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Il prezzo della felicità è una vita senza amore

Nella pièce di Miller in scena al Ponchielli, Umberto Orsini si regala una scena finale che esprime tutto il dramma dei personaggi milleriani

Daniele Duchi

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dduchi@laprovinciacr.it

08 Marzo 2017 - 14:57

Il prezzo della felicità è una vita senza amore

Massimo Popolizio e Umberto Orsini al Ponchielli

CREMONA - Il prezzo di Arthur Miller – in scena martedì 7 al Ponchielli e in replica mercoledì 8 marzo (ore 20,30) - sa essere profetico e angosciante al tempo stesso, sa essere racconto ‘realistico’ e al tempo stesso una parabola di sconcertante attualità. Si parla di crisi economica, di felicità conquistata facendo acquisti, si parla soprattutto di soldi che regolano e condizionano il vivere, si parla di relazioni frante e conflittuali impantanate nei silenzi della lontananza e della convenienza. Al centro della vicenda la vendita dei mobili della casa di famiglia, accatastati in un vecchio palazzo prossimo alla demolizione. Victor (Massimo Popolizio) è un poliziotto, vicino alla pensione. Sua moglie Esther (Alvia Reale) è una donna depressa e schiava dell’alcool, che ha deciso di lasciarlo e che gli rimprovera di essersi lasciato vivere, di non aver terminato gli studi e di non avere il coraggio né di andare in pensione né di cambiare vita. Per la vendita di quei mobili Victor ha ricontattato il fratello Walter (Elia Schilton) che non vede da anni, un chirurgo di successo a cui rimprovera di averlo lasciato da solo a gestire il padre vecchio e depresso. A valutare il valore di quei ricordi di famiglia, di quei mobili che nessuno vuole Victor ha contattato Solomon (Umberto Orsini), un vecchio ebreo che un po’ come il commesso viaggiatore ha fatto di quella sua professione una filosofia di vita e la chiave di volta per entrare nelle storie delle persone che incontra, delle famiglie di cui deve stimare il valore dei beni. Non ci vuole molto a capire che quella situazione è propizia per far venire a galla rancori, verità nascoste, fare emergere la storia della famiglia Franz, caduta in disgrazia dopo la crisi del ’29.

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