L'ANALISI
10 Gennaio 2026 - 05:10
Jason Wong
CREMONA - Novemila chilometri per un sorriso, un autografo e alla fine anche per una piccola, enorme magia. Ci sono storie che il calcio non scrive sulle lavagne tattiche, ma nei cuori. E quella andata in scena allo Zini nel giorno di Cremonese–Cagliari è una di quelle.
Jason Wong arriva da Hong Kong con una missione precisa. «È il mio idolo. Seguo il calcio europeo e mi sono innamorato di Jamie Vardy ai tempi del Leicester. Quando ho saputo questa estate del suo passaggio alla Cremonese mi sono organizzato per poter venire a Cremona. E così ho fatto». Lo dice con semplicità e il sorriso, come se attraversare mezzo mondo fosse la cosa più naturale della terra.
Arriva con addosso la maglia blu del Leicester numero 9, quella delle favole firmate Claudio Ranieri e prima ancora di sistemare il giubbotto ha già acquistato la nuova maglia nera ‘grigiorossa’ di Vardy. Sono da poco passate le 16.30 quando è già sugli spalti, con un cartellone di cartone d’ordinanza stretto tra le mani. Sopra, una richiesta semplice: la maglia del suo eroe. Non riuscirà a ottenerla, ma la storia prende comunque la piega più bella. Prima della gara, dalla balaustra, riesce a scambiare due parole con Vardy prima del riscaldamento. Qualche frase, un sorriso. È il primo contatto, come per saggiare il terreno. Poi, a fine gara, grazie anche alla disponibilità e alla gentilezza della moglie dell’attaccante grigiorosso, arriva il momento più atteso: l’autografo sulla maglia storica del Leicester. Quella delle imprese impossibili.
Nel frattempo Jason ne ha acquistata un’altra, grigiorossa, con il nome di Vardy stampato dietro. Perché certe passioni vanno celebrate due volte.
E come nelle storie che sembrano scritte da un narratore innamorato del pallone, quella visita porta anche fortuna. In campo Vardy non si limita a esserci: segna, illumina, manda in porta Johnsen con un assist e diventa decisivo nel pareggio contro il Cagliari. Un pomeriggio quasi perfetto, come se la presenza silenziosa di Jason sugli spalti avesse aggiunto una goccia di magia all’aria dello Zini.
A fine partita Jason aspetta davanti alla sala stampa, con il sorriso e quella pazienza gentile che sembra appartenere a un altro tempo e ai popoli orientali. «È stato gentile, mi ha firmato la maglia e per me è una soddisfazione. Mi sono fatto più di novemila chilometri, ma è stata una bella avventura».
Poi aggiunge: «Nel mio paese faccio parte dello staff di una società storica come l’Eastern Sports Club. Mi piace il calcio europeo. E Cremona è bellissima».
In mezzo a tutto questo, Jamie Vardy continua a essere molto più di un attaccante. È un ponte tra mondi lontani, un personaggio trasversale capace di unire Hong Kong e la pianura padana, le favole della Premier e la passione grigiorossa. Uno che segna, lotta e senza saperlo regala anche viaggi, sogni e storie.
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