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Reindustria, per il sindaco "CNC fa confusione"

"O forse ha solo dei limiti a non saper leggere i bilanci", aggiunge Bongiovanni

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mbazzani@cremonaonline.it

14 Agosto 2017 - 15:35

Reindustria, per il sindaco "CNC fa confusione"

CASALMAGGIORE - "Mi pare evidente che quando non si hanno argomenti, si cerca di creare confusione, laddove invece è tutto lineare. O forse non fanno apposta i consiglieri CNC, hanno solo dei limiti a non saper leggere i bilanci, come spesso ripetono in consiglio comunale. Fanno paragoni pure con quello che succedeva nella loro amministrazione".

Così inizia la replica del sindaco Filippo Bongiovanni a Casalmaggiore la Nostra Casa sulla questione Reindustria.

"La lettura dei numeri a bilancio del Comune di Casalmaggiore è molto semplice così come il ruolo strategico di Reindustria. Ma un'ora di risposta in consiglio comunale e oltre 2 ore di discussione non sono bastate (le riprese in streaming della seduta sono libere e visibili in qualsiasi momento sul sito del comune per farsi una idea chiara).

Il Comune di Casalmaggiore è socio da oltre 10 anni di Reindustria. Dal 2003 al 2014 ha pagato 6000,00 euro di quota associativa per un totale di 72mila Euro, senza avere alcun servizio, se non nel 2007 un libro, con dati e studio del territorio casalasco, che ovviamente a distanza di tempo risulta superato.

Nel frattempo l'amministrazione Silla ingaggiava come staff Lara Cavalli a scopo ufficio bandi dal 2010. In tre anni pieni ossia dal 2011 al 2013, il lordo corrisposto dal comune alla consulente è stato di 61508,34 euro, se aggiungiamo le 3 quote versate a Reindustria per 18mila euro. Il totale è 79.508,34 euro in tre anni sborsati dal Comune".

Continua il sindaco: "Nell'incontrare il presidente Cappellini ad agosto 2014, ritenni che la situazione di Reindustria non poteva continuare in questo modo. Chiesi dunque che si aprisse uno sportello a Casalmaggiore e che come primo compito dovesse fornire opportunità di finanziamento agli enti pubblici, che autosostenevano l'ufficio, e alle imprese dei territori. Nel 2015 partì l'ufficio, che esaurirà la sua funzione triennale a fine 2017. In questi tre anni il Comune di Casalmaggiore ha versato una quota di 8mila euro l'anno per un totale di 24mila euro per sostenere l'ufficio bandi, oltre la quota associativa di 6mila euro l'anno a Reindustria ossia 18mila in tre anni. In sostanza per l'ufficio bandi il comune di Casalmaggiore amministrazione Bongiovanni in tre anni (2015-2017) ha speso 42mila euro a fronte dei 79.508,34 dell'amministrazione Silla (2011-2013). 
Solo questo fa capire come utilizzavano le risorse pubbliche gli amministratori oggi di CNC. 
Le ulteriori somme cui fanno riferimento (41mila euro) sono partite di giro di contributi assegnati dai finanziatori (es. Stato o Regione) che vengono gestite direttamente dall’Ufficio Bandi, sgravando di ogni onere amministrativo gli uffici del Comune, peraltro già oberati dall’attività ordinaria".


Prosegue il primo cittadino: "La lunga serie di attività e risultati per il territorio casalasco, cremonese e Ogliopo di cui Casalmaggiore con questo ufficio è il punto di riferimento e capofila, sono stati elencati in consiglio. I più significativi: sono coinvolti 18 comuni che pagano una quota annua per sostenere le spese dell'ufficio bandi. Fino ad oggi l’ufficio di Reindustria per tutti i Comuni coinvolti ha partecipato a bandi e quindi mandato progetti a chi poi doveva decidere per un importo complessivo di €.5.127.933,00. Il contributo ottenuto è di €.3.644.573,00  quindi il 71,07% dei bandi ai quali si è partecipato è stato ammesso e il contributo è stato ottenuto. Per Casalmaggiore siamo al 61,88%, in cifre però è un terzo del complessivo ossia: 1 milione 191 mila euro. I costi della struttura rappresentano il 5,97% sui finanziamenti conseguiti, e le somme raccolte ma non spese (l'ufficio bandi ha un avanzo in tre anni di oltre 20mila euro) hanno consentito di far chiudere il bilancio 2015 e 2016 alla società Reindustria in positivo, dopo due bilanci negativi, e permettendo a Reindustria di superare una soglia decisiva per la legge Madia di 500.000,00 euro di fatturato". 

In merito ai costi – fotocopie, caffè, spese generali – "si fa presente che, fatture alla mano, fornitemi dall’Ufficio Bandi di Casalmaggiore, che provvede ad inviarle mensilmente alla sede di Crema e disponibili per essere visionate dai Consiglieri di Casalmaggiore la Nostra Casa, alla data odierna i costi effettivi per il caffè risultano essere pari ad € 350,00 (1/3 di quanto indicato dai Consiglieri), i costi per noleggio della fotocopiatrice/stampante (non per le fotocopie in sè) sono quantificati in € 2.298,00 (previsione al 31/12/2017) per quanto riguarda le spese generali pari ad € 4.500,00 lo stesso Ufficio Bandi risulta all' oscuro di tali voci, che saranno chiarite con la sede di Crema".

In riferimento ai Gal, Bongiovanni osserva: "L'opposizione sa benissimo, perchè è passato in consiglio, che la partecipazione al vecchio GAL Oglio Po è stata dismessa a fine anno 2016 (quota associativa 3375 euro annue). Le quote sono state poste in vendita, ma nessun ente pubblico o privato si è dimostrato interessato all'acquisto (strano per una società tanto decantata dai consiglieri di CNC, che potrebbero magari rendersi utili e presentarci qualche interessato, 1 quota vale 200 euro...). Il nuovo Gal Terre del Po (i GAL sono fermi in tutta la Lombardia per ricorsi al TAR di chi non è stato finanziato), cui siamo soci dal 2017 - continua Bongiovanni -, ha una quota associativa più bassa di 1800 euro annui. Nel 2016 si è aperta la società e ogni socio, come ovvio, ha versato la quota spettante di capitale sociale. Anche se dubito che questi consiglieri, visto gli interventi che compiono, conoscano la differenza", conclude il sindaco.

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