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L'omaggio di Giorgio Pressburger alla pigra, dolente e gioiosa umanità di Trieste

Gigi Romani

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07 Gennaio 2016 - 16:48

L'omaggio di Giorgio Pressburger alla pigra, dolente e gioiosa umanità di Trieste

Alcune raccolte di racconti, pur parlando apparentemente di storie individuali, nel loro insieme mirano a rappresentare un luogo, una città. Così per esempio ‘Gente di Dublino’ di James Joyce, o le ‘Cinque storie ferraresi’ di Giorgio Bassani. Questi luoghi a loro volta sono una metafora dell’umanità, se non dell’Universo intero. Che cosa desidera fare Giorgio Pressburger con questi suoi racconti? La città di Trieste in sé è già stata consacrata da tempo come luogo letterario. Il mondo qui rappresentato vuole scuotere il lettore dal suo torpore di indifferenza verso gli altri, mostrare quello per cui Trieste rimane ancora un posto dalla cui sofferenza e disposizione alla conciliazione con l’esistenza c’è ancora da imparare. Una città che Pressburger — narratore, autore e regista teatrale, saggista — è nato a Budapest nel 1937, ha conosciuto e imparato ad amare da adulto. Si è infatti rifugiato in Italia nel 1956, dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria. «Le storie che ho raccolto qui — spiega — provengono da racconti di conoscenti, pettegolezzi da caffè e tristi o ridanciane cronache cittadine. Come tali potrebbero essere anche vere. Di fatto le ho ritoccate notevolmente, adattandole a ciò che io penso fosse la verità. Che ha poco o niente a che fare con le vicende reali. Verità e realtà: è un binomio difficile, ma con un po’ di accortezza se ne può disinnescare la portata esplosiva, tanto che questa mia raccolta va considerata a tutti gli effetti un’opera di fantasia. Tra le tante storie che ho ascoltato, quelle che leggerete qui hanno spesso per protagoniste alcune persone con velleità artistiche. È molto frequente, questo, nella nostra città. L’acume commerciale si accompagna spesso a un’aspirazione amatoriale nel campo delle arti. Chi scrive poesie, chi dipinge, chi fa il collezionista di quadri, chi prende lezioni di canto, come racconta anche il grande Saba in una sua breve prosa. In fondo siamo tutti dilettanti di fronte al nostro destino. E spesso è questo che ci salva (e qualche volta ci condanna). Ma oltre che di persone e di vicende, volevo parlare in questi racconti anche della città, oggi famosa e ammirata direi in tutto il mondo occidentale. Spero che chi legge questo libro venga a vedere da vicino alcuni dei luoghi indicati, anche se sono solo luoghi e non celebri monumenti. È proprio qui uno degli aspetti più affascinanti di Trieste: è essa stessa un monumento alla discreta, pigra, stravolta, dolente e gioiosa umanità».

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