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Fabrizio Arrigoni: «La mia terapia anti ansia da Covid? Scrivere un giallo»

Lo psicologo e consulente filosofico cremonese, reduce della scrittura di diversi trattati scientifici, esordisce nella narrativa con «Il caso delle probabilità»

Paolo Gualandris

Email:

pgualandris@laprovinciacr.it

22 Giugno 2022 - 05:25

CREMONA - «Il momento della pandemia da Covid è stato pesante per tutti, anche per noi terapisti. Scrivere un giallo è stato un modo curativo in un momento talmente pesante in cui si sono presentate in studio anche persone con cui non avevo mai lavorato, il prete, il mago, la cartomante... Questa chiusura ha significato pesantezza relazionale. La scrittura è stato un modo per buttare fuori anche le mie emozioni e giocarle in una modalità ‘vestita’ di giallo». Anche gli psicologi, dunque, a volte rischiano di andare un po’ fuori di testa, come i loro pazienti. Si è affidato al potere salvifico della scrittura il cremonese Fabrizio Arrigoni, docente di Pedagogia e Antropologia alle Università di Brescia, Torino e Cagliari, psicopedagogista e consulente filosofico. Ha mandato in libreria «Il caso delle probabilità», che presenta nella videorubrica «Tre minuti un libro» curata da Paolo Gualandris, online da oggi sul sito www.laprovinciacr.it.


Anzitutto una curiosità: che cosa fa esattamente un consulente filosofico? «Si tratta di un approccio nuovo con il quale non si visualizza solamente la malattia, perché si tratta un caso senza diagnosi, ma si lavora direttamente con e sulla persona». Ammette, senza girarci troppo intorno che Gabriele Fueri, il protagonista, è il suo alter ego: «È autobiografica la riflessione che un po’ tutti noi terapeuti facciamo in alcuni momenti in cui vorremmo mollare tutto, fasi in cui soprattutto c’è un’intensità di richieste di aiuto e di bisogni che ti sovrastano. E allora Fueri inizia spiegando che voleva mollare la professione ammettendo di essere distrutto e, addirittura sotto psicofarmaci. E prende la via delle indagini come liberazione».


Ecco la storia, in breve. Siamo a Parma. Un brusco risveglio dopo il lungo lockdown di inizio 2020: una donna perde la vita sull’asfalto, a pochi passi dal centro. Fueri, appesantito nel fisico e nello spirito dopo mesi di reclusione forzata, osserva dal suo appartamento: dai mocassini marroni, riconosce la paziente appena uscita dal suo studio, dopo una seduta più corta del solito. L’insistenza di un mago prestigiatore - «realmente venuto nel mio studio in quei mesi» -, che soffre di un grave disturbo bipolare, spinge lo psicologo a indagare, fino a scoprire il collegamento tra vittima e la scomparsa di una ragazzina, avvenuta venticinque anni prima. Il filo rosso di potere e soldi si intreccia tra passato e presente, portando alla luce verità scomode.


Scoprirà che l’incidente è in realtà un omicidio. Siccome il caso - come da titolo - ci mette sempre lo zampino, accanto al nostro psicologo viene ad abitare la persona - «una vicequestrice», per dirla come Arrigoni - che porterà avanti le indagini. Che poi è l’ex moglie del funzionario di Polizia che all’origine  aveva seguito le indagini sulla scomparsa della ragazza, senza peraltro arrivare a una conclusione. «C’è da dire che i luoghi di generazione di idee e di indagine diventano quelli più informali, come l’osteria nella quale il mago va per condividere le sue prospettive di indagine con lo psicologo. Deduzioni che  portano all’emersione di nuove informazioni poi traghettate dalla vicequestrice».


Nel romanzo si scandagliano anche le cattiverie dell’essere umano e le brutalità della società: è una  storia dedicata più all’interiorità dei  protagonisti o all’esterno, cioè sulla società? «Senz’altro  all’interiore, perché spesso ciò che non vogliamo vedere è quello che ci muove tutto. C’erano casi di raptus e violenze che troviamo ancora oggi come uscita dalla pandemia. Più ci conosciamo più riusciamo a governare i nostri stati d’animo e seguire la nostra qualità di vita. Se invece buttiamo solo fuori la nostra esplosività, siamo più fragili e non riusciamo a valorizzare il nostro essere anche rispetto alle emergenze, come la pandemia. Insomma, il mio è un romanzo giallo che aiuta a farsi delle domande interiori».


Il titolo «Il caso delle probabilità» sembra un contraddizione in termini: «Esattamente come il nome del protagonista, Fueri, che indica il tempo passato. Molto spesso non ci si riflette, ma certe volte le probabilità che capitano sono dei segnali. Nel caso del romanzo la donna che viene ammazzata e la vecchia storia della ragazza scomparsa che sembra venire a galla per caso. Come spiega Carl Gustav Jung, allievo di Sigmund Freud, nella teoria del sincronismo: fai accadere le cose inconsapevolmente, l’inconscio porta a muoverti in un certo modo. Quindi il Caso delle probabilità per dire: sentiamo i segnali dell’universo ci manda e usiamoli».

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