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Dal 12 luglio al 2 agosto

Festival 'Il grande fiume'

Attori di spicco della scena italiana in un cartellone di grande rigore e coerenza

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

04 Luglio 2015 - 12:45

Festival 'Il grande fiume'

E’ un viaggio nel teatro autorale, nel teatro che sa coniugare eternità e presente, classicità e contemporaneità. Così il festival, organizzato da Il Ramo d’Oro e diretto da Luigi Ronda, si avvia a compere il suo itinerario di bellezza lungo le rive del Po grazie alla collaborazione dei Comuni di Cremona, Gerre de’ Caprioli, Pieve d’Olmi, Polesine Parmense, San Daniele Po, Stagno Lombardo e Zibello. La novità di quest’anno è l’ingresso di Cremona che per la seconda volta a distanza di anni entra nei Comuni sostenitori del festival in nome di un Po sempre più lontano dalla città.

Detto questo a Cremona spetterà la chiusura della kermesse in largo Boccaccino alle spalle dell’abside del Duomo con Antigone Quartet Concerto di e con Elena Bucci e Marco Sgrosso, due artisti che vivono di una strepitosa poetica teatrale, che sanno incantare e raccontare, che fanno del mito di Antigone non solo un concerto, ma anche un’elegia in cui diritto e legge del sangue, amore e potere si scontrano e confrontano nel segno dell’eroina tebana.

E se la chiusura è affidata al mito: parola segreta che il mondo dischiude, l’apertura venerdì 12 luglio a Pieve d’Olmi è tutta per Maria Paiato, l’attrice della Zanella per intenderci, ma soprattutto un mostro senziente di bravura, un’attrice di istinto e carnalità che in Amuleto di Roberto Bolaño parte così: «Questa sarà una storia del terrore. Sarà una storia poliziesca, un noir, un racconto dell’orrore. Ma non sembrerà. Non sembrerà perché sono io quella che la racconta. Sono io a parlare, e quindi non sembrerà. Ma in fondo è la storia di un crimine atroce».

Stasera sono in vena è “uno spettacolo ironico, di un'ironia amara, in cui Oscar De Summa analizza parte della sua adolescenza in un periodo, gli anni ottanta, in cui in Puglia si è venuta a formare la Sacra Corona Unita — si legge nelle note di sala —. È il racconto di una terra che decide di cambiare direzione, di appropriarsi del proprio male, sullo sfondo di un altro cambiamento, nella direzione opposta, ovvero la caduta del muro di Berlino che tanta sensazione che le cose potessero cambiare aveva prodotto». Insomma storia intima e storia grande si intrecciano il 18 luglio a Zibello con Oscar De Summa in una costante de Il Grande fiume che cerca quel teatro che sa essere poetico e politico al tempo stesso, perché l’azione del teatro è smuovere e costruire altre prospettive.

In questa direzione di un teatro che racconta il nostro oggi si pone l’imperdibile Scene d’interni dopo il disgregamento dell’Unione Europea di Michele Santeramo, vincitore del Premio Riccione e con Michele Sinisi che ha ricevuto una nomination agli Ubu come migliore attor ed Elisa Marinoni. Lo spettacolo arriverà fresco fresco di Debutto il 25 luglio a Motta Baluffi e porta la firma produttiva del cremonese Pierfrancesco Pisani. Dall’Europa all’intimità di coppia in una osmosi di confronto, scontro che promette di lasciare senza fiato. Questo è Lungs di Duncan Macmillan con Sara Putignano e Davide Gagliardini, uno spettacolo prodotto da Teatro Due assolutamente da non perdere, il 24 luglio a San Daniele Po. In scena sono un lui e una lei, una coppia di trentenni che si raccontano, dicono di loro, dell’avventura dell’amore, delle incertezze del lavoro, di un presente e di una generazione che deve vedersela con un benessere in caduta libera. Lungs — polmoni — è una pièce di grande forza e leggerezza, è l’esempio di come il teatro esista laddove c’è una storia bella da raccontare e vivere e due bravi attori che sanno coinvolgere ed emozionare un pubblico intelligente. Tutte queste caratteristiche coesistono da sempre nel Grande fiume.

Chiudiamo questa analisi del programma dell’edizione della maggiore età – è la diciottesima – segnalando un dittico: Io, Calibano di Tim Crouch per la regia di Fabrizio Arcuri — il 21 luglio a Stagno Lombardo — e Io, Cinna sempre di Crouch il 30 luglio a Gerre de’ Caprioli Bosco Ex Parmigiano. Chi l’anno scorso vide Io, Fiordipisello e Io, Banquo non si può certo perdere gli altri due pezzi della tetralogia di Crouch che rilegge le grandi opere di Shakespeare: in questo caso La Tempesta e il Giulio Cesare attraverso figure secondarie: il mostro Calibano in un caso e il poeta Cinna, nell’altro. La proposta è intelligente, spiazzante, di forte traccia contemporanea ma con un altrettanto salda conoscenza della semantica teatrale, il tutto costruito sul corpo resistente e seducete delle opere di Shakespeare.

Insomma nell’edizione della maggiore età Il Grande fiume conferma una maturità estetica e un rigore che poche manifestazioni possono vantare, una coerenza da applaudire e sostenere, soprattutto in tempi in cui flashmob, graffiti e acquerelli ottocenteschi convivono per coprire un vuoto di idee allarmante…

Nicola Arrigoni

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