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CREMONA. SESTA EDIZIONE

Porte Aperte Festival, ecco il programma ufficiale

Mostre, incontri, visite guidate. Il presidente Turati: "Siamo orgogliosi". Burgazzi: "Un'occasione per tornare a fare cultura"

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bcaffi@laprovinciacr.it

26 Maggio 2021 - 12:49

CREMONA - E' stata presentata questa mattina la sesta edizione del Porte Aperte Festival, organizzata con l'Associazione Porte Aperte Festival in collaborazione con il Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona. L'edizione di quest'anno è nel segno dell'identità, individuale, famigliare, di genere e collettiva con le storie individuali che diventano storie italiane, storie europee, storie mondiali.

Tra gli scrittori Nicola Lagioia con il suo La città dei vivi (Einaudi), romanzo/reportage giornalistico/caso editoriale che indaga su uno dei delitti più atroci e assurdi degli ultimi anni. Nel 2016, a inizio primavera, due giovani della borghesia romana attirano nell’appartamento di uno di loro un ragazzo che conoscono a malapena, lo torturano per ore e lo uccidono. Senza un perché, senza un movente, senza una motivazione che non siano cocaina e alcol assunti in quantità smodata. Lagioia si immerge nell’abisso dell’omicidio di Luca Varani, cercando di arrivare alle radici del male. Tutto sullo sfondo di una città - Roma - che sembra alimentarsi del suo disfacimento fisico e morale.

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«Se mi fossi dimenticato di te non sarei stato felice nemmeno un minuto»: lo scrive Piero Pelù, rocker prestato alla scrittura, in Spacca l’infinito. Il romanzo di una vita (Giunti). Anche lui ospite quasi certo del Paf, Pelù ha scritto un romanzo dal sapore autobiografico in cui trova spazio anche la storia d’Italia dalla Grande guerra ai giorni nostri.

Presente Marco Belpoliti, giornalista e scrittore. Del resto, dove se non a Cremona, si potrebbe presentare un libro intitolato Pianura (Einaudi)? Curiosamente, nel suo viaggio lungo il Grande fiume, dialogando tra la geografia dei luoghi e intellettuali spesso fuori dagli schemi, da Antonio Delfini a Pier Vittorio Tondelli, Belpoliti non fa tappa a Cremona, ma ci si può comunque immedesimare nello stesso paesaggio dall’orizzonte infinito, nello stesso clima - le nebbie d’inverno - che induce a sogni visionari e un po’ folli. Altri paesaggi, un’altra storia è quella di Maria Oliverio, detta Ciccilla, nata e vissuta nella Sila della seconda metà dell’Ottocento. A capo di un gruppo di briganti, combatte i Piemontesi perché il suo sogno è innanzi tutto quello di fare di sé stessa una donna libera.

A raccontarne le vicende in Italiana (Mondadori) è Giuseppe Catozzella, Premio Strega Giovani nel 2014 per Non dirmi che hai paura, anche lui ospite quasi certo del Paf. Guarda invece all’attualità Marco Balzano, già ospite del Paf nel 2019. In Quando tornerò (Einaudi), lo scrittore racconta a tre voci la storia di una badante romena, scappata in Italia sperando in un futuro migliore (o forse solo di un futuro) e dei suoi due figli, abbandonati al villaggio, incapaci di comprendere la scelta della mamma. È un romanzo, certo, ma anche una realtà che scorre quotidianamente sotto i nostri occhi, per lo più indifferenti: quante donne lasciano casa e affetti per venire ad assistere anziani e bambini? Le chiamiamo badanti: per loro abbiamo inventato un neologismo, ma quasi mai pensiamo alle loro vite.

Un altro ospite del Porte Aperte Festival è Giuseppe Culicchia con Il tempo di vivere con te (Mondadori), che affronta in chiave personale gli anni di piombo, una pagina nera e dolorosa della recente storia italiana che la narrativa contemporanea ha in rare occasioni avuto il coraggio di affrontare. Non lo avrebbe fatto neppure Culicchia, forse, se non fosse stato cugino di Walter Alasia, brigatista rosso morto nel 1976 a vent’anni nel corso di un conflitto a fuoco da lui stesso provocato. È una storia familiare anche quella raccontata da Lisa Ginzburg, che in Cara pace (Ponte alle Grazie) racconta il legame anomalo e fortissimo tra due sorelle, orfane ma senza esserlo davvero dopo la disgregazione della propria famiglia e l’allontanamento di padre e madre. Un dolore - quello della separazione e dell’abbandono - che Maddi non riesce a superare se non facendosi protettrice della sorella e costruendosi un carapace attorno per soffocare le proprie emozioni. Entrato nella dozzina dei candidati allo Strega, il romanzo è uno spaccato straziante sulla sofferenza che gli adulti infliggono ai bambini. E tenendo conto che Lisa è nipote di Natalia Ginzburg (e di Leone ed è figlia di Carlo e della storica Anna Rossi-Doria), non possono non tornare in mente le parole che l’autrice di Lessico famigliare scrisse sul dovere di non mentire ai bambini

Al Paf due autori cremonesi freschi di stampa: Rosa Ventrella con Benedetto sia il padre (Mondadori), un’altra storia di famiglia disfunzionale, e Stefano Scrima, che unisce rock e filosofia ne L’arte di sfasciare le chitarre (Arcana).

Per quanto riguarda il fumetto, tra gli ospiti di questa edizione Stefano Turconi e Teresa Radice. Lei scrive, lui disegna e sono una coppia anche nella vita. Lavorano spesso per bambini e ragazzi e il loro ultimo libro, La terra, il cielo, i corvi (Bao Publishing) precipita il lettore alla fine della seconda guerra mondiale, raccontando la fuga da una prigione sovietica di tre soldati: un russo, un italiano e un tedesco. È un viaggio nella Belle Époque, invece, quello che propone Vanna Vinci, autrice di Parle-moi d’amour (Feltrinelli). Non è un viaggio qualsiasi, ma una serie di conversazioni immaginarie con alcune tra le più celebri cortigiane parigine del periodo: sono vite non morigerate di donne celebrate per la bellezza e per il numero di amanti, ma spesso abusate.

I luoghi del Paf  saranno quattro: il cortile di palazzo Affaitati, cortile Federico II e il cortile del Fodri, con gli appuntamenti serali fissati come sempre a Porta Mosa.

E poiché il Porte Aperte Festival è nato e cresciuto nel segno dell’inclusione, anche quest’anno l’apertura sarà riservata alle Happy News scelte e commentate da chi frequenta il Centro psico-sociale. Una prospettiva sorprendente, che vale sempre la pena di seguire.

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