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Ritondale contro il ‘controllismo’ e la dittatura del web

Sotto un cielo di carta nascono rapporti veri

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

14 Ottobre 2015 - 16:03

Sotto un cielo di carta nascono rapporti veri

Roberto Ritondale
‘Sotto un cielo di carta’
Leone editore
216 pagine, € 9,90

Un po’ di Orwell, un pizzico di Bradbury, molto del mondo in cui viviamo si ritrovano ‘Sotto un cielo di carta’, titolo del nuovo romanzo di Roberto Ritondale, che immagina un futuro distopico dove il regime del ‘controllismo’, abolita la carta, impone l’uso di un tablet governativo affinché tutto sia tracciabile: dagli acquisti alle letture, dai sentimenti alla salute. A ribellarsi alla dittatura e all’ideologia del generale Sainon, sostenuta da slogan che sono degli ossimori (‘comprimere per espandere!’, ‘svuotare per riempire!’, ‘combattere per pacificare!’), è un ex cartolaio, l’anziano Odal Clean, il cui nome è l’anagramma delle prime quattro lettere del nome di Aldous Huxley, l’autore de ‘Il mondo nuovo’, il terzo autore cui Ritondale rende esplicito omaggio. Dopo una vita trascorsa tra libri, dispense e risme di fogli, il quasi ottantenne Odal combatte a modo suo per riconquistare la libertà. «Sono — ammette Ritondale — un maniaco della carta: l’annuso, la stropiccio, cerco di farci persino gli origami. E forse il romanzo nasce proprio dalla paura che la carta possa scomparire - come accaduto per le pergamene e i papiri - sostituita da un mondo completamente digitalizzato. La carta è anche libertà. Basti pensare ai libri, alle pubblicazioni clandestine, ai samizdat. Ed elude la tracciabilità assoluta a cui punta chi ci vuole controllare». Non a caso secondo l’autore, giornalista dell’Ansa, in un certo senso il ‘controllismo’ è già qui: «Il romanzo è una metafora orwelliana sulla dittatura del web. E sposa in pieno - spiega - la tesi del libro di Edward Snowden, ‘Sotto controllo’, secondo cui abbiamo ceduto ai colossi di internet e ai governi nazionali molta parte della nostra privacy». «Il web — si legge — si era rivelato un grande inganno, innanzitutto perché aveva promesso di avvicinare le persone e invece le aveva inesorabilmente allontanate. Quanto più crescevano i rapporti virtuali, tanto più diminuivano quelli reali». E qui il futuro parla molto del nostro presente: «Tra Facebook e Twitter, passiamo ore — nota Roberto — a parlare con amici virtuali e non abbiamo più tempo per abbracciare gli amici di sempre. Infatti nel romanzo gli abbracci in pubblico fra persone non consanguinee sono addirittura vietati». Se nel racconto, che è pensato soprattutto per un pubblico di giovani, il ‘controllismo’ non appare destinato a durare per sempre, nella realtà invece una rivolta è meno probabile.

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