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BASKET SERIE A

Intervista esclusiva. Il presidente Aldo Vanoli: «Io sogno ancora la A1»

«Voglio dare continuità per i giovani, per la mia famiglia, in un campionato importante. Se si presentasse l’opportunità saremmo pronti, anche a una serie A2 di alto livello»

Lucilla Granata

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redazione@laprovinciacr.it

29 Aprile 2022 - 08:13

Intervista esclusiva. Il presidente Aldo Vanoli: «Io sogno ancora la A1»

SONCINO - Non parla da troppo tempo. E quindi comprende la domanda a bruciapelo appena varchiamo la porta del suo ufficio a Soncino. Presidente Vanoli, che sarà della squadra? Lascia o continua? Lui sorride, ci guarda con lo sguardo di chi vuole pesare le parole, ma sa di essere uno diretto che non ama fronzoli, quindi attacca: «Ora vado via per una settimana. Ho bisogno di vedere le cose da una prospettiva diversa e mi prendo il tempo di pensare e di pensarci. Quando torno vediamo».

Aldo Vanoli non ha detto nulla in questi ultimi mesi, ma in giro se ne sono dette e lette tante. C’è perfino chi ha descritto dettagliatamente uno scenario futuribile di fusione. Con Orzinuovi. La squadra bresciana farebbe la A2 e la Vanoli la serie B al suo posto. C’è qualcosa di vero? «I giornali li leggo anche io - commenta il presidente -: un’occhiata la do sempre alle 5 di mattina, prima di iniziare a lavorare. Ma qui voglio essere chiaro. No. Non ne abbiamo mai neanche parlato. Orzinuovi è qui a pochi chilometri, ci sta che vogliano fare la A2, ma finchè la mia società si chiama Guerino Vanoli Basket e porta il nome di mio padre e della mia famiglia, questa cosa non succederà mai. Poi dobbiamo fare un discorso serio, più generale però, che ha a che fare con il momento storico in cui viviamo».

E allora facciamolo. «Sono un imprenditore e parlo ogni giorno con i miei fornitori in giro per l’Europa, anche quella dell’Est. Lo scenario sta cambiando in modo praticamente quotidiano. È impossibile sapere il prezzo delle cose e anche prevedere se le forniture arriveranno. Perchè iniziano a mancare le materie prime. Con questa prospettiva diventa difficile fare previsioni. Il basket è meraviglioso, ma è pur sempre uno sport. Dobbiamo capire se si sarà in grado di proseguire. Oggi come oggi con che faccia si va a bussare alla porta di possibili sponsor? Imprenditori che come me devono fare i conti con una situazione piena di mille variabili e punti di domanda».

