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Straziami ma di punti saziami

Vince a Meda una Cremo orgogliosamente ‘plebea’

Giovanni Ratti

Email:

bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

23 Novembre 2015 - 13:32

Straziami ma di punti saziami

Da Cremona a Meda c’è un ’oretta di macchina, da Cremona allo stadio di Meda circa il doppio. Non chiedermi com’è, ma fra il cartello che indica l’inizio di Meda (e che è l’unica cosa che lo distingue dal paese prima) e il relativo stadio c’è gente che si è persa e non ha più dato notizia di sé, si dice che un cronista sportivo ha vagato così tanto che ha finito per essere ospitato per la notte da una pietosa abitante medese e ci si è sposato, come succedeva ai reduci dalla campagna di Russia accolti nelle izbe dove hanno messo su famiglia. C’è tutta una letteratura su navigatori satellitari che appena gli chiedi di portarti allo stadio di Meda sgerlano che sembrano nipotini di HAL 9000.
E allora non facciamo tante storie se la Cremo sabato sera ci ha messo un’oretta intervallo compreso per combinare qualcosa. Che poi se proprio vuole fare qualcosa di bello ha fatto bene a tenerselo per un’altra volta, dato che allo stadio di Meda l’illuminazione è adatta più a un concerto di un cantante confidenziale alla Fred Bongusto che a una partita di pallone. Se anche tu hai provato a giocare una partita di Subbuteo alla presunta luce di quei fari cari quanto inutili ne hai un’idea. Certo, pur con tutto quello che è successo, tre quarti d’ora di raccoglimento sono sembrati un po’ esagerati. Ma in quel periodo sono germogliate idee tipo la strenna natalizia ideale da regalare a parenti da cui non vuoi più essere invitato o amici con cui vuoi tagliare i ponti: un CD con la raccolta degli inni delle squadre del girone.
Quello del Renate è così brutto che pare che perfino la diossina sia scappata dai campi intorno allo stadio per non sentirlo più. Cosa dici? Ah già, la partita. Bè, la Cremo l’ha vinta a quella che ormai va ritenuta ‘la sua maniera’. Una maniera programmaticamente indenne da pretese estetiche, ma dura e nodosa come un ramo di quercia. Pea ha allestito una squadra che sa appallottolarsi e pungere come un’istrice, una squadra che sa battersi anche sul bordo del regolamento e, si badi, è un complimento. Se ne aveva abbastanza della Cremo mammoletta degli ultimi anni, carina e simpatica (agli altri), in balìa agonistica degli avversari: questa è una Cremo che sa giocare ‘sporco’, anche con quei mezzi falli che soprattutto arbitri di indole astensionistica come quello di sabato premiano. E, lo si è visto anche alla luce delle abat jour che a Meda usano al posto dei fari, una squadra compatta, solidale, convinta. Che poi sia convinta delle cose giuste, lo dirà il tempo. Però, non per saltare sulla carretta dei vincitori, ma con questa impostazione si è vinto a Piacenza e a Meda, in attesa delle prove raccogliamo indizi. E punti. La via grigiorossa alla clas- sifica che conta non è un boulevard imbandierato e infiocchettato con le fanfare e gli ussari in alta uniforme, è una mulattiera col terreno che rischia di franarti sotto gli stivali a ogni passo. Ma per un allenatore è cruciale coagulare i suoi su un’idea comune, una parola d’ordine. E sentirsi circondati da gente che dice che la squadra sì fa risultati però il gioco... alla fine torna utile sul piano psicologico, in fondo Mondo ha fatto portenti coltivando la mentalità ‘soli contro tutti’. E poi c’è Brighenti. Sul tac- cuino trovo il suo primo tempo definito ‘un piranha fuor d’acqua’. Ma appena la squadra gli ha ridato un bicchiere in cui inumidirsi le pinne lui ha deciso la partita, e tanto per uniformarsi agli ordini di servizio ha sbagliato (di un alito di fata distratta) il gol ‘bello’ e subito dopo ha fatto il gol ‘br ut to ’, disorientando il difensore e battendo il portiere con un tocco sporco e assassino. Insomma, la partita è stata questo: il primo tempo una di quelle sfide che si faceva da bambini a guardarsi negli occhi e perde il primo che cede e sbatte le palpebre, il secondo tempo una di quelle pappe energetiche che sanno di poco ma tolgono la fame almeno per un po’. E poi l’effetto Maiorino. Che sabato è stato di tipo carismatico, nel senso che appena entrato Pasqualino si è fatto gol, senza nemmeno bisogno che lui toccasse il pallone. E per non fare la figura di quello che arriva giusto in tempo per i festeggiamenti è stato poi strumentale nella difesa degli ultimissimi palloni dalle voglie tardive del Renate. Il quale Renate, squadra di poche pretese nonostante un paio di vivaci individualità, è stato certo sorpreso di vedersi sfidare e battere da una squadra di ben altro lignaggio proprio su quella che dovrebbe essere la specialità della casa: quella dei contrasti (quasi tutti vinti dai grigiorossi, e guarda che non è un caso), dell’accanimento plebeo, dell’agonismo rusticano. Proposte per il titolo: brut- tina a mano armata, uno sparo nel buio, straziami ma di punti saziami. L’ultimo l’ho già fatto anni fa, nessuno ha protestato, e allora vado sul sicuro.

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