L'ANALISI
BASKET: PICK & ROLL
03 Febbraio 2026 - 09:24
Payton Willis in possesso palla a Sassari. In sfondo, la gioia di coach Luca Bechi e di tutti i tifosi oroamaranto al termine della gara vinta dalla Juvi contro la Libertas Livorno (FotoLive/Sessa)
CREMONA - Non è semplice commentare la sconfitta subita dalla Vanoli sul campo della Dinamo Sassari, non tanto per il ko che in trasferta ci può sempre stare, quanto per la prestazione molto insufficiente e sconfortante. Che la formazione di casa, profondamente ritoccata rispetto alla gara di andata sia a livello tecnico (l’allenatore croato Mrsic ha sostituito Bulleri) sia di roster, abbia trovato in questa fase della stagione una quadratura migliore lo si era già visto, ma la brutta sensazione vissuta nel vedere la gara di domenica è stata quella di una Vanoli mai realmente in partita, priva di quelle caratteristiche mostrate in precedenza durante la stagione, soprattutto senza la determinazione, la personalità e la cattiveria agonistica che necessitano in queste gare dal sapore della sfida diretta.
Ne abbiamo parlato anche recentemente, la classifica continua a sorridere alla squadra di Gigi Brotto, in coda c’è chi fatica notevolmente e non riesce ad uscire dalle sabbie mobili, e anche se alla fine è prevista una sola retrocessione, non per questo va fatto l’errore di allentare l’attenzione massima. Ma c’è un altro aspetto che perplime da un po’ ed è la sensazione che un giocatore importantissimo pur giovane ma dotato tecnicamente e fisicamente qual è Ousmane Ndiaye, sia uscito (si spera momentaneamente) da quello che è il contesto di gruppo.
ra andare in crisi di convinzione dei propri mezzi e non si rende più utile alla causa, soprattutto in difesa e negli aiuti ai compagni. Con la Virtus il Gigi da Cittadella lo ha panchinato a lungo, a Sassari è stato in campo 27 minuti ma ha fatto bottino (di punti) solo quando i buoi erano abbondantemente scappati. Nel complesso la Vanoli ha concesso di tutto e di più a Sassari che, nonostante l’assenza della guardia americana Johnson, ha mandato ben sei uomini in doppia cifra, mentre gli ospiti hanno avuto percentuali di realizzazione troppo insufficienti (42.3% da due, 40% da tre) per sperare di fare almeno il solletico agli avversari.
Una giustificazione però va riconosciuta alla Vanoli: un importante allenatore del passato ha sempre sostenuto che quando una squadra si allena male a causa di assenze ed infortuni, perde il ritmo acquisito e ne paga le conseguenze in partita. I ragazzi di Brotto, dopo il blitz di Trento, hanno dovuto fare a meno durante la settimana e in partita dell’apporto del capitano Burns e del play titolare Durham.
Questo comporta una qualità inferiore degli allenamenti, un rimescolamento dei ruoli (per la Vanoli un aspetto non da poco avendo adottato la formula del 5+5 ed avendo così meno frecce a disposizione nella propria faretra) per sopperire alle assenze, ed un recupero della condizione più lungo nel momento in cui torni ad avere tutti a disposizione. Certo, le scusanti non mancano ma l’atteggiamento e la convinzione sono totalmente mancati a Sassari, dove i padroni di casa hanno anche ribaltato a proprio favore la differenza canestri.
È chiaro che, a questo punto, diventa davvero importante il prossimo appuntamento di campionato che vedrà la Vanoli ospitare sabato al PalaRadi (19.30) Cantù, formazione attualmente in penultima posizione a quota 8, ma anch’essa reduce da diversi cambiamenti in panchina (chiamato De Raffaele in sostituzione di Brienza) e nel roster. Un match che per Burns e compagni potrebbe significare il rilancio in campionato.
