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Ponchielli e Rossini:
un pianoforte romantico italiano

lettura delle lettere di Ponchielli a cura di Alberto Branca. Al pianoforte Alessandro Marangoni

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07 Ottobre 2021 - 14:38

PONCHIELLI e ROSSINI:un pianoforte romantico italiano

PONCHIELLI e ROSSINI:
un pianoforte romantico italiano
lettura delle lettere di Ponchielli

a cura di Alberto Branca

Alessandro Marangoni, pianoforte
Alberto Branca, voce recitante

Ridotto del Teatro A. Ponchielli
Posto unico non numerato € 12,00

a cura dell’Associazione Centro Studi Amilcare Ponchielli

Obbligo di green pass

Programma:

Amilcare Ponchielli 
Gavotte poudrée, op. 91 
Un bacio di più, op. 86 
Innamorata, mazurka op. 129 
Elegia, op. 92 
Notturno, op. 93 
T'amerò sempre! melodia per pianoforte op. 87 

Gioachino Rossini 
ai Péchés de vieillesse: 
Prelude inoffensive, vol. VII n. 5 
Une caresse à ma femme, vol. VI n. 7 
Barcarole, vol. VI n. 7 

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Per info:

LOGO CENTRO STUDI PONCHIELLI

CENTRO STUDI AMILCARE PONCHIELLI

info@centrostudiponchielli.it

www.teatroponchielli.it

Facebook Centro Studi "Amilcare Ponchielli"

*****

Il pianoforte occupa un posto molto importante nei salotti musicali ottocenteschi, un po’ in tutta Europa: si consuma alacremente musica d’occasione, spesso appositamente scritta per un invito, o su un tema, talvolta senza alcuna finalità di lucro da parte del compositore ma solamente per il gusto di far musica insieme, in salotto. Sembra un altro mondo rispetto a quello del Rossini operista che bene conosciamo: invece è proprio nell’intimità della sua villa di Passy che scopriamo il volto forse più autentico della sua umanità, in una quotidianità in cui il pianoforte diventa un po’ il suo confessore, tra una passeggiata e un pranzo con gli amici. Un Rossini inaspettato, proiettato verso il futuro (la sua - cioè quella dei Péchés de vieillesse - era musica dell’avvenire, come egli stesso affermava), in cui la sperimentazione timbrica e armonica sembra trovare nel pianoforte un alleato perfetto, lontano dai clamori del teatro, pieno di ironia a iniziare dai titoli più bizzarri, molto spesso di un’inaudita profondità e spiritualità. Lo stile dei Peccati del pesarese è molto più affine a Chopin, a Liszt o Thalberg che a Donizetti, con una profetica continua intuizione che fa presagire il Novecento e consacra Rossini come un prolifico autore di un repertorio tuttora ancora da scoprire e divulgare. Al tempo stesso l’amabile cantabilità, la padronanza della scrittura e l’affabilità dei brani pianistici di Ponchielli mi hanno indotto ad accostare questi due grandi italiani che, seppur con percorsi stilistici ed estetici differenti, approdano ad un luogo comune: il pianoforte come sintesi, come forma di traboccante e generosa creatività, priva di interesse per il colpo di teatro, nell’intimità della casa, quotidianità di una relazione che scaturisce dalla volontà di far musica per il gusto squisito di donare il tempo.

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La manifestazione, che si presenta con il suggestivo titolo di “Casa Ponchielli”, si articola in tre concerti che si terranno al Teatro Ponchielli e due successivi concerti presso la Chiesa di S. Dalmazio a Paderno Ponchielli e presso la Chiesa di S. Agata a Cremona.

La locandina della rassegna

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