L'ANALISI
12 Marzo 2026 - 05:20
CREMA - Laurea in medicina e specializzazione in Nefrologia ottenute all’Università degli studi di Milano, dal 2021 Chiara Rosa Ronga lavora all’Asst di Crema e dal 2024 è responsabile del Centro di dialisi del presidio ospedaliero Santa Marta di Rivolta d’Adda.
Cosa s’intende per colica renale e perché provoca un dolore tanto acuto?
«Si tratta di una manifestazione molto dolorosa, localizzata principalmente a livello del fianco o della regione lombare, di destra o di sinistra, spesso con un’irradiazione a livello anteriore e verso il basso. Questo tipo di dolore di grande intensità è generalmente provocato dalla presenza di fenomeni ostruttivi a livello del tratto urinario».
Quali i campanelli d'allarme da non sottovalutare?
«Il dolore può essere associato a tutta una serie di altri sintomi come nausea, febbre, difficoltà urinare, bruciore alla minzione, talvolta espulsione di urina con sangue. In tutti questi casi è necessario recarsi in Pronto soccorso, dove viene instradato un protocollo specifico per la diagnosi e la terapia più adatta. Ovviamente, però, non sempre si ha una presentazione eclatante come una colica renale, che sottende appunto la presenza di calcoli. Ma ci può essere anche una presentazione più subdola, con un dolore più sordo, con solo delle alterazioni delle vie urinarie».
In questi casi?
«La persona che ne sia interessata deve recarsi dal medico di medicina generale e il collega prescriverà tutti gli esami necessari, come per esempio la determinazione della funzione renale, l’esame delle urine e l’ecografia dell’apparato urinario, che ci fornisce molte informazioni e molto spesso ci permette di arrivare alla diagnosi».
Ci sono dei soggetti che sono maggiormente predisposti a questo tipo di disturbo?
«Sì. E la nefrolitiasi, in Italia, colpisce dall’1 al 10% della popolazione. Ciò significa che è una patologia piuttosto frequente e spesso anche sottostimata. Le persone più predisposte sono quelle che hanno già una familiarità, o delle patologie genetiche che possono determinare la formazione di nefrolitiasi. Si pensi alle malattie infiammatorie croniche intestinali, alle patologie legate all’alterazione dell’acidificazione delle urine e alle malformazioni dell’apparato urinario. Oltre a patologie sistemiche molto comuni come ad esempio l’obesità, la sindrome metabolica e il diabete».
Quanto conta l’alimentazione nella prevenzione?
«La nutrizione è un aspetto fondamentale nei pazienti affetti da patologie renali. Chi è predisposto o chi soffre di calcoli renali deve prestare particolare attenzione a non introdurre troppe proteine animali, come consigliato dall’Organizzazione mondiale della sanità. Evitando un eccesso di sale. E anche l’apporto di zuccheri semplici e di prodotti raffinati può favorire la formazione dei calcoli. Non dimentichiamoci, per esempio, il fruttosio che spesso viene utilizzato come dolcificante di molteplici alimenti che sono di uso comune e che a sua volta predispone allo sviluppo di nefrolitiasi. E poi, uno degli aspetti fondamentali è indubbiamente l’adeguata idratazione».
Quale l’importanza della prevenzione?
«In questi giorni cade la Giornata mondiale del rene, che è un evento per noi nefrologi molto importante, istituito ormai a livello mondiale da molti anni e che permette di farci spiegare ai pazienti l’importanza della prevenzione per le malattie renali. E ciò, considerando che l’insufficienza renale cronica rappresenta un problema di sanità pubblica, interessando milioni di italiani. E con una percentuale che aumenta a seconda dell’età e delle patologie concomitanti».
Nel dettaglio?
«È fondamentale la misurazione della pressione arteriosa e della glicemia per chi abbia già una predisposizione alla diabete. È importante sottoporsi alla determinazione della funzione renale con un prelievo ematico per valutare la creatinina e l’azotemia. E naturalmente, come abbiamo già detto per la nefrolitiasi, sottoporsi ad un esame chimico-fisico delle urine e poi ci dobbiamo affidare a un decalogo di comportamento che vale non soltanto per chi sia predisposto alle patologie renali, ma in generale per tutta la popolazione».
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