il network

Venerdì 25 Settembre 2020

Altre notizie da questa sezione


IL PUNTO DEL DIRETTORE

L'autunno sarà rovente, lo rivelano tre indizi

L'autunno sarà rovente, lo rivelano tre indizi

Se è vera la regola resa celebre da Agatha Christie, secondo la quale tre indizi fanno una prova, il prossimo autunno sarà bollente, più caldo perfino di questa già rovente estate 2020. A infiammare l’ultimo quadrimestre dell’anno non sarà un anticiclone fuori stagione (ma mai dire mai: dopo lo scioglimento dei ghiacciai, gli incendi che hanno devastato l’Australia e la pandemia Covid-19 che ha provocato oltre mezzo milione di morti in tutto il mondo nulla può più essere escluso in partenza). Ad alzare la temperatura sociale in Italia (e non solo) saranno le conseguenze economiche a medio e lungo termine dell’emergenza Coronavirus. Il primo indizio-allarme vale doppio perché arriva da chi, più di tutti, per ruolo e funzione dovrebbe trasmettere senso di tranquillità e sicurezza: il ministro degli Interni. «A settembre e ottobre purtroppo vedremo gli esiti di questo periodo di grave crisi economica post Coronavirus», ha vaticinato in tv Luciana Lamorgese. «Ci sono cittadini che non hanno la disponibilità neanche di provvedere ai propri bisogni quotidiani», ha denunciato la titolare del Viminale. Da qui l’allarme, messo nero su bianco anche in una circolare inviata a tutti i Prefetti d’Italia: «Alle difficoltà di imprese e lavoratori potrebbero accompagnarsi gravi tensioni sociali, con il manifestarsi di focolai di espressione estremistica», ha ammonito Lamorgese in vista del prossimo autunno caldo, avvertendo che non si tratta di un’ipotesi teorica, ma di «un rischio concreto». 

Il secondo indizio arriva da un’altra autorità che non può essere sospettata di seminare il panico sui mercati finanziari: il Fondo monetario internazionale, organizzazione composta dai Governi di ben 189 Paesi. In seguito alla pandemia Coronavirus - ha calcolato il Fmi - il debito pubblico mondiale è schizzato al 101,5% del Pil planetario. Un dato positivo, se paragonato all’incredibile 135% italiano, ma preoccupante a livello assoluto, addirittura sopra il picco storico raggiunto al termine della Seconda Guerra Mondiale. Partendo da una simile base - ha ammonito il capo economista del Fmi, Gita Gopinath - il possibile ritiro anticipato degli stimoli all’economia rischia di «far deragliare la già flebile ripresa economica, con costi potenziali ancor più elevati» e, soprattutto, con la consapevolezza che i posti di lavoro persi a causa della pandemia «non torneranno mai più». Un rischio concreto soprattutto per centinaia di migliaia (se non milioni) di italiani, non appena scadrà il divieto per le aziende di effettuare licenziamenti collettivi e individuali «per giustificato motivo oggettivo» (leggi: a causa del Covid), una tutela verso i dipendenti esplicitamente prevista dal decreto Cura Italia. Cosa sarà di tutti gli operai, gli impiegati, gli autisti, i camerieri, le commesse, i manutentori e i dipendenti di ogni tipo di azienda che resteranno senza lavoro non appena il divieto cadrà? Il Fondo monetario internazionale una sua ricetta la suggerisce: «Spostare la forza lavoro dai settori in difficoltà ai servizi digitali». Più facile da dirsi che da realizzarsi. Eppure, pare non ci sia alternativa. «Il mondo entrerà nel post-Coronavirus e sfuggirà veramente al Grande Lockdown solo quando sarà disponibile un vaccino, e a costi sostenibili per tutti - avverte Gopinath -. Prevedere con esattezza come sarà il mondo post-Covid non è possibile. Di sicuro i cambiamenti saranno profondi. E il futuro, qualunque sarà, richiederà politiche di bilancio flessibili in grado di facilitare i cambi strutturali, affrontare le diseguaglianze e sostenere la transizione verso un futuro più verde». Davanti a tutto, però, resta quella condizione ineludibile: trovare, produrre e rendere disponibile un vaccino. Perché l’onda di ritorno della pandemia è tutt’altro che esclusa. Anzi, è molto probabile. Consola solo il fatto che, a differenza della scorsa primavera, ora i medici sanno come affrontare e gestire la malattia. Ma è sul piano economico che un nuovo lockdown potrebbe rivelarsi insostenibile. E riportare tutti al problema di partenza, al terzo indizio che fa una prova: l’aumento vertiginoso del numero delle persone che si rivolgono agli enti locali e filantropici in cerca di aiuto. Dai Comuni alle sezioni locali della Caritas, le code di chi si mette in fila per ottenere un sussidio, un pacco alimentare o un semplice pasto sono sempre più lunghe. E dare risposta a tali e tanti bisogni è il compito primario del Governo, non con mance e politiche assistenzialistiche, ma con un serio programma di sviluppo, con una reale riforma del sistema fiscale e con il rilancio delle grandi opere, le uniche realmente in grado di creare nuovi posti di lavoro e di innescare i circoli virtuosi dell’economia. Altro che Mes sì, Mes no! Il Governo porti a casa tutte le risorse disponibili. E poi le spenda bene. Senza tentennamenti. Senza populismi. Senza promesse da marinaio. Perché stavolta in gioco non c’è solo il rilancio del Paese, ma ci sono la sua tenuta e la sua stessa sopravvivenza. Ogni omissione, ogni gioco sporco, ogni forma di vigliaccheria, ora più che mai sarebbe imperdonabile. E le già temute tensioni sociali a quel punto potrebbero diventare davvero pericolose. Una prospettiva allarmante per un Paese che, pur con tutti i suoi difetti (e con pochissime eccezioni), durante la lunga notte del lockdown ha dimostrato un provvidenziale e perfino sorprendente senso di responsabilità. Ma chiedere ai cittadini di restare chiusi in casa per non morire a causa di un virus tanto letale quanto sconosciuto è stato relativamente facile. Farlo perché non si è stati capaci di gestire nel modo giusto il dopo emergenza e per evitare gli assalti ai supermercati sarebbe molto più complicato. Ed è un rischio che non ci possiamo davvero permettere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

12 Luglio 2020

Commenti all'articolo

  • ivano

    2020/07/12 - 12:19

    Direttore concordo con quanto da lei scritto, è proprio necessario non fare gli schizzinosi e portare a casa tutto ciò che a livello di risorse c'è disponibile ma serve anche un cambio di mentalità con una maggiore disponibilità a semplificare su tutto anche sulle cose più piccole correndo anche il rischio di commettere qualche errore cercando di favorire il fare senza se e senza ma limitando al massimo le architetture burocratiche spesso farcite di bizantinismo

    Rispondi