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ISOLA DOVARESE

Autismo, nel mondo di Nico: la missione di un paese

Ha 11 anni, nel 2008 la diagnosi: è diventato l’amico di tutti, bimbi della scuola in campo. I genitori, il fratello, l’intera comunità. Mamma e papà: piccoli passi di grande soddisfazione

ENRICO GALLETTI (IV A Liceo Classico Manin - Progetto Alternanza scuola-lavoro)

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cfrancio@laprovinciacr.it

30 Marzo 2017 - 12:23

Autismo, nel mondo di Nico: la missione di un paese

Il papà Martino, mamma Simona, il fratello Christopher e Nicholas

ISOLA DOVARESE - La porta di casa non si è ancora aperta del tutto, e già arriva il sottofondo di una canzone cantata a squarciagola. È Nicholas, 11 anni, bimbo autistico di quarta elementare. Intonare una melodia è il suo modo di salutare. E la sua presenza non passa inosservata, neanche quando il suo mondo, fatto di trattori, di costruzioni e di cartoni animati, sembra tenerlo occupato del tutto. La mamma Simona Bertocchi e il papà Martino Boldini raccontano la storia di una famiglia unita, tenuta stretta da un amore per quel bimbo speciale che «la sera, prima di addormentarsi, passa un quarto d’ora a ridere a crepapelle», ma che quando piove o arriva un temporale «si trasforma in un terribile uragano da domare».
È Natale, nel 2008, quando arriva la diagnosi. «Autismo nella comunicazione. Sono state le parole del neuropsichiatra - racconta la mamma -. Non sapevamo neppure cosa volesse dire». Una notizia che trasforma la vita della famiglia Boldini in una missione. «Dal 2008 viviamo con le soddisfazioni che Nico ci regala ogni giorno - racconta papà Martino -. Ciò che per un ragazzo normodotato può sembrare ovvio, per Nicholas è una conquista». Quando qualcuno gli parla, il piccolo Nico non risponde, o ripete le parole che gli vengono dette. Una settimana fa, prima che suo papà uscisse, gli ha detto: «Ciao, papà». «Poca roba, direbbe un genitore qualunque. La verità è che Nicholas ti insegna ad apprezzare le piccole cose». Quando è arrivato in prima elementare, Nico non conosceva nessuno, ma è diventato presto l’amico di tutti, «il fratello minore» con cui anche gli amici di Christopher, il primo figlio di Simona e Martino, vogliono giocare. In paese tutti lo adorano, a cominciare dai suoi amici, che sono ‘punti’. Nicholas li chiama così perché quando va in piscina a nuotare, si diverte a giocare con dei piccoli dischi colorati, che lui stesso ha ribattezzato ‘punti’. In una giornata di 24 ore, Nicholas non perde un minuto. Alla mattina va a scuola con la sua insegnante di sostegno Monica Ferrari. Al pomeriggio, a casa, va nell’azienda agricola di famiglia, fotografa le mucche con il tablet e va sui trattori insieme al papà. «No. Nella vita di un genitore autistico non è affatto tutto rose e fiori, si vive di momenti, si spazia dalla felicità incontenibile di quando dice anche solo una parola, alla tristezza più assoluta quando non si riesce ad entrare, anche in punta di piedi, nel suo mondo». Nicholas ragiona per immagini, è abilissimo con la tecnologia. Non conosce nostalgia, perché quando sente la mancanza dei tempi dell’asilo, prende il tablet, si affaccia alla finestra e facendo scorrere le mappe con il dito raggiunge il suo vecchio asilo. «Vergogna? Mai - risponde il fratello maggiore -. Avere un fratellino come Nico, e accettarlo nella sua autenticità, significa rispondere alla ‘missione’ che qualcuno di più grande di noi ci ha affidato».

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