L'ANALISI
15 Dicembre 2013 - 13:24
PIADENA — «Carissimi, non maceriamoci di lacrime e non affoghiamo nel dolore per queste morti, perché significherebbe in qualche modo vanificare il loro sacrificio. La fede, i sacramenti, la preghiera, sono strumenti che ci tengono vicini al Signore e ci permettono di avere vicini i nostri amici».
Parole del parroco don Giuseppe Manzoni che venerdì sera, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, ha presieduto la funzione liturgica dedicata ai giovani scomparsi prematuramente. Presenti papà, mamme, fratelli, sorelle, parenti, amici. Vicino al presbiterio, come sempre, il tabellone con le fotografie e i nomi dei ragazzi defunti prematuramente.
«La vita di questi giovani — ha osservato don Giuseppe — non è spezzata o interrotta. Dio non ha voluto queste morti e ha sofferto con noi per esse». L’arciprete ha invitato a riflettere sulle figure di santi morti in giovanissima età, come Santa Lucia o San Domenico Savio: «Sono vite pienamente realizzate, in quanto la morte non ha fatto altro che sancire l’offerta della loro vita associata a quella di Cristo».
Don Manzoni ha rimarcato che «la vita non è realizzata in base alla sua lunghezza, non è compiuta in base a quanto dura. Le vite di questi nostri fratelli, nelle mani del padre, sono fili preziosi, con cui lui continua a tessere una rete di bene». Macerarsi nel dolore significherebbe «non vedere questa rete». Una funzione sempre toccante, vissuta in raccoglimento da parte di tutti.
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