E così, in un mese di gennaio caratterizzato da una grande creatività collettiva, la Ferraroni JuVi ha infilato la sesta sinfonia superando al PalaRadi un’avversaria davvero ostica qual è la Libertas Livorno. Arrivata a Cremona sulle ali dell’entusiasmo per aver appena raggiunto la seconda posizione in classifica, la formazione toscana è stata supportata da un gran numero di tifosi ma ha dovuto fare i conti con i padroni di casa che, seppur non al completo (capitan Panni era in panchina solo per onor di firma non potendo essere schierato sul parquet causa il malanno fisico che lo perseguita da un po’ di tempo), hanno stretto i denti, hanno fatto quadrato intorno al condottiero Luca Bechi, hanno gettato ancora una volta il cuore oltre l’ostacolo, uscendone vincitori con pieno merito.
È stata quella che gli addetti ai lavori definiscono una partita sporca e cattiva (sportivamente parlando), complicata sia dal punto di vista fisico sia mentale, una battaglia di nervi durata per tutti i 40 minuti di gioco, nei quali i toscani hanno messo qualsiasi parte del loro corpo addosso ai giocatori cremonesi che, ad un certo punto, hanno deciso di non subire e si sono allineati a quanto stava accadendo in campo. A farne le spese Del Cadia che, caduto nel tranello, ha colpito un avversario a gioco fermo ed è stato giustamente espulso, mettendo però così i suoi compagni in ulteriore difficoltà.
Ho ascoltato la dichiarazione post gara del coach livornese Diana, il quale ha avuto il coraggio di sostenere che la terna arbitrale non sarebbe stata in grado di gestire la sfida che proprio la sua squadra ha intavolato su un piano di durezza fisica spesso oltre il limite del regolamento. Diana, livornese doc come lo stesso Bechi, ha dato la sensazione di essere un fan del film ‘Operazione sottoveste’ del 1959 e della celebre frase pronunciata da Tony Curtis ‘nel torbido si pesca meglio’, modo di dire che significa trarre vantaggio da situazioni confuse, ambigue o caotiche; stavolta però, l’operazione è andata male e nella rete da pesca della Libertas non è rimasto alcun pesce...
La Ferraroni JuVi, sia chiaro a tutti, ha vinto questa sfida con pieno merito, uscendo da una situazione ancor più complicata dal dover tenere a lungo Garrett in panchina causa falli (sul terzo assegnato in attacco, dopo aver subito almeno tre contatti più che evidenti ma non sanzionati, è meglio sorvolare). La formazione cremonese si è aggiudicata un incontro intenso, caratterizzato da alti livelli di agonismo, frequenti falli, interruzioni, nervosismo tra i giocatori, dove la tattica ha prevalso spesso sul bel gioco, con scontri fisici duri e una grande pressione psicologica.
La squadra cara alla famiglia Ferraroni non ha perso la trebisonda quando Livorno ha allungato, anzi si è rifatta subito sotto, si è portata a sua volta in vantaggio e nel momento decisivo nell’ultimo quarto è stata presa per mano da Allen (20 punti, 9 rimbalzi e 4 assist) e Vecchiola (16 punti con 9 su 11 ai liberi), non dimenticando il lavoro splendido in difesa e in attacco di La Torre (18 punti), così come l’apporto di Bortolin, Barbante, l’ex Allinei e dello stesso Garrett.
Con il rientro di Bartoli non ancora al meglio, lo staff tecnico di Bechi ha davvero fatto di necessità virtù; un gruppo compatto, unito più che mai, capace di andare oltre i propri limiti scoprendo che, tutto sommato, nessun risultato è impossibile con questa mentalità. Mentre la classifica sorride sempre di più (nell’ottica della corsa alla permanenza nella categoria), la Ferraroni JuVi si deve preparare ad un altro confronto durissimo, domenica a Verona (ore 18), contro un’altra grande del campionato qual è la Tezenis reduce dal ko per un solo punto ad Avellino.
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