L'ANALISI
27 Marzo 2026 - 11:03
CREMONA - «Educazione e libertà d'insegnamento in un’epoca veloce», questo il tema dell’incontro di formazione con docenti e dirigenti scolastici svoltosi ieri pomeriggio nell’aula magna del Liceo classico e linguistico Manin, nell’ambito del ciclo sulla Costituzione repubblicana, promosso dalla Prefettura, a ottant’anni dal referendum istituzionale e dall’elezione dell’Assemblea costituente.
Riferimento specifico gli articoli 30 e 33 della Carta costituzionale: il primo sul dovere-diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli; il secondo sulla libertà dell'arte, della scienza e del loro insegnamento, nonché sulla collocazione delle scuole statali e non statali nell’ambito dell’istruzione pubblica. Il direttore de ‘La Provincia’ Paolo Gualandris, che ha moderato l’incontro, vi ha aggiunto il non meno significativo articolo 34 sulla scuola aperta a tutti, obbligatoria e gratuita per almeno otto anni.
Protagonista è stato lo scrittore veneto Fulvio Ervas, per oltre quarant’anni docente di scienze nelle scuole superiori. A introdurlo, il saluto della preside del Manin, Maria Grazia Nolli, che ha ricordato, fra l’altro, il 'Patto educativo di corresponsabilità' che viene sottoscritto da scuola, famiglia e studente all’atto dell’iscrizione.

A sua volta il prefetto Antonio Giannelli ha sottolineato il principio costituzionale del ‘dovere’, prioritario per genitori e insegnanti, e riproposto la massima di Sant’Ignazio d’Antiochia: «Si educa molto con quel che si dice, ancor più con quel che si fa, ma molto di più con quel che si è».
Ervas è partito dalla propria lunga esperienza di insegnamento, iniziata in una scuola sperimentale nella quale la libertà era 'assoluta'. I docenti di lettere non partivano dagli autori ma dai temi (l’amore, il tempo) interpretati in chiave diacronica, quello di scienze dall’esemplificazione pratica per risalire alla teoria, coinvolgendo i ragazzi. Ha confessato di essersi sentito «meno utile, un pezzettino del marchingegno» quando passò ad insegnare in un liceo.
Scettico sull’efficacia di riforme scolastiche che si sono susseguite, Ervas ha evidenziato come il ruolo di ‘formatore’ dei giovani che era della famiglia e dei docenti sia passato agli smartphone nell’epoca della velocizzazione della società. La velocità non è un prodotto ma una ‘fascinazione’ biologica dell’uomo, resa possibile da fattori quali l’andamento demografico e la rivoluzione agraria. È «un mondo complessissimo che entra nei comportamenti», anche tramite i videogiochi, e che spiega l’aumento di conflittualità, aggressività, coltelli portati anche in classe, come ci dicono le cronache.
Alle riflessioni di Ervas hanno fatto seguito alcuni interventi, fra i quali quello di Chiara Ghezzi, docente al Manin, che alla ‘monetizzazione del tempo’ e alla «reificazione delle persone» ha opposto il valore di una «lentezza intelligente» nella scuola, e del dirigente del Liceo scientifico Aselli, Alberto Ferrari, convinto dell’opportunità di sostituire alla velocità la riflessione su una realtà che corre.
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