L'ANALISI
CALCIO SERIE A
08 Marzo 2026 - 19:21
Il rigore su Sanabria
LECCE - «Non sono qui a parlare della partita sotto l’aspetto tecnico o tattico. Ci sono gli allenatori che lo sanno fare meglio di me. Sono qui per rivendicare il rispetto che la Cremonese merita. Quello nel finale era un rigore solare». Il primo a presentarsi davanti ai microfoni dopo la sconfitta di Lecce è il direttore sportivo Simone Giacchetta, visibilmente arrabbiato.
Il dirigente grigiorosso non nasconde l’amarezza per una decisione arbitrale che ha penalizzato la squadra in un momento decisivo della gara. Quel calcio di rigore per fallo di Gaby su Sanabria non concesso nei minuti finali, avrebbe potuto regalare alla Cremonese un pareggio pesantissimo in uno scontro diretto per la salvezza.
Giacchetta mantiene toni fermi. «Oggi, per la seconda volta in questa stagione, ci sentiamo derubati di un calcio di rigore che poteva determinare il risultato della partita. È già successo a Torino, sempre nei minuti finali: anche in quell’occasione un fallo di mano nettissimo non è stato sanzionato. Un episodio riconosciuto da tutti, tranne che da chi doveva prendere la decisione».
Il direttore sportivo insiste sull’episodio avvenuto nel finale della sfida del Via del Mare. «Questa volta è accaduta la stessa cosa. Un intero stadio si è ammutolito rendendosi conto del fallo commesso. L’arbitro era a pochi metri dall’azione e non avrebbe dovuto avere difficoltà a valutare quanto accaduto. Non solo non è stato concesso il rigore, ma il nostro giocatore è stato addirittura ammonito».
Da qui la riflessione sul ruolo della tecnologia. «A questo punto mi chiedo a cosa serva il Var. Uno strumento che dovrebbe aiutare gli arbitri proprio a chiarire episodi come questo, che sono decisivi e possono cambiare l’esito di una partita. Tutti noi siamo stati testimoni di un episodio netto. In situazioni del genere, quantomeno, l’arbitro dovrebbe essere richiamato al monitor per rivedere l’azione e valutare con maggiore attenzione ciò che è successo».
Giacchetta allarga poi il discorso oltre il singolo episodio. «Questo va al di là della Cremonese. Sono situazioni che possono capitare a chiunque e che incidono pesantemente sul risultato. A volte discutiamo a lungo di interpretazioni arbitrali minimi, ma poi davanti a episodi così evidenti non si interviene. E invece un singolo intervento poteva cambiare tutto».
Nel concitato finale della gara, racconta il dirigente grigiorosso, non c’è stato nemmeno il tempo di confrontarsi direttamente con il direttore di gara. «Non abbiamo avuto modo di parlare con l’arbitro. Ci dispiace, inoltre, che qualche nostro giocatore si sia fatto trascinare dall’enfasi degli ultimi minuti, rimediando cartellini evitabili. Ma questa è una responsabilità che affronteremo e risolveremo all’interno dello spogliatoio».
Resta però il rammarico per una partita che, secondo la Cremonese, è stata fortemente condizionata da quell’episodio. «Dispiace perdere una gara così importante, uno scontro diretto che metteva in palio tre punti fondamentali per il nostro cammino. Proprio per questo il rammarico è ancora più grande».
La rabbia della Cremonese si concentra tutta sull’episodio avvenuto al 95’: Sanabria riesce a trovare spazio nell’area del Lecce e si presenta davanti a Falcone, ma cade a terra dopo un contrasto con il difensore Gaby Jean. A un primo sguardo l’azione sembra caratterizzata soprattutto da una vigorosa spinta nella parte alta del corpo, abbastanza energica da far perdere all’attaccante il tempo per la conclusione. Le proteste dei grigiorossi però riguardano anche un secondo contatto: nel tentativo di intervenire, Jean finisce per toccare il piede destro di Sanabria. Un doppio impatto che dalle immagini appare piuttosto evidente.
A chiarire la dinamica è l’ex arbitro Gianpaolo Calvarese: «La spinta può anche essere considerata non particolarmente intensa, ma l’immagine dal basso mostra chiaramente il contatto del piede del difensore su quello dell’attaccante, che non allarga la gamba: è calcio di rigore netto».
Dello stesso avviso anche l’altro ex arbitro Luca Marelli: «L’errore più grave è del Var: il contatto basso c’era, la gamba di Jean colpisce quella di Sanabria e il Var avrebbe dovuto richiamare l’arbitro alla revisione».
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