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PONTETERRA. LA TRAGEDIA

L’ipotesi choc: chiuso a chiave da papà

Zani: non sono entrato e non ho incendiato la casa’. Nella villetta i rilievi dei ‘Ris’ di Parma

Fabio Guerreschi

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fguerreschi@laprovinciacr.it

25 Novembre 2018 - 08:29

L’ipotesi choc: chiuso a chiave da papà

PONTETERRA - Sarà interrogato lunedì 26 novembre 2018 alle 9, nel reparto del servizio psichiatrico dell’ospedale Maggiore di Cremona, dove è ricoverato da venerdì dopo aver manifestato intenzioni suicide nel carcere di via Cà del Ferro, Gianfranco Zani, l’artigiano 53enne accusato di aver incendiato la casa di famiglia a Ponteterra presumibilmente nel tentativo di vendicarsi della moglie che lo stava lasciando: nel rogo è morto asfissiato il figlio 11enne Marco.

Ad interrogare Zani, assistito dall’avvocato Fabrizio Vappina di Casalmaggiore, sarà il gip di Cremona. «Il mio cliente - spiega il legale - continua a sostenere di non essere stato lui ad appiccare il fuoco alla casa, di non essere entrato e di essere rimasto fuori per seguire i movimenti della moglie. Aspetto di capire cosa sia successo realmente dopo che sarà terminato il lavoro dei Ris (Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri). Per ora prendo atto di quanto dice il mio cliente».

I Ris entreranno lunedì 26 novembre 2018 nella villetta di via Torquato Tasso 2 dove si è consumato il dramma: a quanto pare, tra le altre cose dovranno verificare - presumibilmente con l’ausilio dei vigili del fuoco di Viadana - se risponda al vero l’ipotesi ‘choccante’ emersa venerdì 23 novembre 2018, ovvero che la porta della camera da letto dove il bambino è morto soffocato dal fumo fosse chiusa a chiave dall’esterno.

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