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Doppio appuntamento al Milestone di Piacenza nel weekend

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

05 Febbraio 2016 - 12:23

Doppio appuntamento al Milestone di Piacenza nel weekend

Piacenza Jazz Club

info@piacenzajazzclub.it 

Sabato 6 febbraio 2016 ore 20.45
Stefano Battaglia Trio & intervallo in dialogo
ATTENZIONE AL'ANTICIPO D'ORARIO

Al Milestone sabato 6 febbraio lo Stefano Battaglia Trio presenta un interessantissimo progetto sulla musica di Alec Wilder, dal titolo: “Alec Wilder Art Songs”.
Sarà un concerto "interattivo" che cercherà di coinvolgere il pubblico in sala.

La serata prevede due set, intervallati da un momento nel quale i musicisti si concederanno ad una sorta di intervista - condotta da Angelo Bardini - e scambieranno con il pubblico opinioni e sensazioni raccolte durante la preparazio ne del progetto.
Il primo set avrà inizio alle ore 20:45 (apertura della sala alle ore 20:15) e durerà circa mezz'ora; altrettanto durerà la chiacchierata con gli artisti e poi un secondo set, a partire quindi dalle 21:45 di circa un'ora.

Con Stefano Battaglia al pianoforte ascolteremo Salvatore Maiore al contrabbasso e Roberto Dani alla batteria, Il concerto inizierà alle ore 20.45 (ingresso libero con tessera Piacenza Jazz Club o Anspi dalle 20.30): l’anticipazione è dovuta alla inusuale programmazione della serata, che prevede due set intervallati da una sorta di intervista condotta da Angelo Bardini.

In questa occasione il Trio guidato da Stefano Battaglia affronta l’opera del grande compositore americano Alec Wilder (1897-1980), autore di un gran numero di lavori innovativi; l’oblio, nel quale Alec Wilder è sospeso, è diventato nel tempo una inspiegabile caratteristica che ha reso via via sempre più affascinante e sottovalutata la sua figura. Era un uomo brillante e colto, viaggiatore fanatico, amante della natura e arguto osservatore, nonostante il talento e il gusto innato, ebbe sempre a combattere con la precarietà della sua carriera. Ispirato dal lavoro di Harold Arlen e dalla cantante Ethel Waters, Wilder cominciò a scrivere canzoni alla fine degli anni ’20. Nel 1945l'attenzione dedicata da Frank Sinatra all’arte orchestrale di Wilder si concretizzò nell’album “Frank Sinatra Conducts The Music Of Alec Wilder”. Fu una svolta decisiva, ma Wilder intuì i pericoli dello show-business americano, rivolto alle forme più popolari e lo fuggì concentrandosi via via sempre di più sulle forme classiche e sui linguaggi “colti”, continuando comunque a scrivere can zoni, ma sviluppando un catalogo di lavori strumentali, intimi e delicati, quasi sempre dedicati alla forma breve, alla miniatura, con grande attenzione alla sintesi e a un’idea piuttosto moderna di “non-sviluppo”. Wilder credeva fermamente che la qualità si nascondeva nel dettaglio, nella disciplina e nell’intensità, piuttosto che nella quantità, nel peso e nel volume.

Ha musicato opere letterarie e poetiche diverse, alcune in forma di lieder, altre con una forma a sviluppo orizzontale, non ciclica, da lui denominate Art Songs. Nel 2014 in collaborazione con la Alec Wilder Foundation, la Patterson University, Torino Jazz Festival e ECM Records, Stefano Battaglia ha affrontato con questo trio una lunga serie di registrazioni per documentare l'integrale delle songs di Alec Wilder.

Prepariamoci al Jazz Fest con una infuocata jam!

Domenica 7 febbraio (ore 18:00) spazio a tutti i musicisti sul palco del Milestone.

Il Milestone di via Emilia Parmense 27, sede del Piacenza Jazz Club, ospita la jam session che “lancia” l’imminente Jazz Fest, che inizierà sabato 13 febbraio; sono invitati tutti i musicisti che vogliano esprimere il loro amore per il jazz suonando insieme gli standard e il blues.

Il concerto inizierà alle ore 18.00 (ingresso libero con tessera Piacenza Jazz Club o Anspi), ma già dalle 17.30 sarà possibile accedere alla sala.

La jam session, cara ad ogni jazz club che si rispetti, è una riunione di strumentisti che si ritrovano per una performance musicale, senza aver nulla di preordinato, se non il fatto che gli standard eseguiti sono ben noti a tutti e permettono a chiunque di improvvisare su schemi armonici già conosciuti. Alle Jam possono partecipare musicisti di tutti i livelli. Quella delle Jam Session è una tradizione che si tramanda da diverse generazioni di musicisti jazz, anche se ultimamente ha perso un po’ di smalto. Il vero significato del “jammare” insieme è quello anzitutto di divertirsi e divertire il pubblico, che vede alternarsi sul palco, in modo improvvisato e spe sso casuale, diversi musicisti. Oltre all’aspetto squisitamente e preziosamente goliardico e conviviale, la Jam è un momento di confronto e di crescita musicale per chi ne prende parte, perché ci si mette in gioco, spesso “senza rete”, cioè senza la progettualità che normalmente si mette in campo quando ci si appresta a fare un concerto col proprio gruppo. Fin dagli albori del Jazz, le jam session hanno giocato un ruolo centrale nell’evoluzione di questa forma d’arte, ma soprattutto hanno contribuito ad esaltare e stimolare la crescita degli artisti.

La tradizione consolidata prevede che il gruppo esponga il tema del brano, poi ogni musicista ha spazio per alcuni "chorus" d’improvvisazione ed infine viene ripreso il tema iniziale. Le jam sono una stimolante occasione che può insegnare qualcosa anche ai jazzisti più esperti, dove le sorprese sono sempre ben accolte. Domenica pomeriggio saran no molti i musicisti che si alterneranno sul palco del Milestone per contribuire alla festa con il loro strumento, tra i quali alcuni docenti e allievi della Milestone School of Music.

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