Una verità oggettiva che vale per tutti. E allora torniamo a parlare solo di sport. Sono cambiate tante cose negli ultimi due anni, ma Aldo Vanoli per alcune è sempre lo stesso. Quello delle certezze che fanno bene al cuore. Sulla sua scrivania c’è sempre il Pinocchio di legno, perché a lui non la si racconta e accanto c’è la Coppa Italia del 2019. Adesso il presidente è un fiume in piena: «Voglio chiarire un discorso per me importante e che mi ha dato molto fastidio. Due anni fa si diceva che avremmo chiuso, che stessimo fallendo. Niente di più falso. Questa è una società che è sempre stata sanissima. E lo è ancora. L’anno scorso abbiamo chiuso anche con un piccolo utile. Ero solo deluso. Non cercavo soldi, ma sostegno, vicinanza, energia nuova. Devo ringraziare Borsatti per la sua costante presenza. Corazzi perche nel 2020 è intervenuto in un momento in cui ero davvero stanco di tutto. E non so se senza di loro sarei andato avanti. E poi Bossoni, Wonder, Corradi e Ghisolfi, Keropetrol, Terreni, Ab, Zucchi, le latterie Plac e Soresina, Braga, C2. Questi sono solo i maggiori, ma anche tutti quegli sponsor che hanno portato il loro mattoncino sono stati fondamentali. Così come il Consorzio. La Vanoli è tutto questo, anche se dopo il Covid sono cambiate tante cose. Volevo e voglio solo condizioni sensate. Volevo e continuo a cercare supporto, ma non economico. Supporto per fare le cose insieme, per gestire le cose. Perché dal post Covid in poi tutto è stato più difficile. Smettere mi è sempre costato troppo perchè io penso ai giovani. Ai miei nipoti, ma non solo. Per tutti loro, questa squadra è un faro. Tanti non si rendono conto dell’importanza di questo sport per i giovani. Io invece la vedo tutti i giorni con i miei nipoti e questo mi dà e ridà la carica. In questi ultimi mesi ho ascoltato. Non sono mai intervenuto anche perchè quando parlo… Poi non uso metafore. Questa società ha sempre funzionato e bene con poche persone a gestirla. I giocatori sono sempre stati felici qui. Ho parlato anche con David (Cournooh) prima che andasse via l’altro giorno. Era commosso. Mi ha detto che è stato benissimo qui e mi ha ringraziato. Mi ha detto ‘lei ha creduto in me due anni fa quando non mi voleva nessuno, quando nessuno ci credeva’. Queste cose per me contano tantissimo. Non ho mai voluto interferire in questioni tecniche quest’anno. Ma fosse stato per me, sarebbero rimasti alcuni giocatori dell’anno scorso. Ho sempre pensato che fosse meglio spendere 100 che buttarne via 80. Ma la stagione è stata un po’ sfortunata. Mi prendo tutte le responsabilità. Del resto se si vince è merito dello staff tecnico, se si perde, è colpa della società... Ma niente è facile. Non lo è mai stato e oggi anche di più. Metto giù i piedi dal letto e non so mai cosa aspettarmi. Il primo messaggio stamattina l’ho mandato via alle 4.35. Penso che da un momento all’altro possa succedere il peggio. Se chiudono il gas i miei fornitori chiudono domani, non si parla più di prezzi. Ma di avere la roba sugli scaffali. Le cose per un imprenditore cambiano e non di poco, tutti i giorni. E la cosa vale dal piccolo artigiano al grande imprenditore. Per questo oggi il basket non può essere la priorità, ma se di basket parliamo, allora dico chiaramente che la A2 mi darebbe fastidio farla. Mi piacerebbe poter valutare di rientrare anche in A1. Se ci fossero le condizioni ovviamente, l’opportunità».

Prosegue il patron: «L’A1, o l’A2, ma comunque un campionato di vertice anche e soprattutto, torno a dire, per i tanti giovani che abbiamo e che prendono la Vanoli come punto di riferimento, come un faro. Per noi è un orgoglio aver cresciuto i Gallo, i Zacchigna, gli Errica. Anche per loro dobbiamo fare ragionamenti seri. Noi non siamo una squadra che si chiama semplicemente con il nome di uno sponsor o di una città. Ci sono in ballo la mia famiglia, la mia storia, i miei valori . E io tengo molto a tutto questo. Quest’anno sarò andato una volta solo all’allenamento. E me ne dispiaccio. Ho 74 anni, però, e la stanchezza la sento. Quando ho avuto il Covid e sono finito in ospedale mi è passata tutta la vita davanti. Pensavo a quello che avevo fatto, ma anche a quello che avrei voluto ancora fare. Ogni giorno vedevo lo smarrimento negli occhi dei medici. L’angoscia. Quel senso di impotenza e prostrazione. Sono cose che ti fanno pensare. Era il 2020, quello in cui nonostante avessimo fatto previsioni di bilancio con incassi zero alla fine siamo andati avanti. Io sono questo. I professionisti un giorno sono qui e un giorno sono là. Ma i giovani... I miei nipoti sono cresciuti con questo amore. E io tengo troppo ai rapporti umani. Ho giocatori di 7/8 anni fa che mi scrivono ancora. Non ho mai cambiato il mio numero di telefono per quello. È come avere tanti figli. Vale più di ogni altra cosa per me. Oggi non so cosa potremo fare. Ma so che ho legato il mio nome a questo sport». Ci salutiamo. Molte cose cambiano, ma restano certi punti fermi. Come Pinocchio e la Coppa Italia. E una settimana per pensare.

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