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CREMA

Lacrime e palloncini bianchi per l'ultimo saluto a Sabrina

Folla e commozione ai funerali della giovane nella parrocchia di San Bernardino

Cristiano Mariani

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cmariani@laprovinciacr.it

18 Giugno 2021 - 16:42

CREMA - «Finalmente, dopo quasi undici mesi, Sabrina è tornata a casa», risuona nella navata della parrocchiale, alle 3 e mezza in punto del pomeriggio. La voce è quella di don Lorenzo Roncali, il sacerdote che celebrerà il funerale al fianco dei confratelli don Luciano Pisati e don Alessandro Vanelli. Ma le parole sono le stesse, pronunciate con un filo di voce dal fratello di Sabrina, Gregorio, mentre ringrazia il capitano dei carabinieri Giovanni Meriano, al termine della funzione: «Finalmente, questi dieci mesi sono passati...». Perché tanto è trascorso da quando l’operaia di 39 anni, madre di un ragazzo oggi 16enne, è scomparsa nel cuore della notte di Ferragosto, giusto nelle strade che si snodano dal piazzale della chiesa, nel cuore di un quartiere che è anche un piccolo mondo. E tutto ciò che resta di lei, ora, riempie a malapena il cofanetto di legno chiaro, adagiato ai piedi dell’altare. Perché una volta morta — secondo la Procura assassinata per una avance sessuale respinta; stando alla versione dell’unico indagato stroncata da un malore dovuto alla droga consumata assieme — Alessandro Pasini, il vicino di casa di 46 anni in carcere dal 18 agosto, l’ha bruciata assieme alla sua auto. Una tanica di gasolio versata sulla carrozzeria della Panda dell’amica, per cancellare ogni traccia e tingere di giallo il dramma consumatosi in un appartamento della vicina via Porto Franco. C’erano gli amici di una vita, ma anche le istituzioni, con tanto di assessore Emanuela Nichetti in fascia tricolore, al fianco del collega Matteo Gramignoli.

C’erano gli investigatori che per mesi hanno cercato di far luce sul destino di una ragazza «sempre col sorriso sulle labbra»; ma soprattutto, tra i banchi della chiesa, c’erano gli affetti più cari di Sabrina. Ed è al figlio Omar, in prima fila, che si è rivolto don Lorenzo dall’altare: «La mamma ti proteggerà sempre dal cielo». E gli occhi della «mamma» erano fissi proprio su di lui, dalla fotografia di una Sabrina Beccalli raggiante, poggiata su un cavalletto accanto a quella piccola bara. Ma don Roncali non si è limitato al dolore del figlio, seppure il più fragile. E ha nominato, uno ad uno, il fratello Gregorio e le sorelle Teresa e Simona: «La famiglia». La stessa che, mentre i palloncini bianchi venivano lasciati salire in cielo al termine della celebrazione, hanno voluto abbracciare per l’ultima volta il cofanetto con i resti di Sabrina, prima che il carro funebre lasciasse San Bernardino per il cimitero di Offanengo. È lì che è stata sepolta, accanto alla madre Rosa, stroncata dalla prima ondata della pandemia. Una «famiglia» composta, i Beccalli, in un dolore rivissuto giorno dopo giorno dal 15 agosto scorso. «Ma la catena del male, sebbene sia lunga e tribolata, va spezzata... Questo è il momento di fermarsi e si riflettere — ha esortato don Roncali durante l’omelia —: non si può fingere che nulla sia successo, certo. E non possiamo far a meno di invocare una giustizia celere e accurata. Ma sappiamo che non potrà restituirci il sorriso di Sabrina».

Già, l’espressione solare che è stata evocata più volte durante la funzione, quei «riflessi di farfalla» della melodia del cantautore cremasco Gio Bressanelli, che ha inumidito anche gli occhi di chi, probabilmente, l’aveva conosciuta poco quella ragazza con casa in via Enrico Martini. Ma ha comunque deciso di far sentire la sua vicinanza a una famiglia toccata nell’affetto più caro: «L’amore», come rimarcherà don Lorenzo prima di cospargere d’incenso quella bara tanto piccola.

RIPRESE: FOTOLIVE/MASSIMO MARINONI

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