L'ANALISI
10 Febbraio 2026 - 16:25
CREMONA - La Cremo a Bergamo ha preso un paio di cazzotti, di quelli che non fanno bene alla salute. Soprattutto se allungano una già notevole collezione di lividi e bernoccoli. Con questa fanno dieci partite di fila senza ombra di vittoria, e la discesa verso la zona rossa della classifica continua come su un’auto con i freni rotti.
Però in quel pugno c’è nascosta anche una timida carezza d’incoraggiamento. I nuovi arrivati danno l’impressione di poter dare una bella mano nello sforzo collettivo di invertire la rotta. Appena in tempo, perché domenica con la cruciale partita dello Zini con il Genoa incomincia il campionato vero, si entra nel nocciolo della stagione, quello che porta ai verdetti.
Incominciamo dai cazzotti presi. Nel primo tempo è stata la solita Cremo che non vorresti mai vedere, e che invece sta diventando una triste abitudine. La Cremo passiva e poco reattiva che non arriva alla mezzora senza aver preso gol, anzi nelle ultime due occasioni senza aver compromesso il risultato.
Intanto si è fatto comunque in tempo a capire che Thorsby è un centrocampista di statura adeguata, e parlo non solo di centimetri ma anche di taglia calcistica. Ancora un po’ timido l’apporto di Maleh alla seconda in grigiorosso e di Luperto al debutto. Mentre si faticava a capire perché, con una Cremo incapace di costruire gioco e costretta a limitarsi a qualche rilancio a occhi chiusi, era in panchina l’unico attaccante in organico attrezzato per trasformare questi rilanci lunghi in qualcosa di costruttivo. Milan Djuric magari non ha ancora i 90’ nelle gambe e nei polmoni, ma anche così sembrerebbe logico farlo giocare quando il risultato è ancora in bilico, non quando è compromesso.
La carezza, o meglio la pacca sulla spalla d’incoraggiamento, è venuta nel secondo tempo. Quando, sia chiaro, l’Atalanta avrebbe potuto andare in goleada se avesse sfruttato in modo meno allegro le praterie a disposizione per il contropiede; ed è anche vero che si giocava su ritmi e su toni agonistici quasi da amichevole; però la Cremo con gli aggiustamenti portati dai cambi qualcosina è finalmente riuscita a combinare.
Col ritorno di Payero e Maleh spostato al centro la mediana assomigliava di più a un reparto calcistico e meno a un reparto d’ospedale. Sulle fasce si è messo un filo di più il naso nella trequarti avversaria, con qualche cross che ha portato Thorsby a mancare la porta da buona posizione e Djuric a chiamare Carnesecchi all’unica, ma complicata respinta.
E alla fine è arrivato addirittura il gol, evento da celebrare anche se ininfluente su due piani: su quello del risultato, e su quello della determinazione del migliore dei nostri, dato che Thorsby anche prima del gol aveva già staccato tutti i compagni quanto a livello della prestazione.
E adesso fuori i secondi, si fa sul serio. Fin qui la Cremo le partite chiave le ha fallite una dopo l’altra, da Pisa in avanti. Col Genoa è di rigore invertire la tendenza. Gli innesti sono validi, anche se un altro ritocco per la fascia sinistra avrebbe fatto molto comodo. Ma i giochi sul mercato sono fatti, quelli sul campo invece sono tutti da fare. E allora, Cremo, fai il tuo gioco. C’è un tempo per prendere i cazzotti, e un tempo per darli. Ultimamente ne abbiamo solo presi. E allora, speriamo che cambi il tempo.
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