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CREMONA: CHIEDI CHI ERANO

Il cremonese Fabio Galli re del beach volley Italia

Prima pallavolista (in A1 con Cremona), poi dal 1990 al 2013 uno dei top a livello mondiale sulla sabbia

Giorgio Barbieri

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redazione@laprovinciacr.it

03 Settembre 2021 - 14:12

Il cremonese Fabio Galli re del beach volley Italia

CREMONA - Dai verdi campi attorno alla sua cascina di Pieve Delmona alla sabbia delle spiagge più belle del mondo. Fabio Galli, schiacciatore di ruolo nella pallavolo indoor, dal 1990 al 2013 è stato uno dei più importanti interpreti a livello mondiale del beach volley. Adesso, che non gioca più, è coordinatore nazionale della Federazione con il compito di promuovere questo sport in tutta Italia. Ma non solo, è commentatore della Rai (sua la voce dalle Olimpiadi di Tokyo) e di Eurosport per le dirette di beach volley. Lo potremo ascoltare dopodomani su RaiSport in occasione del torneo di Caorle. Lo abbiamo incontrato nella sua cascina, che si chiama Risorta, in mezzo alla campagna di Pieve Delmona, frazione di Gadesco, un’oasi di pace e tranquillità. «Quando è morto mio padre Luciano nel 2008 ho continuato la sua attività di agricoltore con mia sorella Cristina, anche se per la verità avevo cominciato da ragazzino a dargli una mano nella gestione quotidiana del lavoro. Mia mamma Lelia ha sempre badato alla casa e lo fa ancora. I miei genitori sono originari del Casalasco, di Torricella del Pizzo. Io sono nato a Cremona il 10 dicembre 1969 perché lì c’era l’ospedale. Ma ho sempre vissuto e vivo ancora qui alla Risorta di Pieve».

Come è nato l’amore per il volley?
«Alle scuole medie di Vescovato. Il mio primo insegnante di educazione fisica è stato Palmiro Carrara, un campione di atletica leggera. Con lui ho imparato a scoprire le potenzialità fisiche del mio corpo. Quando è arrivato Carlo Bertoni la pallavolo ha riempito tutte le lezioni di educazione fisica. Ha messo in piedi una squadra, io ero già alto, e ci siamo qualificati per la finale nazionale dei Giochi della Gioventù. A fine anno siamo passati tutti al Gruppo Sportivo Pescarolese, affiliato alla Federazione. Ricordo ancora come se fosse oggi il mio esordio al Cambonino in Prima Divisione. Avevo 13 anni».

Poi arriva la chiamata della Zucchi, la squadra di Cremona che gioca in A2.
«Il dirigente Centenari da Pescarolo ci ha portati in massa alla squadra che allora si chiamava Pallavolo Cremona. Ho giocato nelle giovanili e poi due anni in serie A, il primo in A2. La squadra si chiamava Zucchi prima e Olio Zeta poi. Ho giocato con molti bravi giocatori. Voglio ricordare il cremonese Fedeli e i bulgari Antonov e Stojanov. La città si era appassionata alla pallavolo, la palestra Spettacolo era sempre piena. Poi tutto è finito improvvisamente, la società ha pensato di non partecipare più ai massimi campionati e il sogno si è spento. Io sono andato a Brescia alla Siap».

In quel periodo, lei aveva 18 anni, il rischio di dover smettere con lo sport.
«Un giorno mi sveglio e mi accorgo che il braccio sinistro si è gonfiato e la spalla mi fa male. Chiamo subito il dottor Giovanni Bozzetti, medico della società. Mi risponde che il giorno dopo all’allenamento mi avrebbe visitato. Poi evidentemente ci ha pensato e me lo sono trovato a casa. La diagnosi era ‘trombosi di vena ascellare’, quindici giorni d’ospedale e due interventi chirurgici a Milano. Sì, perché nel frattempo la trombosi aveva colpito anche il braccio destro. Ho vissuto un incubo, i medici non mi davano nessuna garanzia di poter riprendere a giocare. Invece, anche grazie all’aiuto del professor Alquati di Vescovato, ho superato il problema e sono tornato a fare sport. Un anno di transizione nell’Ariete di Bonemerse, di nuovo la Pallavolo Cremona e poi per cinque anni sono stato a Brescia in serie A e A2. Le squadre erano la Aquater, la Bibop e la Colmark. Ho continuato a giocare in tante altre squadre e nel 2002 ero di nuovo in A1 con la Copra Ventaglio Piacenza».

Ma agli inizi degli anni Novanta esplode la passione per il beach volley.
«Nel 1991 l’Aquater Brescia mi ha mandato a giocare il torneo estivo di Cesenatico. Mi sono subito innamorato di questo splendido sport, tanto simile alla pallavolo ma tanto diverso nei fondamentali. Ho partecipato a campionati italiani, a tornei in giro per tutto il mondo, alla preolimpica di Atene nel 2003, sono arrivato terzo all’europeo di Valencia. Nel 2002, in coppia con Riccardo Fenili, è arrivato il titolo italiano. Numerosi i record di cui sono detentore: numero di gare fatte e vinte, di podi, di punti fatti al campionato Italiano, una storica vittoria internazionale con Andrea Bernabè sul campione di tutti i tempi Karch Kiraly, una prestigiosa vittoria nel golden gala di Montecarlo 1999 con Andrea Bernabè, il successo nel Challenger Internazionale Test Event Atene 2003 con Fenili. Per tre volte sono stato King of the Beach Italia: nel 2004, 2007 e 2010».

