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Bertozzi e quel record che resiste da oltre trent'anni

Cinque titoli italiani tra aperto e indoor per una carriera culminata con la maglia azzurra A 57 anni mantiene ancora il primato provinciale e ora fa l’allenatore per il team Arvedi

Giorgio Barbieri

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redazione@laprovinciacr.it

19 Novembre 2021 - 12:25

Bertozzi e quel record che resiste da oltre trent'anni

Giuseppe Bertozzi con il figlio Luca

CREMONA - Ha compiuto 57 anni qualche giorno fa (17 novembre 1964), lavora in banca, allena i giovani saltatori della Atletica Arvedi, abita in città nel quartiere Zaist. Giuseppe «Berto» Bertozzi fra il 1986 e il 1990 ha vinto cinque titoli italiani assoluti di salto in lungo, due open e tre indoor. Il record provinciale è ancora suo, quel 7 metri e 81 centimetri ancora non è stato battuto.

Bella soddisfazione.
'Spero che possa riuscire a batterlo il mio allievo Leonardo Pini, che a 17 anni ha già raggiunto la misura di 7,47. È sulla buona strada, è già nazionale Under 20'.

Bertozzi ha iniziato a fare atletica leggera tardi, aveva 17 anni e giocava a calcio nella Sas, squadra del Csi.
'Sono nato alla clinica La Pace di Cremona ma la mia famiglia abitava ad Annicco, paese nel quale ho vissuto sino a 10 anni. Vivono a Cremona dal 1974. Come tutti i ragazzini ho cominciato a fare attività fisica all’oratorio. Un po’ di calcio, poco per la verità, e minibasket. Avevo piedi forti e discreta velocità, durante la sagra del paese partecipavo alle varie gare che si svolgevano per strada e nella vicina campagna vincendo spesso'.

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A Cremona si avvicina al calcio.
'A 17 anni gioco nel Csi con la Sas di Sant’Abbondio, non sono un grande calciatore ma sfrutto la mia grande velocità per seminare gli avversari. A fine campionato la società organizza una gara di atletica al Campo Scuola. Partecipo con i miei compagni e provo il salto in alto senza avere nessuna base tecnica. Volo a un metro e 90 centimetri, una bella misura per la mia età. Gianni Bonazzoli mi vede saltare e mi invita a partecipare agli allenamenti della Sac. Sono indeciso, non so se prendere la strada dell’atletica e abbandonare il calcio o se preferisco continuare a tirare calci a un pallone. Scelgo l’atletica anche grazie al maestro Ermes Rugalli, un grande uomo di sport e un insegnante bravissimo. Per un anno faccio salto in alto, anche se Rugalli spinge per il triplo e per il lungo. Il triplo non funziona bene per un problema al tallone, il lungo pare di sì'.

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Qui si comincia a vincere...
'Alla mia prima gara salto 7,45 a Romano di Lombardia, era il marzo del 1985. Nel frattempo avevo trovato un lavoro come rappresentante di articoli per colorifici e ferramenta. L’anno dopo la prima grande vittoria però non è sportiva, vengo assunto dalla Banca Provinciale Lombarda. Continuo ad allenarmi, anche se non è facile mettere insieme lavoro e sport. Nel 1987 vinco a Roma il titolo assoluto ai campionati italiani con 7,77. Da quel momento in poi salgo sul podio più alto diverse volte. Nel 1988 vinco il titolo italiano indoor a Torino, nel 1989 faccio il bis a Genova e nel 1990 sono primo agli italiani indoor di Firenze e agli assoluti di Pescara. In Abruzzo salto 7,92, il mio risultato migliore di sempre'.

Arriva anche la maglia azzurra...
'Otto presenze. Nel 1988 agli europei indoor di Budapest, nel 90’ agli europei indoor di Glasgow e il Sei Nazioni a Parigi dove ho conquistato un secondo posto. Vestire la divisa della nazionale è il massimo per un atleta. Pensi che da bambino quando passavo in corso Vittorio Emanuele mi fermavo sempre davanti alla sede del Coni e ammiravo quello scudetto tricolore con la scritta Azzurri d’Italia. Il mio sogno era quello di vestire la maglia della nazionale, ci sono riuscito'.

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Come mai la decisione di non entrare nelle squadre militari?
'In quel periodo ho avuto richieste dalle Fiamme Gialle e dalle Fiamme Oro. Ma ho pensato che una volta finito di essere un atleta non avrei avuto grandi sbocchi. Così mi sono tenuto stretto il posto in banca, dove lavoro ancora. Scelta giusta o sbagliata? Nessuno potrà mai dirlo, ma sono convinto di avere fatto bene'.

Come è riuscito a coniugare lavoro e sport?
'È stata dura ma ci sono riuscito. Per allenarmi andavo al Campo Scuola o in palestra all’Itis o all’Einaudi. Mi allenavo ogni giorno dalle 18 alle 20. È stata dura ma al lavoro tenevo e tengo tantissimo. Una volta sono tornato di notte da un meeting a Grosseto, sono andato in ufficio alle 8 e alle 17 sono ripartito per una gara a Sestriere'.

Lei ha fatto sport per tre società.
'Sì, ho cominciato nel 1989 con l'Arvedi, nel 1990 sono passato alla Pro Patria Milano (vincendo uno scudetto e conquistando due titoli italiani) e dal 1991 al 1993 ho vestito la casacca del Cus Parma. Adesso sono tornato alla Arvedi come allenatore. Mi sono riavvicinato a questo sport attorno al 2010 quando mio figlio Luca ha provato a fare atletica. Io curo la parte tecnica'.

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Nel 1993 l’addio al salto in lungo, ma non allo sport.
'Nel periodo di Parma ho cominciato ad avere problemi a un ginocchio, sono stato operato per la rimozione della cartilagine. Le mie prestazioni sono progressivamente calate e ho deciso di chiudere con il salto in lungo. Ma sono passato di nuovo al calcio, disputando parecchi campionati con la squadra del bar Lancia negli Amatori'.

Il Campo Scuola è ancora in cattive condizioni, un problema che andrebbe risolto al più presto.
'Tolto qualche intervento di rattoppo il Campo Scuola è rimasto quello dei miei tempi. Una struttura splendida, in mezzo alle piante, una sorta di bomboniera, lasciata lì per anni. Adesso pare che il Comune stia aprendo un discorso per una partnership con privati per rimetterlo a nuovo. Sarebbe una bella notizia per lo sport cremonese'.

Come si diventa campioni di salto in lungo?
'Ovviamente ci deve essere una predisposizione naturale, fatta di reattività e velocità. Con gli allenamenti si deve poi lavorare su tecnica e forza, in pista e in palestra'.

Che atleti promettenti ci sono a Cremona?
'Di Leonardo Pini ho già detto. Nel lungo in campo femminile è brava Gloria Battocletti, nell’alto Giulia Lodi che a 14 anni ha saltato 1,60. Poi nel decathlon Dario Dester, che nel lungo ha il suo punto di forza (7,64), e Sveva Gerevini nell’eptathlon e nel pentathlon'.

L’atletica non è uno sport che arricchisce.
'Beh, i vip - che si contano sulle dita di una mano - guadagnano bene. Gli altri devono fare sport e lavorare contemporaneamente. E si può fare. I miei anni migliori sono stati proprio quelli in cui ho cominciato a lavorare in banca. Non rimpiango quella scelta'.

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