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Ricarica fasulla, 80 mila euro svaniti nel nulla: nei guai un casalasco

Indagini partite dalla provincia di Benevento che hanno portato alla luce una articolata truffa online

Francesco Pavesi

Email:

fpavesi@cremonaonline.it

14 Ottobre 2019 - 20:25

Ricarica fasulla, 80 mila euro svaniti nel nulla: nei guai un casalasco

CASALMAGGIORE (14 ottobre 2019) - Arresti domiciliari per un uomo residente a Casalmaggiore, nell’ambito di sette ordinanze in applicazione di misure cautelari personali (cinque agli arresti domiciliari e due di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) emesse oggi dal Giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Benevento, su richiesta della Procura della Repubblica di Benevento, nei confronti di soggetti, in gran parte calabresi ma residenti tra le province di Reggio Emilia e Cremona. I sette sono gravemente indiziati del reato di truffa aggravata commessa su internet ai danni di un cittadino sannita, che in virtù degli artifizi e raggiri compiuti ai suoi danni, ha versato a favore di carte di pagamento risultate essere nella effettiva disponibilità di tutte le persone destinatarie delle misure cautelari un importo complessivo di 78.890 euro, a seguito di 34 operazioni di ricarica effettuate dal maggio al settembre del 2018. Le indagini sono partite dalla denuncia-querela presentata nel maggio del 2018 da un cittadino di Cusano Mutri e hanno permesso di far emergere la cosiddetta truffa del bancomat. In particolare, gli indagati ponevano la loro attenzione sui numerosi annunci online pubblicati sul sito internet ‘subito.it’ relativi alla vendita di veicoli stradali. Fingendosi interessati all'acquisto di quanto pubblicizzato in rete, uno dei complici contattava telefonicamente l'inserzionista, mediante utenze mobili intestate formalmente a cittadini stranieri e chiedeva di versare immediatamente in suo favore una somma di denaro a titolo di acconto per aggiudicarsi la vendita. La modalità di pagamento proposta era la ricarica istantanea di carte ricaricabili bancarie o postali di proprietà e/o in uso alle vittime. Non basta. I truffatori contattavano con altra utenza mobile la vittima, e fingendosi direttore di una filiale di Poste Italiane, gli prospettavano falsamente che i soldi già versati erano in realtà stati bloccati, intimando altresì che per la loro restituzione sarebbe stato necessario versare ulteriori somme di denaro.

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