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Ambiente, lavoro, sviluppo, i vescovi: «Impegniamoci tutti«»

Napolioni di Cremona e Gianotti di Crema: le priorità sono promuovere le persone e amare la natura

Luca Ugaglia

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redazione@laprovinciacr.it

05 Dicembre 2021 - 09:59

SORESINA - Chiesa sempre in prima linea nella difesa di ambiente, lavoro e sviluppo. Perché sono valori che promuovono la persona con la P maiuscola. Temi «caldi» e sempre attuali, sui quali ieri pomeriggio nella sala Mosconi, ospiti della parrocchia guidata da don Angelo Piccinelli, davanti a politici e imprenditori del territorio hanno fatto sentire la loro voce autorevole i vescovi di Cremona Antonio Napolioni e di Crema Daniele Gianotti.

«Esperienza profonda e arricchente», hanno detto, che ha radunato una marea di giovani arrivati da ogni parte dello Stivale. Tutti impegnati a lavorare e ragionare su come e cosa fare per salvare la Terra, come recita il titolo provocatorio dell’evento: «Il pianeta che speriamo».

NUTRITO UDITORIO. A raccontare i giorni pugliesi, ieri, sono stati tre protagonisti: lo stesso vescovo Gianotti e i giovani Ester Tolomini di Cremona e Andrea Aiolfi di Crema. Nutrito l’uditorio, composto da amministratori pubblici ed esponenti del mondo economico e sindacale: dal vice presidente della Libera Agricoltori Amedeo Ardigò al parlamentare europeo Massimiliano Salini, dal segretario provinciale dell’Udc Giuseppe Trespidi all’a.d. di Padania Acque Alessandro Lanfranchi al consigliere in Comune a Cremona Carlo Malvezzi. E poi i sindaci: quello di casa Diego Vairani, di Offanengo Gianni Rossoni, di Castelverde Graziella Locci, di San Bassano Giuseppe Papa.

«Oggi non è pensabile fare il vescovo senza avere presente alcune delle questioni dibattute a Taranto – ha ammesso monsignor Gianotti – non sono uno specialista, ma un apprendista e per me quella di Taranto è stata un’esperienza di Chiesa e di cittadinanza attiva, perché ci siamo chiesti tutti tra le altre cose come sia possibile conciliare l’attività economica con la salvaguardia della salute, abbiamo parlato delle cosiddette »buone pratiche», di quei comportamenti virtuosi che rispettano l’ambiente e che si possono tradurre in proposte concrete anche per le nostre comunità cristiane».

Più teologico l’intervento di monsignor Napolioni, che a sindaci, consiglieri comunali, imprenditori e volontari ha detto grazie «per l’impegno e la collaborazione con cui vivete le vostre diverse responsabilità». Poi ha regalato la sua meditazione su quello che il vescovo ha definito «il grande filo rosso di ciò che stiamo cercando: la speranza, come metodo e forza». «C’è speranza?», si è chiesto il presule. La risposta, ovviamente, è affermativa, perché nel vocabolario cattolico la parola rassegnazione non deve esistere. «Ad insegnarci come agire per fare della speranza cristiana una palestra per abitare il pianeta e riorientarlo alla vita sono papa Benedetto e papa Francesco, che ci hanno dato, con le loro encicliche, autentiche linee di spiritualità sulla conversione ecologica».

GLI INTERVENTI. Non è certo un uditorio passivo quello che ascolta vescovi e giovani. Il microfono in sala se lo passano in tanti. Rompe il ghiaccio Michele Fusari, che a Cremona rappresenta il Movimento Cristiano Lavoratori per evidenziare con piacere «che Taranto ha mostrato il maggior protagonismo dei giovani nella Chiesa». 

Noi agricoltori non dobbiamo essere considerati come degli untori, perché nelle nostre aziende adottiamo da lungo tempo buone prassi sulla strada ecologica

Interviene anche Amedeo Ardigò, vice presidente della Libera Associazione Agricoltori per rivendicare il ruolo importante della categoria produttiva nella lotta contro l’inquinamento: «Da imprenditore che rappresenta il settore agricolo – puntualizza – dico che noi agricoltori non dobbiamo essere considerati come degli untori, perché nelle nostre aziende adottiamo da lungo tempo buone prassi sulla strada ecologica, come la riduzione dei prodotti fitosanitari».

Il sindaco di San Bassano Giuseppe Papa dice invece che non vuole fare la voce fuori dal coro, ma confessa che «Da anni vedo tanti progetti, ma mai fatti concreti, con altri colleghi stiamo lavorando per spronare la scuola affinché diventi parte integrante della società, insegnando ai ragazzi come si devono comportare. Cominciamo a scendere dal piedistallo e compiamo azioni pratiche. Parliamo, ma soprattutto facciamo i fatti».

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