L'ANALISI
17 Marzo 2026 - 11:21
CREMONA - Dieci minuti all’inizio, dieci minuti a partita compromessa. La presunta partita della vita, la promessa partita della riscossa, è tutta qui. Poco, troppo poco, sia rispetto ai bisogni imposti dalla classifica che rispetto alle parole spese dall’allenatore.
Fra le parole di Nicola e i fatti del campo si allarga una differenza abissale. La Cremo convinta, orgogliosa, aggressiva che doveva uscire dal miniritiro prepartita, la banda di fratelli che doveva rompere l’assedio della crisi è la solita Banda Bassotti che si tradisce da sola, ingigantisce avversari fin qui lillipuziani, come uno yo-yo guasto va giù e non torna più su.
La partita che doveva far uscire la Cremo dalla gabbia retrocessione spalanca invece la gabbia della paura alla Fiorentina. E ad aprirgliela a tradimento è la solita Cremo indecisa a tutto, mal’assortita e malriuscita, incapace di sostenere la propria leggerezza prima ancora del peso avversario.
A parole doveva essere una Cremo incalzante, Bondo che eclissa Fagioli, Barbieri e Floriani che tagliano le ali ai viola, Djuric che assicura il dominio aereo e regola il traffico in attacco. In campo dopo due minuti Bonazzoli spreca l’unico proiettile d’argento che potrebbe far male al vampiro viola, e al primo mezzo tiro si va sotto, perché quando due debolezze si assommano l’impalcatura crolla. Floriani non contiene Parisi, Audero si conferma in luna calante.
La Fiorentina e lo Zini per otto minuti aspettano invano una reazione di cui la Cremo non ha già più la forza, poi la difesa grigiorossa si apre come il Mar Rosso davanti a Piccoli. Il quale non si chiama Mosè ma nel suo piccolo non sbaglia il due a zero. Il che, per una squadra che su oltre una dozzina di volte che è andata sotto ha rimediato solo una volta, e a cui basta molto meno per ritrovarsi con il morale sotto i tacchetti, è una sentenza.
Ancora una volta, a buoi scappati Nicola incomincia a smontare il meccanismo che a parole doveva funzionare ma nei fatti no. Okereke dà un filo di vivacità ma Floriani dà via libera anche a Dodo, che si ricorda di essere brasiliano e fa tre a zero.
Qui arrivano i secondi dieci minuti grigiorossi, quelli che bastano allo Zini, nella sua infinita pazienza, per infiammarsi. Okereke fa un gol e ne sfiora un altro, ma quando la Fiorentina capisce che se smette del tutto di giocare potrebbe anche rovinarsi la serata fa il quarto gol, permettendosi il lusso di costruirselo con due colpi di tacco consecutivi.
La forbice fra le parole di Nicola e la realtà non potrebbe essere più divaricata di così. Si sa che gli allenatori sono come i marinai, hanno la promessa facile. Ma le parole nel calcio sono come gli yogurt in frigorifero, hanno una scadenza e se restano solo parole vanno a male.
L’aritmetica non ci condanna ancora, e ci mancherebbe con nove partite da giocare. Ma oltre alla realtà del campo, anche quella dei numeri punta il dito della condanna sulla Cremo. I due scontri diretti hanno fatto pollice verso, come un Nerone in vena più sanguinaria del solito, se non vogliamo fare la fine dei cristiani nel Colosseo da Parma in avanti bisogna inventarsi qualcosa. Ma nei fatti, altrimenti non son altro che parole.
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