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BASKET. INTERVISTA AL CT DELLA NAZIONALE

Futuro e passato, Sacchetti: "Vanoli? Non ho avuto più contatti"

Il coach: «Con gli azzurri stiamo facendo un cammino in prospettiva futura. Dopo l’addio in estate non ho più sentito nessuno della società biancoblù»

Fabrizio Barbieri

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dduchi@laprovinciacr.it

19 Febbraio 2021 - 07:28

Meo Sacchetti futuro e passato. Tra l’Italia e la Vanoli

PERM (19 febbraio 2021) - Presente, futuro e passato. Coach Meo Sacchetti, anzi ct Meo Sacchetti, ora ha solo l’azzurro in testa. Ma come sempre è facile farlo vacillare e tornare su quelle che sono state le emozioni passate, belle o brutte che siano. Il tecnico di Altamura inizialmente non si scompone dopo la vittoria contro la Macedonia, ma con il passare dei minuti diventa meno formale e fa trasparire la sua grande umanità. La Vanoli è un ricordo passato, ma non troppo e certe emozioni gli fanno venire ancora i brividi.

Ma partiamo dall’Italia e dalla vittoria sulla Macedonia.
«Non è stata la nostra miglior partita e credo che sia stato ben visibile a tutti. Soprattutto in difesa la squadra non mi è piaciuta moltissimo, soprattutto nei pick&roll e questo ha fatto si che lasciassimo canestri facili agli avversari. Comunque una vittoria è una vittoria e serve per creare lo spirito giusto in una squadra molto giovane. Poi nel finale siamo stati bravi e nell’ultimo parziale siamo riusciti a scappare via. Bene così».

L’Italia è già qualificata alla prossima fase dell’Europeo essendo uno dei paesi ospitanti. Che effetto fa giocare partite senza l’obbligo di vincere?
«E chi lo dice? Questa è una squadra formata da tanti ragazzi che non hanno alle spalle una grossa esperienza internazionale. Per loro è importante giocare ogni gara e possono crescere un passo alla volta. Al di là dell’importanza del match, per tutti deve essere motivo di crescita, un’occasione per farsi vedere e per dimostrare di meritare questa maglia. Gli stimoli non sono difficili da trovare nei ragazzi».

Non è che le potrebbe servire un ragazzo di 35 anni... Peppe Poeta?
«Mi ha stupito davvero. Ha giocato una prima parte di stagione ad altissimo livello. Non so nemmeno se gare di questo tipo le abbia mai giocate anche nel momento più brillante della sua carriera. A Cremona ha trovato l’ambiente giusto, lo si vede dallo sguardo che ha. Sono molto contento per lui, sta vivendo una seconda giovinezza. Per la maglia azzurra credo che sia un po’ troppo avanti con l’età...».

Che effetto fa muoversi per l’Europa al tempo del Covid?
«Viviamo tra esami sierologici e tamponi. È una situazione strana, ma ormai abituale. Qua in Russia poi, ci troviamo in una sorta di bolla, più naturale che costruita. Siamo sempre in albergo, fuori la temperatura oscilla tra i -23 e i -27 gradi che percepiti diventano circa -32 mi hanno detto. Nessuno ha messo fuori il naso dalla stanza se non per andare al palazzetto».

Avete però ritrovato il pubblico sugli spalti.
«Non ci eravamo più abituati sinceramente. Al palazzetto c’erano circa milleduecento persone, non sono tante ma danno già un’idea diversa. Si sente qualche applauso, qualche grido dalle tribune. Anche per i giocatori tutto ha un sapore diverso. Speriamo prima o poi di rivedere anche da noi i tifosi».

Due giorni fa era l’anniversario della Coppa Italia vinta dalla sua Vanoli. Ci pensa ancora?
«Sì. Vedere giocare la Final Eight mi ha fatto tornare in mente quella bella impresa. Quel gruppo straordinario a cui piaceva stare insieme e che ancora oggi è in contatto. È stato un successo straordinario, il primo della società e per la città. Quelle tre partite me le ricordo, come ricordo con piacere tutti i giocatori che hanno partecipato».

Con la società Vanoli non è stato un addio sereno. A distanza di tempo ha più avuto contatti?
«No. Sono venuto a giocare al PalaRadi in Supercoppa con la Fortitudo Bologna ma non ho avuto nessun tipo di contatto».

E con la Fortitudo cosa è successo?
«Niente di strano. A Bologna sono andato per fare bene, poi i risultati non sono arrivati. Quando perdi a pagare è l’allenatore. Lo so, lo sanno tutti. Fa parte del nostro mestiere e bisogna accettarlo».

Vedere l’Olimpia Milano vincere così la Coppa Italia è un segnale bello o brutto per la serie A?
«Si sapeva che la squadra di Messina era quella più quotata per la vittoria della Final Eight. Diciamo che hanno dato una dimostrazione di forza impressionante. Soprattutto nella semifinale contro Venezia, una squadra abituata a giocare partite di un certo livello. Non sono mai riusciti a dargli fastidio. Diverso è stato per Reggio Emilia all’esordio con troppi infortunati e acciaccati per poter cercare di competere. Mentre Pesaro in finale era stanca e con un roster non dello stesso livello. Contro questa Olimpia è dura per tutti. Da qui ai playoff sarà complicato rubare punti. L’immagine di Milano ne è uscita ancora più forte dopo questo torneo. Anche in Eurolega hanno grandi possibilità di fare grandi cose. Attualmente in Italia sono decisamente più avanti di tutte le altre. Per il resto c’è equilibrio».

Della Vanoli che dice?
«All’inizio della stagione è stata Brindisi a fare una partenza eccezionale. Poi Cremona è diventata la squadra rivelazione. In questo momento sta pagando un po’ gli infortuni e il roster corto. Ma a dire la verità nessuna si aspettava un campionato di così alto livello. Nonostante le poche rotazioni, Cremona è arrivata a un soffio dal qualificarsi per la Final Eight. Contro Milano ha giocato una partita molto bella e ha sfiorato l’impresa. Così come a Venezia. Purtroppo pur giocando delle gare importanti non sono arrivati punti. Ma da qua alla fine ci sarà modo di recuperare terreno. Resta una delle squadre sorpresa di questa stagione».

La sua è un’Italia giovane. Quando torneranno i big e i promettenti di oltre oceano?
«Noi abbiamo due strade diverse. La prima è quella di fare crescere al massimo un gruppo per il futuro durante le qualificazioni all’Europeo. Quando ci saranno altre competizioni faremo ulteriori valutazioni. In questo momento il nostro focus è su questo obiettivo. Sulla gara di oggi e quella di domenica. Vogliamo continuare a vincere e a fare progressi importanti».

Che effetto le fa allenare solo la Nazionale?
«Mah, in realtà mi piaceva anche prima quando allenavo nello stesso tempo una squadra di club. Adesso passano più giorni tra un appuntamento e l’altro, ma stare insieme a questi ragazzi è molto appagante. Abbiamo creato un ottimo gruppo e c’è del materiale su cui lavorare per il presente ma soprattutto per il futuro».

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