L'ANALISI
08 Marzo 2026 - 05:20
CREMONA - Protagonisti della rubrica ‘Il medico risponde’ sono il dottor Marco D’Amico, direttore di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale di Cremona e la dottoressa Flavia Cornacchia, medico nefrologo.
Dottoressa Cornacchia, come ci si accorge di avere una malattia renale?
«Le malattie renali sono molto insidiose perché spesso non danno sintomi evidenti nelle fasi iniziali. In molti casi ci si accorge del problema solo quando la malattia è già avanzata. Alcuni segnali però possono comparire: per esempio quando il filtro del rene si altera e vengono perse proteine nelle urine. In questi casi l’urina può apparire più schiumosa. Un altro segnale può essere il gonfiore alle gambe. Quando invece si sviluppa un’insufficienza renale cronica, se non si eseguono controlli periodici ci si accorge della malattia spesso solo quando è molto avanzata. Questo perché l’anemia che ne deriva provoca stanchezza, affanno e difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane. Sono sintomi molto sfumati, che possono essere attribuiti ad altre cause. Per questo motivo è importante arrivare alla diagnosi prima che compaiano i sintomi».
Dottor D’Amico, quanto sono diffuse le malattie renali?
«Molto più di quanto si pensi. A livello mondiale si stima che le malattie renali croniche interessino circa il 10-13% della popolazione generale, cioè circa 800 milioni di persone, un numero quasi doppio rispetto a quello dei pazienti diabetici. In Italia la prevalenza stimata è tra il 7 e l’8% della popolazione, vale a dire circa quattro milioni di individui. La frequenza aumenta nelle persone con fattori di rischio: tra i diabetici o nei pazienti con malattie cardiovascolari può arrivare anche al 30-40%. Per questo motivo sono fondamentali sia la diagnosi precoce sia le azioni di prevenzione».
Dottoressa, esistono patologie renali legate al sesso femminile?
«Esiste un ampio spettro di condizioni che interessano più frequentemente le donne. Si va dalla cistite, molto più comune nel sesso femminile, fino ad alcune malattie autoimmuni che colpiscono prevalentemente le donne. Ci sono poi patologie legate a momenti specifici della vita femminile. Un esempio è la preeclampsia, che si sviluppa durante la gravidanza. Inoltre, dopo la menopausa, l’aumento del rischio cardiovascolare rende più probabile anche l’insorgenza di malattie renali».
Dottore, come si possono prevenire le malattie renali?
«La prevenzione parte da uno stile di vita sano: evitare il fumo, praticare regolare attività fisica e seguire un’alimentazione equilibrata. È importante limitare il consumo di grassi, ridurre i cibi conservati o ultraprocessati e diminuire l’apporto di sale, privilegiando frutta, verdura e alimenti freschi. La prevenzione riguarda in modo particolare le persone a rischio. È fondamentale controllare bene la pressione arteriosa negli ipertesi, mantenere sotto controllo la glicemia nei diabetici, evitare l’uso eccessivo di farmaci antinfiammatori e trattare correttamente le malattie autoimmuni. Anche in gravidanza è importante monitorare la pressione e seguire attentamente il decorso della gestazione. In generale, uno stile di vita attivo e una dieta il più possibile vicina alla tradizionale dieta mediterranea rappresentano la base della prevenzione».
La diagnosi precoce può fare la differenza nella progressione della malattia?
«Assolutamente sì. L’insufficienza renale cronica rimane spesso asintomatica per gran parte della sua evoluzione. Oggi però disponiamo di farmaci molto efficaci che possono rallentare la progressione e, nelle fasi iniziali, anche arrestarla. Individuare la malattia precocemente permette quindi di intervenire con modifiche dello stile di vita, indicazioni dietetiche e terapie farmacologiche che possono cambiare in modo significativo la prognosi».
Dottoressa, qual è il focus della Giornata mondiale del rene di quest’anno?
«Il tema è ‘Salute renale per tutti, vicini alle persone, attenti al pianeta’. Promuovere stili di vita sani significa proteggere la salute dei reni sia nella prevenzione sia quando la malattia è già stata diagnosticata. Anche l’alimentazione ha un ruolo importante: una dieta con un apporto controllato di proteine e di sale può fare la differenza tanto quanto le nuove terapie. Inoltre la Società Italiana di Nefrologia pone sempre più attenzione anche all’impatto ambientale: prevenire le malattie renali significa ridurre le forme più gravi e quindi anche l’impatto sul sistema sanitario e sull’ambiente. Per questo invitiamo i cittadini a partecipare alla Giornata mondiale del rene, giovedì 12 marzo a Spazio Comune (dalle 9 alle 16), dove sarà possibile misurare la pressione, effettuare l’esame delle urine e confrontarsi con i nefrologi per sapere come stanno i propri reni».
La rubrica, realizzata insieme ad Asst di Cremona, può essere ascoltata sul sito del quotidiano La Provincia di Cremona e di Crema e anche sul suo canale YouTube.
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