L'ANALISI
18 Marzo 2026 - 05:30
CREMONA - «La legge non è una macchina perfetta, ma un terreno scivoloso. Chi pratica le aule del tribunale sa che il bianco e il nero difficilmente esistono, cioè prevale il grigio con varie sfumature», per questo spesso «ci si accontenta della verità processuale a scapito di quella reale». Con il suo sesto romanzo, ‘Dalla stessa parte’, Michele Navarra non si limita a consegnare ai lettori un altro capitolo, il sesto, della saga dell’avvocato Alessandro Gordiani, ma compie un’operazione chirurgica e sentimentale al cuore del sistema giudiziario italiano.
Avvocato penalista che ha vissuto processi epocali come quelli sulla strage di Ustica e sulla Uno Bianca, riversa in queste pagine tutta l’esperienza di una vita trascorsa tra i corridoi dei tribunali, offrendo una visione della giustizia che va ben oltre i codici per abbracciare la complessa e fallibile umanità dei suoi protagonisti. Ne parla con Paolo Gualandris nella videointervista.
All’inizio del romanzo, troviamo un Alessandro Gordiani profondamente segnato. È lo stesso professionista idealista degli altri romanzi, ma non è più l’avvocato brillante e ironico che avevamo conosciuto; ora è un uomo in crisi esistenziale, rifugiatosi in un autoesilio nella sua casa al mare. Il motivo è il fallimento più bruciante per un uomo di legge: la condanna di un innocente culminata in tragedia. Come spiega lo stesso Navarra, «viene da un processo terminato male con il suicidio di un ragazzo innocente ma condannato e questo evento lo segna profondamente. In questo frangente, la giustizia non è stata portatrice di verità, ma di morte». A scuoterlo dal torpore è la figlia Ilaria, giovane avvocata idealista che incarna la stessa passione che un tempo animava il padre. È lei a costringerlo a tornare in campo per difendere Umberto Boni, nuovo compagno della sua ex moglie accusato di omicidio colposo per una morte bianca.
Un operaio, Giuseppe Cicerchia, è precipitato da un tetto, quello che sembra un tragico incidente sul lavoro nasconde però una realtà molto più torbida, fatta di omissioni, silenzi, bugie e violenza. Il rapporto tra padre e figlia diventa il fulcro emotivo della narrazione. Ilaria è «caparbia, forse ancora più del padre», ed è attraverso il suo sguardo che Gordiani riscopre il senso del proprio mestiere, accettando di camminare nuovamente su quella linea di confine borderline dove la ricerca della verità si scontra con il pericolo reale.
Il titolo del romanzo è una dichiarazione d’intenti che trova la sua massima espressione nell’inedita collaborazione tra Gordiani e il pm incaricato delle indagini, il dottor Macchia. In un sistema che solitamente vive di scontri frontali tra accusa e difesa, Navarra sceglie la strada della convergenza etica. Nonostante i ruoli contrapposti, i due si ritrovano uniti dal desiderio di rendere giustizia alla vittima e di far emergere la verità sostanziale sopra quella formale. Questa visione della giustizia come cooperazione umana è ciò che rende il libro necessario. Essere dalla stessa parte significa, per Gordiani, fare i conti con la propria coscienza e con la responsabilità verso gli altri, non solo verso il cliente.
Navarra mette in guardia contro il cinismo professionale: «Gli avvocati bravi sostengono che gli indifendibili non esistono. Io probabilmente non sono un avvocato bravo perché certe volte mi viene da pensare che invece esistono e che da loro si deve stare alla larga». Questa onestà intellettuale conferisce a Gordiani una vulnerabilità e un’autenticità rare nel genere legal thriller.
Sullo sfondo della caccia al colpevole si staglia una Roma descritta per pennellate, una città troppo grande per essere contenuta in una definizione, che funge da silenziosa testimone delle sofferenze dei personaggi. A scandire il ritmo del racconto è la musica d’autore italiana, colonna sonora che Navarra utilizza per descrivere gli stati d’animo meglio di quanto possano fare le sole parole. Il titolo stesso è una citazione di De Gregori e i frammenti di canzoni che punteggiano il testo amplificano il senso di malinconia e speranza che attraversa l’opera.
‘Dalla stessa parte’ è un romanzo che interroga profondamente il lettore. Attraverso uno stile fluido e dialoghi brillanti, Navarra non offre solo un giallo ben congegnato, ma un saggio narrativo sull’etica del diritto. La giustizia, ci suggerisce, «per essere davvero tale non può prescindere dall’umanità e dalla capacità di provare dolore per gli errori commessi».
E ancora: «credo che in un ordinamento civile bisognerebbe sempre adottare davvero il principio che una persona deve essere condannata soltanto se ci sono prove assolutamente incontrovertibili. E ho notato in oltre 45 anni di professione che certe volte, almeno a mio parere, ci sarebbero stati tanti elementi di dubbio che invece sono stati ignorati».
E poi, come ammette amaramente Gordiani in un passaggio del libro: «Mi sono sempre raccontato di essere un uomo di legge… Ma la realtà è che a volte perdi, e quando perdi male non c’è più modo di tornare indietro». È in questa consapevolezza della propria fragilità che risiede la vera forza del protagonista e, forse, l’unica giustizia possibile. Non a caso la dedica del romanzo è «alla mia famiglia, ai miei amici, a tutti coloro che vedono il mondo con gli stessi occhi di Alessandro Gordiani».
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