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BASKET SERIE B

JuVi Cremona: «Qui dal 1952, siamo la storia»

Il presidente della Juvi Ettore Ferraroni passa la mano al cugino Enrico nel segno della continuità

Lucilla Granata

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redazione@laprovinciacr.it

29 Agosto 2021 - 10:25

JuVi Cremona: «Qui dal 1952, siamo la storia»

Ettore Ferraroni con il cugino Enrico, nuovo presidente della JuVi Cremona

CREMONA - Più di una squadra. La Juvi Ferraroni basket, è una famiglia. Non solo di nome, ma di fatto. «La Juvi è dal 1952, la squadra di basket di Cremona» ci racconta il presidente uscente Ettore Ferraroni. «Una sera di sette anni fa venne da noi, me e mio fratello, Mattia Barcella. Ci spiegò che sarebbe stato un peccato permettere a questa storica realtà di sparire, ma che se qualcuno non fosse intervenuto, il destino degli oroamaranto sarebbe stato inevitabilmente quello. E così abbiamo deciso di imbarcarci in questa avventura. Siamo partiti con umiltà dal basso, come si addice a ogni vera rinascita e ricostruzione. Da presidente, il primo anno ho fatto trasferte nella nebbia di alcuni lunedì sera a Sospiro e Cicognolo. Adesso sorrido a pensarci da un lato, ma dall’altro questa cosa mi rende ancora più orgoglioso del percorso svolto. In sei anni e mezzo ne abbiamo fatta di strada. Quest’anno le trasferte erano a Palermo, a Rimini... Siamo in serie B e ci siamo riaffacciati a categorie più consone al nostro blasone. Fin qui è stato un viaggio bellissimo davvero, che mi lascia appagato e soddisfatto, anche se con un unico piccolo rammarico. In questi anni ci è mancata una vera sede di gioco, che ci facesse sentire totalmente a casa. Purtroppo quando abbiamo convissuto con la Vanoli al PalaRadi non siamo mai riusciti a trovare la chiave per una vera collaborazione. Giustamente facendo la serie A, avevano diritto alla prima scelta degli orari di allenamento, ma non ci sono mai venuti incontro. Noi comunque siamo in serie B, ma loro ci hanno sempre messo davanti addirittura la Under 14. Mi spiace davvero che non si sia potuto instaurare un bel rapporto. Comunque è solo un dettaglio. Per il resto voglio davvero ringraziare di cuore tutti quei collaboratori che in questi anni ci hanno dato gratuitamente un grande aiuto per far tornare in alto la Juvi. Credo che ora fosse giusto che mi fermassi qui dopo tutti questi anni e lasciassi il timone ad un altro membro della famiglia che ha comunque sempre fatto parte del team. Mio cugino Enrico in realtà è come se fosse il terzo fratello. Siamo cresciuti insieme e condividiamo tutto nella vita e nel lavoro. So che sarà un ottimo presidente. Soprattutto sarà più diplomatico di me» ride. «Cosa necessaria se si ha un ruolo istituzionale in un gruppo e che io non sono mai riuscito a essere. Sono sempre stato abituato a dire quello che penso. Lo facevo in campo quando giocavo da professionista nel calcio e lo faccio ancora oggi da dirigente. Rimarrò comunque in consiglio e primo tifoso oroamaranto. Anzi così finalmente potrò dire ancora più cose liberamente, visto che sono svincolato dal ruolo di primo dirigente. A parte gli scherzi faccio un grande in bocca al lupo ad Enrico. Io non sarò molto lontano, anzi. Sostanzialmente non cambia nulla. Entra un altro titolare e io mi risiedo in panchina a riposarmi un po’».


La palla passa dunque ad Enrico Ferraroni da sempre al fianco di Maurizio ed Ettore. «Condividiamo tutto da quando siamo

La mia sfida, la nostra sfida, è proprio questa. Quella di far conoscere ai più giovani, la storia di questa gloriosa squadra e di riempire la palestra di nuovi tifosi, accanto a quelli che ci sono sempre stati

piccoli. Tempo libero e lavoro. La Juvi è una vecchia passione di famiglia. Io e Maurizio andavamo a vedere la squadra dei Gregorat, dei Bona e di Cinciarini con il vespino 50. Era un rito. Prima la Cremonese e poi subito al palazzo a vedere la Juvi, la squadra di basket della città. L’unica, vera, autentica. Dal lontano 1952. Purtroppo gli oroamaranto pagano lo scotto di alcuni decenni nel dimenticatoio. Per questo abbiamo tanti tifosi della mia età, ma manca di fatto tutta una fascia delle nuove generazioni che non hanno potuto conoscerla ed appassionarvisi. La mia sfida, la nostra sfida, è proprio questa. Quella di far conoscere ai più giovani, la storia di questa gloriosa squadra e di riempire la palestra di nuovi tifosi, accanto a quelli che ci sono sempre stati». La Juvi Ferraroni, oggi in serie b, anche quest’anno ha creato un gruppo competitivo, costruito per dominare il campionato o comunque con le carte in regola per farlo. E quest’anno finalmente, arriverà anche una vera nuova casa. Il rinnovato PalaCava. «Sono contento che l’assessore allo sport Luca Zanacchi ci sia stato vicino e abbia lavorato per restituirci una vera casa, che potessimo sentire davvero nostra e dove porre le basi per ricostruire anche un grande tifo. Da gennaio dovrebbe essere così e Cavatigozzi diventare ufficialmente il nostro regno. Quest’anno credo che l’obiettivo più realistico sia quello di stabilizzarci bene e porre le basi magari per ulteriori progressi. Intanto ci dovremo ambientare nella nuova sede e costruire un buon amalgama di squadra. I talenti non mancano. Abbiamo ottimi giocatori che sicuramente faranno bene, ma non mettiamo alcuna pressione riguardo al salto di categoria. Ne abbiamo fatti 4 in meno di 7 anni direi che siamo stati già sufficientemente bravi. Ora prendiamoci il nostro tempo. Ogni cosa arriverà al momento giusto, senza ansia nè troppa fretta. Siamo contenti che la Juvi intanto sia tornata al basket di un certo livello e che l’impegno della nostra famiglia si rinnovi costantemente. In bocca al lupo a noi. Da neo presidente prometto che faremo di tutto per farvi divertire. Venite a vederci».

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