laboratorio sta pesando e confezionando i biscotti. «Sembra un gioielliere», dice don Roberto. «In una pasticceria di Casalbuttano avevo già fatto tirocinio, qui imparo da pasticcere». E come Valentina, 30 anni, alle prese con farina e margarina, mentre il maestro Giancarlo inforna i cannoncini. Valentina ha fatto della sua passione un lavoro. «Ho fatto formazione anche con il maestro Iginio Massari». Lei fonde arte e pasticceria. «Io sono la terza», dice, indicando la terza frase di San Francesco.

Nel laboratorio si sperimenta. La settimana dopo l’Epifania, si creeranno biscotti inerenti la Pasqua e la linea per la primavera. «La nostra intenzione, se il commercio prende piede, è trasformare, come abbiamo già fatto con altri, il contratto di formazione lavoro in contratto di assunzione in modo tale che abbiano un lavoro - prosegue don Roberto —. Poi, sarebbe il massimo se ci ‘rubassero’ i ragazzi: vuol dire che sono bravi. Se restano qui ci fa piacere, ma vuol dire che abbiamo colto nel segno, che il percorso formativo è stato fatto in maniera adeguata. E così anche per i detenuti. Sono persone che vengono, lavorano, si portano a casa il loro stipendio, imparano un mestiere, però, inserite in questa dimensione, danno un contributo a costruire una realtà diversa. È bello pensare che due realtà che vengono considerate un problema, fuse insieme diventino una risorsa».
Pizze, pane e focacce, bignè torte. E per specialità, i pasticciotti pugliesi con crema pasticcera, nutella, crema e amarena. Si fanno solo qui, a ‘Dolce e salato’.

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