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Andrea Azzoni (3A linguistico)

Intervista al neodiacono Francesco Vicini

Andrea Azzoni (3A linguistico)

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mteschi@laprovinciacr.it

01 Gennaio 2017 - 15:52

Intervista al neodiacono Francesco Vicini

Il santuario del Divin Prigioniero

Lo scorso 29 novembre al Santuario del Divin Prigioniero di Valle di Colorina (SO) è stato ordinato diacono Francesco Vicini con il suo compagno di studi Gabriele Martinelli.

Francesco è nato a Firenze il 6 Ottobre 1992, ha origini cremonesi in quanto il padre è nativo di Sospiro (CR), paese dove ancora oggi vivono i nonni paterni e dove lui spesso ha soggiornato durante le vacanze estive.

A Firenze frequenta la scuola elementare e media presso le Suore Stabilite nella Carità e all’età di 13 anni entra nel Seminario di Pio X in Vaticano dove conosce l’Opera Pia Don Giovanni Folci, consegue la maturità classica presso l’Istituto Pontificio Sant’Apollinare e, successivamente inizia la sua formazione teologica presso la Pontificia Università Gregoriana dove continua i suoi studi conseguendo il baccellierato in filosofia e in teologia. La sua formazione come aspirante al sacerdozio avviene presso il Pontificio Seminario Francese di Roma e svolge attività pastorali presso la parrocchia Gesù Divin Maestro al Gemelli .

Attualmente Francesco risiede a Villa Guardia (CO) dove vive un anno di stage pastorale nella Parrocchia di Santa Maria Assunta. La frase del vangelo che ha scelto per la sua ordinazione è la seguente: “e la gloria del Signore li avvolse di Luce”.

Ho incontrato Don Francesco dopo la sua ordinazione e gli ho rivolto alcune domande:

Don Francesco chi è il diacono?

Il diacono è un uomo che nella sua povertà è interpellato da Dio, dalla sua grazia. Deve essere un uomo dal cuore semplice chiamato al contatto con il Corpo e il Sangue di Cristo sull’altare, all’assistere alla manifestazione della Sua gloria, a conformare a Gesù tutta la sua vita.

Quando ha cominciato a sentire la vocazione?

Posso affermare che la mia vocazione ho cominciato a sentirla fin da bambino, all’inizio era un’idea molto infantile ma che negli anni pian piano è maturata, durante le scuole medie quando svolgevo il mio servizio di ministrante presso la parrocchia. Questa vocazione si è concretizzata poi, negli anni del seminario minore e ancora di più in quella del seminario maggiore.

Ha lasciato la tua famiglia all’età di 13 anni, per entrare in un contesto totalmente diverso, come si è sentito?

Devo dire che non è stato così difficile come pensavo, certo un po’ di nostalgia c’era, ero un ragazzo che lascia un contesto familiare grande (in famiglia siamo in 7). Qualche volta la sera qualche ripensamento l’ho avuto però poi, un po’ alla volta il seminario minore è diventato la mia famiglia, la mia casa, tant’è che ad un certo punto, senza nulla togliere alla mia famiglia, la sentivo veramente famiglia. Gli altri ragazzi diventavano i miei fratelli non solo nella fede ma anche nella vita quotidiana, si condividevano le stesse scelte gli stessi sacrifici nel garantire il servizio alla Basilica di San Pietro, nel vivere una vita di preghiera non facile, molto intensa caratterizzata dagli incontri dei sacerdoti formatori che ci guidavano nelle scelte.Certo il Vaticano è qualcosa che abbaglia un ragazzo che si ritrova a girare liberamente ad entrare in Sistina senza fare la coda, a conoscere persone importanti della Chiesa, ho conosciuto personalmente Papa Benedetto XVI di cui ricordo le suggestive messe celebrate nelle sua cappella, e Papa Francesco. E’ stata sicuramente una scelta difficile, faticosa, bella di cui non mi pento.

Quale messaggio si sente di fare a chi ha intrapreso o pensa di intraprendere la sua stessa tua scelta di vita?

A chi ha già intrapreso la mia strada dico che stiamo condividendo una scelta di servizio ai fratelli, un servizio che rendiamo a Dio per cui non devo dire nulla se non continuiamo e perseveriamo. A chi vorrebbe intraprendere dico forza e coraggio, non è una scelta facile è un percorso lungo, che può iniziare ad età diverse (io ero il più giovane un mio compagno aveva il doppio dei miei anni). E’ una forte vita di preghiera, obbedienza ai superiori, di grande volontà di servire Dio e i fratelli e vivere in modo particolare la fraternità con i confratelli. A chi ci sta pensando dico “siate fiduciosi”, quello che ci dice Cristo è una garanzia noi crediamo perché lo Spirito Santo ci dà il discernimento nello scegliere la sua via. Non è una decisione che va presa in un momento, ma una decisione che va presa ogni giorno. Ogni mattina bisogna alzarsi con la voglia di servire Dio e i fratelli.

Che messaggio vuole dare ai giovani in generale?

Ai giovani posso dire amate Cristo e amate la sua Chiesa che al di là di tutti problemi è voluta da Lui. Cristo dice a Pietro: ”tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” e voi siete pietre vive di questa Chiesa.



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