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Poche parole, molti fatti: il calcio piange Boniperti

Il ricordo del direttore Editoriale dell’Agenzia di stampa Italpress

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18 Giugno 2021 - 16:17

Poche parole, molti fatti: il calcio piange Boniperti

Alessandro Del Piero e Giampiero Boniperti

di Italo Cucci*

TORINO - Mancheranno anche i suoi silenzi. Giampiero Boniperti è andato via a 92 anni e il mondo del calcio piange la scomparsa di un grandissimo: come calciatore e come dirigente, soprattutto come uomo. Mancheranno anche le sue telefonate. Squillava il telefono. Raramente. Era Boniperti: "Hai letto?". "Cosa, Giampiero?". "Non hai letto?" "Non saprei, dimmi". "Come stai?". Sembravano i discorsi del signor Veneranda di manzoniana memoria (Manzoni Carletto, quello del Candido guareschiano). E invece bisognava tener conto del tradizionale riserbo di Mister Juventus, l’uomo che più ha dato al calcio italiano in generale e alla Famiglia Agnelli in particolare.

Accettava anche di essere intervistato, talvolta. Gli chiedevi, ad esempio: "Ma cosa pensi di Ian Rush? Lo riprenderesti?". Risposta: "E tu cosa ne pensi?". Era così difficile strappargli una dichiarazione che se diceva appena appena "sono soddisfatto di Trapattoni" la banalissima battuta diventava un titolo a nove colonne. In un periodo abbastanza drammatico per il calcio italiano mi telefonava a notte fonda e capivo ch’era lui perché sentivo un sospiro profondo e uno che fingeva di avere sbagliato numero.

Come se già pensasse all’esistenza delle intercettazioni. Un quarto di secolo fa. Stavo al gioco, parlavo solo io: Poi lui: "Buonanotte". Mi ero abituato - in verità - a "sentire" i suoi silenzi, a tradurli in pensieri e parole. Se gli chiedevo della Triade (Giraudo, Moggi e Bettega) un colpo di tosse e un rapido accenno al tempo ("Che freddo, a Torino") valeva un eloquente virgolettato. Quando la Juve è stata cacciata in B credo di avergli sentito dire "Pazienza!". E per uno che alla Juve ha consacrato la vita si può ben capire quanta sofferenza dietro quella "pazienza" ma anche quale senso di liberazione da chi le aveva rovinato la reputazione. Avevano "rapito" la Vecchia Signora, l’avevano sottratta ai due veri innamorati, lui e l'Avvocato. Ma Agnelli ne aveva sofferto meno, perché la mossa l'aveva fatta il fratellino bravo negli affari, Umberto, e la Famiglia ne avrebbe tratto vantaggio. Infatti Quei Tre sbandieravano il fatto che Gianni aveva lasciato cento miliardi di debiti e loro avevano presto pareggiato i conti. A Boniperti era rimasta una parvenza di presidenza onoraria, lui ch’era una potenza reale: quando aveva accettato di candidarsi alle elezioni europee aveva sbaragliato il campo torinese, prendendo più voti della Susi Agnelli e dei liberalrepubblicandemocristian tradizionali.

Quando parlavano di lui, i nemici non perdevano l’occasione di sfotterlo, il Boniperti che s'era rifiutato di comprare Maradona e siccome era griccio (braccio corto) si accontentava della Sudditanza Psicologica e non cacciava una lira per arbitri e accattoni vari. Ah ah. E giù a ridere. Poi, com'è noto, ride bene chi ride ultimo. Bene, ho ripensato all’amico Giampiero Boniperti (sì, mi onoro di un’amicizia senza prezzo, silenziosa ma rispettosa, fatta soprattutto di fatali coincidenze, nel senso che ci chiamavamo nello stesso istante quando succedeva qualcosa che faceva vibrare le nostre antiche corde), ho ripensato ai suoi solenni silenzi registrando le molteplici interviste di tutti quelli che straparlavano di Juve. Gli piaceva ascoltare Alessandro Del Piero che arrivò alla Juve, portato da lui, quando era appena un ragazzino e per lui l’allora presidente non pensò neppure di aprire la bottiglia di spumante Riccadonna che aveva tentato di ammollare a Platini, il quale lo champagne cercò di andarlo a bere a Casa Agnelli, sui colli fatali di Torino, ma risulta che non gli andò bene anche lì. Come dicevo, Quei Due - ovvero Agnelli e Boniperti, - parlavano quasi niente.

Giampiero si affidava ai "ma va, davvero?, embè", Gianni si concedeva solo a Franco Costa della Rai che per farsi riconoscere portava un cappellaccio nero alla Fellini. Poche parole, molti fatti. E quel detto: "Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta". Lo disse anche nel giorno dell’inaugurazione dello Juventus Stadium, lui e Alex Del Piero, l’uomo che gli strappoò diversi record che duravano negli anni, ma che Giampiero Boniperti, il Presidentissimo, la Juve oggi lo definisce così, guardava con orgoglio.

*Direttore Editoriale dell’Agenzia di Stampa Italpress

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