Il beach volley, uno sport di grande fatica.
«Direi che è quasi uno sport estremo, si gioca sulla sabbia spesso a temperature incredibili. A Salvador de Bahia in Brasile abbiamo giocato a mezzogiorno con una temperatura di 43 gradi e una umidità del 90 per cento. Nel beach il grande sforzo tocca alle gambe, i movimenti sulla sabbia poggiano tutti sugli arti inferiori. Ovviamente contano anche le braccia, io sono stato uno dei pochi mancini del volley e questa dote mi è servita per giocate di grande fantasia. Ci vuole poi un fisico resistente, allenato alla fatica. Ma soprattutto occorrono testa e tanta concentrazione».

Come si è evoluto questo sport?
«Ai miei tempi non c’erano nelle nostre parti campi da beach volley, per allenarmi dovevo andare avanti e indietro da Mantova. Poi mi sono stancato e ho costruito un campo di volley qui in cascina. Poi il beach è diventato una moda, c’è stata una crescita esponenziale di questo sport. Allora in una stagione erano in programma quattro o cinque manifestazioni, oggi ce ne sono 800 all’anno».

Quando ha pensato di smettere?
«Ho chiuso nel 2013, avevo 43 anni. Mi sono accorto di non starci più dentro fisicamente quando al momento della ricezione, che devi fare piegato in avanti, ho sentito un ‘pum pum’ nella testa. Mi sono detto che era davvero giunto il momento di dire addio allo sport agonistico».

Il beach volley è uno sport di coppia. Quanto conta l’affiatamento con il compagno?
«Molto, soprattutto a livello tecnico. Se poi vai anche d’accordo fuori dal campo è ancora meglio. Non voglio fare torto a nessuno ma mi sono trovato bene in coppia con Fenili, Bernabè e Carlo Pezzullo».

Alle Olimpiadi di Tokyo non bene gli italiani.
«Lupo e Nicolai hanno fatto il massimo. Sono arrivati quinti dopo avere perso una sola partita. Pensi che a Rio quando si è vinto l’argento sono state tre le partite perse. Dipende dai momenti e dalla forza degli avversari. Oggi ci sono atleti preparatissimi, di solito la coppia è formata da un giocatore esperto e da un giovane fisicamente molto dinamico. È uno sport massacrante, alla fine di una partita mangi un boccone e non vedi l’ora di andare a dormire».

Durante una partita come ci si deve alimentare?
«Integratori, sali, zuccheri, acqua. Il carbogel serve a darti velocemente energia. Nel corso di un torneo sono arrivato a perdere quattro chili e mezzo di peso, soprattutto liquidi. Poi si recupera, ma è veramente dura».

Gli arbitri incidono nel beach?
«Poco, pochissimo. Commettono qualche errore, ma non influiscono sul risultato delle partite».

Dopo le medie a Vescovato che scuole ha fatto?
«Ovviamente l’Istituto Agrario di Cremona, tanto per rimanere nel campo della attività di famiglia. Poi mi sono diplomato a pieni voti all’Isef della Cattolica di Brescia con la tesi dal titolo ‘Teoria e metodologia dell’allenamento nel beach volley’ Adesso insegno questo sport ai giovani».

Fabio Galli con la moglie Claudia Catenacci e i figli Filippo e Alessandro

Sposato?
«Mia moglie Claudia Catenacci, figlia di un grande atleta di salto con l’asta, è stata una giocatrice di volley nella Magia di Casalbuttano. Ci siamo incontrati al Taboga, quel bar di via Palestro subito dopo viale Trento Trieste che era il punto di ritrovo degli sportivi ai tempi della scuola. Ci siamo sposati nella chiesa di Polengo nel 1999. Ricordo ancora che ero appena tornato da Montecarlo, dove avevo vinto un torneo. Mi aveva premiato il principe Alberto. Io e Claudia abbiamo due figli maschi, Alessandro del 2003 e Filippo del 2005. Il primo studia allo Scientifico e l’altro alla sezione sportiva dell’Itis. Entrambi mi hanno ‘tradito’, giocano a basket nelle giovanili della Vanoli. E poi abbiamo il gatto nero Golia e il cocker Ettore. Spesso da noi c’è mio suocero Giacomo Catenacci, un atleta campione di salto quando l’asta era ancora rigida».

Tifoso di calcio di…?
«In ordine rigoroso Cremonese e Inter. Sono un grande tifoso dei colori grigiorossi, quando posso vado allo Zini. La scorsa settimana ero a Lecce per un torneo e sono andato a cena con il sindaco e l’assessore allo Sport di quella città. La domenica prima il Lecce aveva preso una sonora scoppola a Cremona e io ho orgogliosamente mostrato loro sul telefonino il titolo de La Provincia. Anche queste sono soddisfazioni».

Quando non è in tivù a commentare il beach volley cosa guarda sul piccolo schermo?
«Tutti gli sport, i notiziari e i talk show dove si parla di politica e attualità».

Musica?
«Un po’ tutta anche se preferisco quella italiana».

Gli hobby?
«Continuo ad allenarmi sulla sabbia del mio campo da beach volley ma pratico un po’ tutti gli sport all’aperto: sci, mountain bike, tennis. E poi qui c’è la campagna tutta intorno, faccio tante passeggiate. E lavoro per l’azienda di famiglia».

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