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Le incisioni de I Musici realizzate all’inizio degli anni ’50

La storia dell’Italia del dopoguerra nei cd finanziati dalla Fondazione Stauffer

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

14 Gennaio 2014 - 19:57

Felix Ayo

Felix Ayo

La cosa più spassosa, nel racconto di Felix Ayo riferito a quella storica incisione milanese degli anni ’50, è l’episodio relativo alla registrazione dei Concerti Armonici di Pergolesi (altresì attribuiti a Carlo Ricciotti). «Avevamo rifatto più volte quel finale—riferisce il famoso violinista — quando finalmente eseguimmo quello che ci eravamo prefissati. Ma ecco che, appena smorzato il suono, lasciando quell’alone necessario affinché la nota si spenga nell’aria, un rumore contro il portone della chiesa dove stavamo registrando distrugge tutto il nostro lavoro! Furiosi uscimmo a vedere chi fosse il colpevole di questo dispetto. C’erano dei ragazzini che si erano messi a giocare a pallone e avevano deciso che il portone della chiesa fosse anche la porta contro la quale mandare la palla in goal! Tra loro ne pescammo due a caso e, per intimorirli, minacciammo di chiamare i vigili. Chiedemmo così i loro nomi: ‘Io mi chiamo Sandro, Sandro Mazzola, e lui è mio fratello Ferruccio’...». E’ la storia dell’Italia del dopoguerra quella che si incrocia e si incontra in questo racconto di Felix Ayo, testimone di una delle storiche registrazioni de I Musici che la Fondazione Walter Stauffer di Cremona sta contribuendo a digitalizzare, finanziando un progetto del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia. Questo è il secondo cofanetto—del precedente si è già detto in queste pagine — di una collana che si prospetta ricca di perle. Parliamo di una abbondante quantità di incisioni analogiche che il glorioso ensemble realizzò prima per Columbia quindi per Philips in un’epoca pionieristica per il mercato discografico che vide I Musici effettuare la prima registrazione de Le Quattro Stagioni di Vivaldi, con lo stesso Ayo violino solista, che vendette milioni di dischi in tutto il mondo, cose impensabili al nostro tempo. In quel meraviglioso gruppo militava, come prima viola, Bruno Giuranna, ben noto a Cremona in quanto docente ai prestigiosi corsi dell’Accademia Stauffer; sua madre Barbara Giuranna fu tra coloro che favorirono la nascita e lo sviluppo di quella istituzione, tanto più stimolando il determinante incontro con Arturo Toscanini che definì I Musici «un’orchestra da camera perfetta, grazie a questi giovani Non Muore la Musica!». Questo secondo cofanetto si articola in due cd che digitalizzano registrazioni Columbia degli anni 1953, 1954 e 1955 effettuate a Milano nella basilica di Sant’Eufemia. Oltre ai citati Concerti Armonici di Giovanni Battista Pergolesi, la tracklist comprende il Concerto Grosso op. 6 n. 1 di Arcangelo Corelli, la Sonata a quattro n. 3 di Gioachino Rossini, la Sinfonia a tre per violoncello e continuo e il Concerto per violino e archi in si bemolle maggiore dello stesso Pergolesi. Anche questa volta — come nel caso del doppio precedente cd — a colpire è il suono cristallino e trasparente espresso dal gruppo, come giustamente osserva Ayo, un suono «pieno di vitalità negli Allegro e di espressività intensa, ma contenuta, nei tempi lenti». Dischi — questi come i precedenti di cui si è parlato—che riaffermano la bontà di questo ensemble e della ‘scuola italiana’ degli archi.
Roberto Codazzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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