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Nicky Nicolai al Museo del Violino: Mina, ironia e leggerezza

All’auditorium l’omaggio alla Tigre della vocalist con Stefano Di Battista. Applausi e calore

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06 Giugno 2021 - 09:27

CREMONA - Sulle note languide di una pianoforte strappato a un jazz club, ma con le parole e la melodia inconfondibile di E se domani, si è aperta ieri sera la nuova edizione di CremonaJazz, la manifestazione che ha scelto di ripartire da un tributo a Mina con Nicky Nicolai alla voce e un quartetto composto da Stefano Di Battista al sax, Andrea Rea al pianoforte, Daniele Sorrentino al contrabbasso e Luigi Del Prete alla batteria.

«Siamo molto emozionati: cercheremo di affrontare la serata con un po’ di ironia. Mi sembrava doveroso iniziare con questo brano che solitamente suoniamo a metà concerto. E ora una canzone che io amo moltissimo, molto ironica», ha esordito 

Mi sembrava doveroso iniziare con questo brano che solitamente suoniamo a metà concerto

Nicolai prima di attaccare una versione piena di shuffle e di sassofono di Non gioco più, e poi una E penso a te, in cui il piano ricama trame mentre voce e sax si danno ancora una volta il cambio al centro della scena. È il brano che scioglie definitivamente un certo timore reverenziale palpabile sul palco e l’entusiasmo del pubblico, che si trova di fronte non solo a un tributo musicalmente di altissimo livello alla Tigre, ma anche a un approccio di straordinaria leggerezza, ironia e autentico amore per un repertorio che Nicolai non esita a definire «di standard italiani», spostando così a buon titolo e a rigore di logica la forma-canzone di Mina in piene acque jazz. Conversazione, «una canzone che io canto da quando sono piccola anche se il testo lascia poche speranze a una relazione» è la terza tappa di una esplorazione del canzoniere che proseguirà - in bilico fra riletture tutto sommato rispettose dell’originale e dilatazioni jazz – con Città vuota, Ancora, ancora, ancora (spingendo l’ugola in un crescendo verso vette vertiginose), Se stasera sono qui (pubblicata dodici anni fa anche da Nicolai e Di Battista nell’album Più sole in una delle molteplici versioni venute alla luce dalla metà degli anni Sessanta a oggi).

«Siete molto gentili – scherza col pubblico, mi avevano detto che siete buoni… avrete capito che eravamo in ansia per stasera». L’atmosfera sul palco ora è rilassata e divertita. «L’omaggio è a Mina ma questa canzone la dedico a Stefano», rivela Nicolai prima di iniziare a cantare Grande grande grande svelando ai pochi che non lo sapessero il legame con Di Battista, divenuto prima produttore poi marito della cantante romana. Il set ufficialmente si chiude a sorpresa con una deviazione: E dimmi che non vuoi morire, «un capolavoro assoluto» portato sul palco di Sanremo da Patti Pravo e e firmata da Vasco Rossi e Gaetano Curreri. I bis regalano anche una dinamica e ironica versione di Stanco, capace di mettere ancora una volta in risalto la spettacolare vocalità di Nicolai. Un interminabile applauso ha salutato i musicisti in scena. In apertura è intervenuto Roberto Codazzi, nuovo direttore artistico del festival: «Ripartire da Mina e con Mina ha per noi un valore simbolico – ha detto –. Volevamo farlo lo scorso anno in occasione del suo compleanno, lo facciamo quest’anno perché i miti non hanno bisogno di appigli. Anche se siamo nel tempio della liuteria credo non sia una eresia accostare Stradivari, Monteverdi e Mina. Raccolgo il testimone di CremonaJazz, manifestazione già stimata e conosciuta e non posso far altro che ringraziare Gianni Azzali che mi ha preceduto».

CremonaJazz continua il 12 giugno con Meeting Jazz, con Giovanni Gnocchi al violoncello, Roberto Cipelli al pianoforte, Loris Leo Lari al contrabbasso, Davide Bussoleni alla batteria, Bazzini Consort e Aram Khacheh alla direzione: una produzione originale di CremonaJazz che mette assieme un musicista cremonese di solida formazione classica e che in questa veste si è messo in luce a livello internazionale, il violoncellista Giovanni Gnocchi, e un altro musicista cremonese che invece possiamo considerare di pura estrazione jazz, il pianista Roberto Cipelli.

RIPRESE: FOTOLIVE/SALVO LIUZZI

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