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I mille volti di Tognazzi: giovedì 26 febbraio un convegno di studi

Betty Faustinelli

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20 Febbraio 2015 - 12:38

Ugo Tognazzi

CREMONA — Ugo Tognazzi e la televisione, Ugo Tognazzi e l’Italia del boom raccontata attraverso i suoi film negli anni Sessanta: sono i filoni del convegno Un due tre... Ugo. Le identità di Tognazzi tra cinema e televisione che si terrà giovedì pomeriggio a partire dalle 15 presso il Dipartimento di Musicologia - Università di Pavia. Contestualmente, sempre a palazzo Raimondi, sarà aperta una mostra di manifesti cinematografici realizzata in collaborazione con la nipote di Ugo, Bice Brambilla. In serata, inoltre, al Filo alle 21 sarà proiettato il film Amici miei. La pellicola in effetti c’entra poco con gli anni Sessanta — è del ‘75 —, ma il film è entrato ormai nella memoria collettiva e certo chiuderà la giornata in leggerezza. Al convegno parteciperanno: Roberto Della Torre, Ettore Favini, Gianluca Galimberti, Elena Mosconi, Giorgio Simonelli, Gianmarco Tognazzi e Deborah Toschi. Lo stesso Simonelli introdurrà la proiezione del film. Il convegno è il primo atto pubblico dell’Archivio Tognazzi Cremona, che si è costituito di recente e che nasce — per volontà congiunta di Comune e Università a venticinque anni dalla morte dell’artista — per promuovere la documentazione e la ricerca sull’attore e regista cremonese; nel corso della giornata di studi verranno tra l’altro illustrati materiali inediti recentemente indagati da giovani studiosi.
«Il convegno — anticipa Elena Mosconi — tratterà gli anni Sessanta, un periodo determinante per la carriera di Tognazzi. Per quanto riguarda la televisione, o meglio la ‘paleotelevisione’, possiamo guardare a tre momenti fondamentali. Innanzi tutto, i Caroselli che proprio in quel periodo videro Tognazzi molto presente. Poi la trasmissione di varietà Un due tre a cui abbiamo preso il titolo.
Purtroppo, in questo caso, il materiale d’archivio non è molto, perché la stessa Rai non conservava tutto e non ci sono, per esempio, puntate intere. Il terzo punto riguarda la serie Francesco Bertolazzi investigatore, di cui Tognazzi fu interprete e regista e che può consuderarsi una delle prime fiction della televisione italiana». Televisione che, ieri ancor più di oggi, non solo calamitava l’attenzione di milioni di italiani, ma che consentiva loro di scegliere solo tra il primo e il secondo canale. La presenza in tv dell’attore lo consacrò tra gli artisti italiani più noti e amati, uno che quasi tutte le sere entrava nei tinelli e nei salotti, uno di famiglia, insomma. Contemporaneamente, Tognazzi proseguiva la sua carriera al cinema. Erano gli anni del ‘boom’, l’Italia si lasciava alle spalle le lacerazioni della guerra, scopriva gli elettrodomestici, la Vespa e le vacanze. Al cinema, la stagione del neorealismo passava il testimone alla commedia all’italiana: l’adesione alla realtà non manca quasi mai, le situazioni comiche si sposano alla satira sociale e di costume, la provincia è spesso protagonista. Tognazzi — con Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni e Nino Manfredi — ne è un indiscutibile protagonista. Tra l’altro, lui e Gassman sono gli unici attori del nord. Però Gassman non perderà mai del tutto la sua aria aristocratica, mentre l’attore cremonese ha una perfetta faccia da italiano medio. «Tognazzi — conferma Elena Mosconi — grazie anche alla sua particolare fisiognomica consentiva un’identificazione diretta da parte del pubblico.
Ne I mostri per esempio rappresenta il nuovo italiano dell’Italia del ‘boom’ nella sua connotazione più grottesca. E attraverso i film Tognazzi racconta anche i cambiamenti della società. In particolare esplora il ruolo maschile all’interno del matrimonio e della famiglia, ovvero i capisaldi di questo tipo di tessuto sociale che stavano vivendo una trasformazione profonda». Capisaldi che i cambiamenti del costume stanno sgretolando, al punto di arrivare nel decennio successivo al divorzio. Tognazzi — la cui vita privata è turbolenta — si cala perfettamente nei panni del maschio italiano, dongiovanni e maschilista sulla carta, sempre più inadeguato alla prova dei fatti. Due esempi per tutti: La voglia matta di Luciano Salce in cui Tognazzi è un industriale che si invaghisce di una ragazzina (Catherine Spaak, allora diciassettenne); Una storia moderna: l’ape regina con cui l’attore comincia il lungo e proficuo sodalizio con Marco Ferreri, spingendo sul suo lato grottesco: qui Tognazzi è un facoltoso commerciante che dapprima scopre nella moglie — già fidanzata castissima e religiosa — una donna dagli appetiti sessuali insaziabili, e che poi ne viene di fatto abbandonato a se stesso dal momento in cui lei ottiene di restare incinta; ridotto a fuco, muore quando nasce il figlio.
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