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Lunedì 30 Marzo 2020

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EMERGENZA SANITARIA

Coronavirus, «Dramma raddoppiato per i malati oncologici»

L’infermiera Albanese dell’Oglio Po racconta la sua esperienza nel Day hospital: «Con questi pazienti si crea un rapporto speciale che non li lascia mai soli»

Coronavirus, «Dramma raddoppiato per i malati oncologici»

CASALMAGGIORE (25 marzo 2020) - «In questo buio periodo della nostra vita, c’è una fascia di popolazione per cui il Covid-19 non è il problema, ma un altro problema, e parlo dei pazienti oncologici». La riflessione scritta giunge da una infermiera che lavora al Day hospital oncologico dell’ospedale Oglio Po di Casalmaggiore, Maria Anna Albanese, che riflette sull’esperienza che stanno vivendo gli ammalati di tumore.

«Per queste persone, poco è cambiato nelle ultime settimane. Loro vivono già in condizione di immunodepressione, per cui indossare la mascherina per andare a fare la spesa, non è una novità; per loro condurre una vita più ‘riservata, a casa’, è già un’abitudine. Ma loro, sono costrette ad uscire. Loro devono andare in Day hospital oncologico per continuare il loro percorso di cura, che ovviamente non può fermarsi, per nessun motivo. È a loro, che tutti i giorni penso, consapevole della paura che tutti noi proviamo. Io li vedo, entrare in Day hospital serenamente, per scalare uno scalino, che è un pezzo di terapia, che alla fine, porterà alla guarigione, per molti, alla cronicizzazione della malattia per altri. Eppure, il loro pensiero è sempre verso gli operatori che in quel Day hospital lavorano, medici e infermiere, tutte donne. Io ho la fortuna di essere una di loro, e voglio che tutti abbiamo consapevolezza che lavorare in Day hospital oncologico fa sì che si crei un legame speciale, non è solo la competenza tecnica che conta, qui: più che mai, conta quella di relazione e non è di certo una relazione unidirezionale».

Conclude Maria Anna: «Se il Covid-19 ha un merito, è questo: aver fatto scoprire agli italiani, che gli operatori sanitari e gli ospedali, le case di riposo, l’assistenza domiciliare, la ricerca, non sono elementi accessori in una civiltà avanzata. Questi, come l’istruzione, sono fondamenti della civiltà e salvaguardia della vita stessa. Un abbraccio a tutti».

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24 Marzo 2020