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Cremona. L'opera chiude la stagione lirica del Ponchielli

Pene d’amore fin de siècle. Piacciono ‘Les Contes d’Hoffmann’ di Offenbach

Gigi Romani

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08 Dicembre 2014 - 11:49

Pene d’amore fin de siècle. Piacciono ‘Les Contes d’Hoffmann’ di Offenbach

Uno spettacolo giocato su pochi elementi scenici che tuttavia riescono bene a tradurre l’atmosfera dei singoli episodi dell’opera. Ciò grazie alla regia di Frédéric Roels, direttore artistico dell’Opéra de Rouen, la città dell’alta Normandia entrata nel consorzio produttivo — assieme al Circuito Lirico Lombardo e alla Fondazioni Pergolesi-Spontini di Jesi — dei Racconti di Hoffmann, l’opera di Offenbach che chiude la stagione lirica del Ponchielli (il 6 e l'8 dicembre). L’allestimento concepito da Roels — che si è valso del contributo dello scenografo Bruno de Lavènere e del costumista Lionel Lesire — si caratterizza per la presenza di un grosso cubo ruotante che scopre via via, nei rispettivi atti, le figure di Olympia e Antonia; intorno a esso girano Hoffmann, Coppelius e Dapertutto, così da dare centralità anche scenica alle figure femminili, mentre nell’atto veneziano (il quarto) è stato reso il sapore fin de siècle della festa con un lampadario di cristallo, lunghi specchi e candelabri. Christian Capocaccia ha diretto I Pomeriggi Musicali con gusto ed esperienza, a dispetto della giovane età, anche se la compagine milanese ha un po’ ecceduto in sonorità in quei passaggi in cui la fine partitura richiederebbe un trattamento quasi cameristico. Piani sonori sfasati, qua e là, anche tra complesso orchestrale e coro, quest’ultimo comunque ben preparato dal cremonese Diego Maccagnola, giovane che da qualche anno ha affiancato Antonio Greco (entrambi provengono dall’esperienza del Costanzo Porta) nella direzione del coro del Circuito Lombardo. In tema di cremonesi, come non lodare anche questa volta Nadija Petrenko, mezzosoprano di origine ucraina che in tutti questi anni è stata presenza costante nelle stagioni del consorzio regionale, dando forma a tanti ruoli da caratterista — ci si passi l’espressione tipica del gergo cinematografico — senza sbagliare un colpo, dalla Maddalena di Rigoletto alla Zita di Gianni Schicchi, dalla Mary del Vascello fantasma alla Madre interpretata ieri sera con il giusto carattere vocale e scenico. Complessivamente la compagnia di canto ha offerto una prova positiva. Il tenore di origine belga Michael Spadacini (Hoffmann) ha retto la lunga e impegnativa parte con solidità di voce e senza cedimenti. Bene i tre giovani soprano che si sono equamente spartiti le parti dei tre personaggi femminili di cui Hoffmann si innamora nel corso dell’opera: Bianca Tognocchi (Olympia), la ventenne kazaka Maria Mudryak (Giulietta), la tedesca Larissa Alice Wissel (Antonia). Convincente sul piano recitativo più ancora che su quello vocale il basso Abramo Rosalen (Lindorf, Coppélius, Dottor Miracle, Dapertutto); stesso discorso per il mezzosoprano Alessia Nadin (Nicklausse, La Musa) e per il tenore Stefano Consolini (Spalanzani, Nathanael).

Roberto Codazzi

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