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Martedì 04 Agosto 2020

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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Lo stender e la gru: le due facce dell'economia

Lo stender e la gru: le due facce dell'economia

Marco Bencivenga

Una delle bancarelle allestite alcune sere fa lungo corso Campi, in occasione del quarto «Giovedì d’estate» promosso dai commercianti cremonesi, offriva capi d’abbigliamento a prezzi irrisori: alcuni a un euro, altri a tre. Certo, non erano abiti da boutique, ma - a parte il fatto che su certe sfilate di alta moda si vede di peggio, reso prezioso solo dalla griffe impressa sull’etichetta - il super saldo ne giustificava comunque l’acquisto. Ben abbinati, quei capi stock - o forse semplicemente invenduti delle collezioni dell’anno scorso - avrebbero fatto fare bella figura a chi li avesse indossati. Eppure, sono rimasti quasi tutti lì, appesi allo stender. E allora bisogna chiedersi quali reali prospettive di ripartenza possano avere il commercio e l’economia, se neppure i prezzi super stracciati invogliano all’acquisto il consumatore post Covid. Nell’occasione, è chiaro, hanno avuto un ruolo negativo almeno tre fattori: il caldo opprimente, l’impossibilità di provare per strada il capo da acquistare (ma spendendo un solo euro si può anche rischiare che l’abito, una volta indossato, non piaccia: al massimo lo si regala a qualcuno cui sta meglio) e l’imbarazzo di qualche signora bene a fare la spesa in strada (ma attenzione: le più grandi specialiste dello shopping sono bravissime nel trovare capi unici proprio nei mercatini...). Insomma, se gli affari sono stati modesti - on the road, ma anche dentro i negozi più chic - le ragioni sono più d’una.

Ma il fenomeno è indicativo, il segnale per una volta conta più della sostanza. E il messaggio lanciato dalla bancarella di corso Campi preoccupa quanto i dati ufficiali sull’economia che sono stati diffusi sabato dall’Istat: 50 miliardi di euro bruciati nel secondo trimestre 2020 rispetto ai tre mesi precedenti (quindi a cavallo fra normalità, lockdown e ripresa) e Pil nazionale calato del 12,4%, il peggior risultato di sempre, due punti e mezzo sotto la media europea. Che la si veda dal basso o dall’alto, dagli invenduti dei mercatini o dagli indici dei mercati finanziari, la crisi è palese. Innegabile. Concreta. Ed è particolarmente grave perché prima ancora del portafogli, è nella testa di chi con le proprie scelte può sostenere o affossare l’economia; più che nell’impegno di chi vende è nel sentiment di chi compra, nella sua disponibilità a spendere o, al contrario, nella sua tendenza ad accantonare le poche risorse disponibili, a risparmiare il più possibile nel timore di tempi peggiori. In una situazione molto meno grave, ma concettualmente simile, già nel 2012 aveva provato a spiegare il fenomeno Silvio Berlusconi, quando per difendere l’onore dell’Italia sui mercati finanziari internazionali, se ne uscì con la celebre frase sui ristoranti pieni: «Noi siamo un’economia forte, la terza in Europa, la settima nel mondo - rivendicò l’allora presidente del Consiglio -: la vita in Italia è la vita di un Paese benestante, i consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, in occasione dei ponti i luoghi di vacanza sono iper prenotati e si fatica perfino a trovare un posto sugli aerei. Insomma, non mi sembra che l’Italia sia un Paese in crisi...». In quella conferenza stampa il Cavaliere di Arcore tirò acqua al suo mulino, puntava sicuramente a perorare la causa del suo traballante Governo, e per questo fu aspramente criticato dai più, ma il suo ragionamento era sensato. E resta tale anche ora che la crisi c’è davvero. Perché l’ottimismo non è solo «il profumo della vita», come ricordava il povero Tonino Guerra, ma è anche il lievito dell’economia, la speranza che induce un imprenditore a investire, rischiando i propri capitali; è la carica extra che «mette le ali» ai consumi come e più della famosa bibita energizzante. Già, ma come si alimentano la fiducia e l’ottimismo? Con una battuta, si potrebbe comportandosi esattamente al contrario di come fanno ogni giorno i nostri politici, impegnati come sono a litigare su tutto, a scambiarsi insulti, a imporsi veti reciproci, a spartirsi poltrone e ruoli di potere, a cambiare casacca in base alla convenienza, a combattere battaglie ideologiche (a partire dal no al Mes che singolarmente accomuna M5S, Lega e Fratelli d’Italia, anche se il movimento è al governo e gli ex alleati all’opposizione), a vivere alla giornata in cerca del consenso immediato, anziché sfruttare gli aiuti messi a disposizione dall’Europa per dar vita a un ambizioso piano di grandi opere, modernizzare il Paese, attuare le riforme sempre promesse e mai realizzate, dare slancio all’innovazione digitale. O semplicemente per dotare tutte le scuole di ogni ordine e grado di spazi adeguati e dei banchi mobili necessari per garantire la ripresa delle lezioni senza rischiare di alimentare la probabile ondata di ritorno del Coronavirus. «Libertà non significa far ammalare gli altri», ha opportunamente ricordato in proposito Sergio Mattarella, preoccupato dal crescente negazionismo sui pericoli e i danni del Covid partito dai social e cavalcato da alcuni settori della politica, mentre il virus dilaga in tutto il mondo e ben otto regioni italiane sono tornate ad avere un indice Rt (quello che misura il contagio) superiore a uno, la soglia di allarme. Dall’alto del Quirinale, il presidente della Repubblica ha ammonito gli italiani che «non è ancora il momento di abbassare la guardia». Ma altrettanto significativo, in chiave economica, è l’appello lanciato ieri da Gabriele Buia, il presidente nazionale dell’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili: «Più investimenti e meno assistenza - ha invocato Buia -: per rilanciare il Paese servono più cantieri e meno sussidi, più fondi ai Comuni per far partite i lavori già pronti e meno burocrazia, più incentivi al consumo e meno cassa integrazione». Una ricetta tanto semplice quanto, troppo spesso, disattesa. Eppure, niente meglio di una gru o di una ruspa in azione potrebbe simboleggiare la ripresa. Riportare la fiducia nei consumatori. Riempire di nuovo i ristoranti. E svuotare gli stender di corso Campi...

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

02 Agosto 2020

Commenti all'articolo

  • renzo

    2020/08/02 - 11:04

    Più investimenti meno assistenza: è da anni che il centro destra lo richiede , ma abbiamo avuto gli 80 euro, il RDC a pioggia, soldi distribuiti in modo insensato;, così come l'attuale aumento in busta paga, dovuto al.cuneo fiscale, quindi soldi a chi li ha già....

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